Che tipo di azienda scegliere per pagare meno tasse?

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Diciamocelo, nella penuria di nuove iniziative imprenditoriali ci tocca rispondere anche alle iniziative minime, sperando nella loro crescita futura. 

La madre di tutte le domande dopo aver abbozzato un minimo di piano gestionale è: quale tipo di impresa scegliere per pagare meno tasse?

come pagare meno tasse

Inutile insistere con altri tipi di valutazione, non si può eludere la domanda iniziale: come pagare meno tasse.

Anni fa era più facile rispondere. I livelli di reddito anche se continuamente aggiornati avevano un ranger di riferimento che portava alla scelta tra società personale e società di capitali. 

Si trattava di aggiornare questi dati per scegliere. Dopo una certa cifra reddituale era conveniente ricavare il reddito da società di capitali SRL o SPA, piuttosto che da società personali.

La nuova disciplina delle società di capitali con l’ipotesi di scelta del regime per trasparenza 
ha portato a complicazioni di calcolo. In più, il prolifico legislatore italiano infarcisce la già elaborata materia con continue novità, secondo l’uso molto italiota di sedimentare su norme già esistenti altre norme, senza preoccuparsi degli effetti delle vecchie norme. 

Inoltre il prevalere del ruolo di imbonitore dei legislatori ci porta ad interlocutori informati dai giornali e dalla televisione che esordiscono con: “Mi hanno detto che c’è un regime dove non si pagano tasse, non ci sono obblighi contabili, ti danno un sacco di soldi, ti assicurano la felicità” e via con argomentazioni di questa natura. Si trattengono dal dire: e non si pagano i commercialisti.

Ma per residui di pudore. Come per l’isola che non c’è di Peter Pan c’è il regime che non c’è. Dove tutto è possibile. Prima operazione: smontare questa idea di un eden fiscale dove tutto è possibile. Dopo di che affliggere l’interlocutore con una serie di necessarie approssimazioni.

Bisogna essere necessariamente generici altrimenti la quantità di dettagli è tale da inficiare qualsiasi proposta. Poi dobbiamo superare la nostra personale idiosincrasia per le società personali. Fare marmellata delle risorse personali con quelle di impresa è un esercizio arcaico che in altri tempi avremmo escluso per principio. Ma i tempi sono cambiati.

L’evocazione di un risparmio fiscale è tale che dopo qualche tentativo di spiegare i vantaggi di una autonomia patrimoniale personale da quella dell’esercizio d’impresa, ci si arrende. 

Vediamo comunque di riportare un’elaborazione, ovviamente non esaustiva, perché non vengono considerate: le deduzioni quali: contributi previdenziali e le detrazioni fiscali.

Tralasciando anche lo svantaggio dell’indetraibilità sugli acquisti (per i regimi dei minimi).
L’IRAP viene considerata come quota costante nella base imponibile per non perdersi in un mondo infinito di ipotesi a secondo delle Regioni. Per le SRL viene ipotizzato la scelta del regime della “trasparenza”, in realtà non sempre conveniente per i soci.  

Infine si tralasciano altre considerazioni scontate sulla differenza di gestione tra una società di capitale e una personale per non complicarci la vita. 

Facendo solo un riferimento di risparmio fiscale e premettendo che non può e non deve essere quello il criterio di scelta per iniziare una impresa. Sperando che chi legga non prenda per oro colato le elaborazioni che qui di seguito saranno riportate.

Come pagare meno tasse

Premesso tutto questo e altro che per economia di relazione non riportiamo. Ecco, finalmente, il frutto dell’elaborato che abbiamo riportato in una tabella che prevede ipotesi da zero reddito fino a 100 mila, tabella non riproducibile in queste pagine ma della quale si possono trarre le seguenti deduzioni.

La scelta del regime delle NUOVE INIZIATIVE PRODUTTIVE risulta la più conveniente in assoluto.

Facciamo un esempio numerico. Su un reddito di 30.000 euro. Il regime NUOVE INIZATIVE PRODUTTIVE pagherebbe: 4.155 Il regime dei CONTRIBUENTI MINIMI pagherebbe: 6.000 (ma avrebbe già raggiunto il limite massimo consentito di 30.000 di reddito oltre il quale deve abbandonare il regime dei minimi).

Il regime di DITTA INDIVIDUALE che abbiamo paragonato al Regime di SRL con UNICO SOCIO che sceglie la  trasparenza pagherebbe: 9.145. Se per complicarci la vita ipotizziamo la scelta di una SNC o SAS con 3 soci ovvero una SRL con 3 soci “trasparenti” al 33% il carico fiscale complessivo sarebbe: 8.325 Se ancora per farci male consideriamo la SRL con 2 soci “non trasparenti” al 50% si pagherebbe:13.920.

Per ultimo una SRL con 3 soci “non trasparenti” al 33% si pagherebbe ugualmente: 13.920. 

Dopo questa sfilza di ipotesi limitata ad una ipotesi reddituale di 30.000 euro, il candidato imprenditore sviene, prima che gli siano comunicati le altre ipotesi di lavoro. Non sa che gli viene risparmiato il carico previdenziale che graverebbe sulle ipotesi di società di persone o sulla carica retribuita di amministratore di SRL per evitare che si alzi dalla sedia e rinunci all’impresa.

Le domande sorgono spontanee: 

Perché siamo in grado di comparare il gravame fiscale tra diversi paesi d’Europa, mentre è così complicato spiegare il sistema fiscale italiano? Ricordo che nei trascorsi anni era possibile stabilire un parametro di riferimento per determinare la convenienza a privilegiare  per la stessa attività una distribuzione di utile fra una società personale ed una di capitali. Parametro che veniva aggiornato ma che non comportava queste simulazioni incomplete e laboriose. 

Perché abbiamo tante difficoltà a spiegare il carico fiscale per imprese in Italia mentre è relativamente facile fare riferimento alle fiscalità di altri paesi? Perché, se il nostro interlocutore sceglie di non fare impresa, di non investire in macchinari, di non dare lavoro ed occupazione ma di fare solo speculazione finanziaria questa scelta viene premiata dalla più bassa fiscalità d’Europa (12,50 %)?         

Non sarebbe il caso di fare un po’, ma solo un po’ di pulizia normativa e magari di premiare gli imprenditori che scelgono una struttura societaria che obbliga ad adempimenti certi e consolidati piuttosto che favorire regimi fiscali che necessitano di ulteriori controlli di fatto non praticabili? 

Che senso ha stabilire ipotetici alleggerimenti (come il regime dei minimi) di adempimenti a chi dichiara in partenza che avrà un regime di sopravvivenza  Perché non dire che con quel limite  previsto dal regime dei minimi una azienda nasce già marginale?

Note strane di economia e di economisti 

Galbraith, keynesiano convinto, racconta che Keynes nel leggere nel 1936 ai suoi studenti la TEORIA GENERALE, nelle bozze da consegnare al tipografo,ogni tanto qualche foglio cadeva dalla cattedra e non veniva raccolto o veniva raccolto alla rinfusa, senza che nessuno intervenisse a mettere ordine, neppure lo stesso Keynes. Si comprende perché Galbraith definisce la Teoria Generale opera confusa.  

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