Sei qui:   Home >> Salute e Benessere >> Sessualità >> Sesso con animali: la parola agli esperti

News

Joomla Slide Menu by DART Creations

Ricerca su...

Googlezonafrancanews.it

Newsletter

Nome:

Email:

Condizioni

ZonaFrancaNews on Facebook


Sesso con animali: la parola agli esperti

Hits smaller text tool icon medium text tool icon larger text tool icon

cane_legato

La zooerastia, che con linguaggio desueto potremmo definire una deviazione o perversione sessuale, è una parafilia, un disturbo sessuale caratterizzato dall’eccitazione erotica o dalla fantasia di avere rapporti sessuali con animali, o dal praticare attività sessuali con gli stessi. E’ un comportamento che richiede partner sessuali non umani, non consenzienti, e, a volte, sofferenza di uno o ambo i partner.
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (dsm-iv-tr), include la zooerastia nella categoria delle parafilie non altrimenti specificate, insieme alla necrofilia, alla coprofilia, e ad altre. Non sempre viene giudicata una psicopatologia, a meno che non sia compulsiva e non procuri danni seri al funzionamento psicologico dell’individuo. La semplice fantasia, ad esempio, che non presenti caratteristiche di compulsività, non è catalogata come disturbo mentale.
Ci sono molte forme di bestialitas sia per il tipo di animali sfruttati sia per l’entità del danno o per la sofferenza che provocano a un animale. Quando un animale viene ferito o subisce lesioni da atti sessuali è chiaramente una violazione al reato di maltrattamento. A volte però è difficile provare che un animale abbia subito violenza o abbia sofferto. Anzi, in alcuni casi viene negato energicamente che da un “atto d’amore” possa derivare sofferenza, oppure si argomenta che la gratificazione sessuale di una persona vale molto di più della sofferenza o dei presunti danni subiti dalla “bestia”. Stuart Mill asseriva che non sono sullo stesso piano ciò che uno pensa della propria opinione e ciò che ne pensa un altro che la considera un’offesa, come non lo sono il desiderio di un ladro di rubare una borsa e il desiderio del legittimo proprietario a tenersela. Trovare un motivo razionale per giustificare gli atti sessuali con animali è impossibile, a meno che non si voglia ricorrere con deferenza (e stupidità) alla nostra visione del mondo antropocentrica. Facciamo nostro il pensiero di Avishai Margalit il quale sostiene che prima che “giusta” una società deve essere “decente”, non deve umiliare i propri membri. Riteniamo che lo deve essere anche nei confronti degli animali non umani.
Nella richiesta di rinvio a giudizio che ha portato alla condanna dell’allevatore di Bolzano spicca l’interpretazione innovativa, ipotizzata dal pubblico ministero, dell’articolo 544 ter cp che inquadra gli abusi di natura sessuale perpetrati sugli animali come vero e proprio maltrattamento. Infatti, la richiesta di rinvio a giudizio per tali fatti è motivata “per averli sottoposti a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche, in quanto faceva in modo che gli stessi avessero rapporti di natura sessuale con la donna…”.
È da sottolineare che tale interpretazione coglie in pieno la ratio della normativa contro i maltrattamenti degli animali che mira a salvaguardare la loro integrità e identità psico-fisica, e censura ogni condotta che non rispetti le leggi naturali e biologiche, fisiche e psichiche, di cui ogni animale, nella sua specificità, è portatore. Altro aspetto da evidenziare è che tale interpretazione non trova precedenti nella giurisprudenza italiana né si riscontra l’applicazione della norma de quo in casi specifici. Legge e moralità non sono la stessa cosa. Leggi ingiuste, ahinoi, sono possibili, per questo la disobbedienza civile certe volte è lodevole. Ma in questo caso, la legge ha assunto un forte valore etico.
Sbaglia di grosso chi pensa che si tratti di un fenomeno ormai estinto e riconducibile a una lontana cultura rurale. Basta fare un giro in internet e vedere il materiale fotografico, i filmati e i racconti che circolano in rete.
Una ricerca internazionale condotta da un sito dal 2000 ad oggi, rivela che su un campione di 76.950 persone l’11,3% dei partecipanti si è dichiarato “bestiality-curious”, il 6% "bestiality-mild" e il 4,1% "bestiality-heavy". Ovviamente si tratta di dati che vanno presi con cautela, ma possono dare un’idea sulla diffusione del fenomeno.

Ciro Troiano
*criminologo, responsabile osservatorio zoomafia LAV


Commenti
Nuovo Cerca
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
Autore di questo articolo: ZF

GTranslate

Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Corsi

Archivio

REALIZZATO DA STEFANO RICCI sviluppatore sistemi web "la Città" s.r.l. casa editrice P.IVA 03291610727 num. matricola impiegato: 7 num. matricola INPS azienda: 0912675725