Per vivere a lungo bisogna dormire dalle sei alle otto. Nè di meno, né di più. Secondo uno studio condotto in modo da un team di scienziati della University of Warwick in Inghilterra e dalla facoltà di medicina dell'università di Napoli in Italia, chi abitualmente dorme meno di sei ore a notte ha buone di probabilità di non superare i 65 anni. Chi dorme intorno alle nove ore al giorno rischia per il trenta per cento
Ricapitolando, coloro che dormono abitualmente meno di sei ore per notte, affermano gli autori della ricerca, hanno il 12 per cento di probabilità in più di morire prima di compiere 65 anni rispetto a coloro che dormono da sei a otto ore per notte.
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Si vive meglio e più a lungo, si è più sani e, di conseguenza, meno malati. Lo dice l’Istat nel suo ultimo rapporto
Negli ultimi 15 anni, il tasso di disabilità è diminuito di circa 2 punti percentuali (dal 6 al 4%) e i 65enni di adesso hanno davanti a loro mediamente sette anni di vita in più rispetto ai loro coetanei del dopoguerra.
Secondo l’Istat è necessario rendere dinamico il concetto di anzianità. L’ipotesi più diffusa è quella in base alla quale occorre basarsi su un indicatore statistico più dinamico, più versatile, che consideri non più gli anni trascorsi dalla nascita, passati, ma il numero medio di anni che restano ancora da vivere, gli anni futuri.
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Il miglior metodo per combattere il raffreddore è prevenirlo e questo è fattibile solo con un’adeguata alimentazione e un rafforzamento del nostro sistema immunitario.
Per questo è importante, tutti i mesi dell’anno, assumere regolarmente Vitamina C (alla tolleranza intestinale, come sostiene il premio Nobel per la chimica, Linus Pauling), con peperoni, agrumi, kiwi, cavolfiori, ananas e broccolo; Vitamina E che si trova nelle mandorle, nell’olio extravergine d’oliva, nelle nocciole e nel germe di grano; Beta-carotene presente nelle carote, nei pomodori, nelle patate, nella zucca. Altri alimenti preziosi sono i frutti di bosco, i fichi, le castagne, l’aglio, la salvia, il sedano, e tra i cereali, il miglio ed il germe di grano.
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Dopo i “primi” quarant’anni la vita ricomincia, anche per gli uomini. Alla grande. Basta un po’ di buona volontà. E’ sufficiente seguire alcune regole di base. Tra le varie attività suggerite degli esperti ci sono la bicicletta, il golf e lunghe passeggiate. I media, per stare bene, bisognerebbe compiere 10.000 passi al giorno;fare le scale a piedi evitando di prendere l’ascensore; scendere dal bus una fermata prima di quella di casa e anche fare una passeggiata dopo pranzo.
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Con l’allungarsi della vita media, sono sempre di più gli anziani alla guida di veicoli. Ma l’avanzare dell’età comporta una progressiva diminuzione della capacità di affrontare le situazioni a rischio, con conseguente pericolo per la vita propria e degli altri. Quando smettere di guidare? Da un lato c’è la legge che nel 2010 ha modificato le limitazioni alla guida dovute all’età. Dall’altro c’è una valutazione che, indipendentemente dalle regole, va fatta dalla persona stessa e dai familiari.
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Le buone abitudini alimentari procurano vantaggio anche in termini di protezione dalle malattie neurodegenerative. E’ il risultato di una metanalisi, strumento di indagine capace di integrare informazioni provenienti da studi diversi, effettuata da Francesco Sofi dell’Università di Firenze. Il ricercatore ha analizzato informazioni provenienti da sette diversi studi condotti negli ultimi due anni in tutto il mondo, per un totale di oltre due milioni di persone.
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Bisogno di concentrazione e di prestazioni cerebrali al top? La carica giusta potrebbe arrivare da una tazza di tè: secondo quanto emerso durante recenti ricerche italiane e internazionali, la tradizionale bevanda potrebbe garantire enormi potenzialità benefiche per il cervello. Infatti, una sperimentazione recente, pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Nutritional Neuroscience, ha sottolineato nuovamente tutte le caratteristiche positive del tè, esaltandone virtù e potenzialità inaspettate, soprattutto per quanto riguarda le attività cognitive e le performance cerebrali.
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Gli acini di uva possono aiutare a combattere lo stress provocato dal ritorno nelle città rese bollenti dal caldo. Secondo la ricerca dell'Istituto di patologia vegetale dell'Università di Milano pubblicata sul Journal of the Science of Food and Agricolture la melatonina scoperta nelle uve rosse potrebbe aiutare a regolare i ritmi circadiani negli esseri umani, proprio come fa l'ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale situata nel cervello. La melatonina regola il ritmo sonno-veglia ed in pratica indica al nostro organismo quando è il momento di andare a dormire, ma ha anche un'interessante attività antiossidante.
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E' utile esporre brevemente i meccanismi che regolano lo stress. Nel 1936 Hans Selye, biologo viennese all’università di Montreal (Canada), introdusse il termine di stress, che in inglese significa pressione, sollecitazione, sforzo, per indicare la risposta degli organismi agli stimoli interni o esterni che tendevano a modificarne lo stato di equilibrio, od omeostasi. Egli, lavorando su dei topi, si accorse che l’iniezione di diversi preparati ghiandolari provocava nel loro organismo sempre la stessa risposta: l’ingrossamento e l’iperattività della corteccia surrenale, l’atrofia del timo e dei nodi linfatici e ulcere gastrointestinali. Successivamente notò che la stessa risposta si aveva anche in seguito a infezioni, fratture ossee, fatiche pesanti e prolungate, sbalzi di temperatura ambientale, esposizione a raggi X. Da ciò ne dedusse che l’organismo reagiva con lo stesso sistema di adattamento ai diversi fattori, chiamati agenti stressanti o stressori.
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L'HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è un sistema di autocontrollo che ogni operatore nel settore della produzione di alimenti deve mettere in atto al fine di valutare e stimare pericoli e rischi e stabilire misure di controllo per prevenire l'insorgere di problemi igienici e sanitari.
Questo controllo si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e distribuzione dell'alimento. Lo scopo è quello di individuare le fasi del processo che possono rappresentare un punto critico.
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L’attrazione per dolci, alcool, patatine e quella birra in piu’? Negli occidentali è innata, tanto che i ricercatori dell’Università di Aberdeen, in Scozia, hanno individuato un interruttore ”preistorico” comune da millenni al cervello dei popoli nati sulle due sponde dell’Atlantico. E’ un neurotrasmettitore, la galenina, che accende la fame per i cibi più grassi e con più calorie e che nelle popolazioni asiatiche, ad esempio, influenza di meno l’appetito.
Per Alasdair MacKenzie, autore dello studio pubblicato su Journal of Neuropsychopharmocology, ”la spiegazione è genetica” e in parte dovuta all’evoluzione.
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Il termine "dieta" definisce le abitudini alimentari e l'organizzazione di più razioni alimentari nel tempo. Seguire una dieta significa trarre i massimi vantaggi in salute ed efficienza fisica dal cibo.
Le diete che si discostano dagli standard consigliati dalla scienza ufficiale possono portare serie conseguenze per la salute. Queste si avvertono anche dopo mesi o anni e difficilmente vengono ricollegate con la memoria al modello alimentare sbagliato (osteoporosi, anemia, patologie dell'apparato digerente, calcolosi renale e della colecisti, squilibri ormonali legati a disfunzioni ghiandolari, ecc.).
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