Non il mercato ma i mercati. Di chi la colpa della crisi: dei mercati.
Non il mercato, come può essere il mercato dell’auto, il mercato dei cereali, il mercato delle assicurazioni ma i mercati come una entità indistinta.
Se è colpa dei mercati in modo indistinto non è colpa di nessuno in particolare. Non si sa che cosa siano i mercati ma si sa che esistono e provvedono a regolare la nostra vita.
Non dobbiamo e non possiamo fare altro che adeguarci a questa entità che rappresenta l’alibi per la nostra inazione, per quella di chi ci governa, per i nostri rappresentanti politici. Questi ultimi hanno cessato di avere una funzione. Continuiamo a pagarli ma hanno trasmesso la loro funzione ad altri perché questi altri sono più credibili verso il mercato o meglio i mercati. Ma chi sono mercati o che sono i mercati ai quali abbiamo delegato la nostra vita e quella dei nostri figli.
Crediamo di sapere che i mercati nella loro assoluta libertà di azione costituiscono la manifestazione operativa dell’ideologia del liberismo. Il mercato nella sua saggezza regolerà tutti i rapporti, non avremo più bisogno della politica, basta il mercato o meglio i mercati.
Nei tempi lunghi come dicono i liberisti il mercato autoregolerà la nostra vita ed i nostri scompensi.
Anche sei nei tempi lunghi saremo tutti morti e non potremo apprezzare l’efficacia regolatrice delle tensioni del mercato.
Se il trasferimento della ricchezza ha portato ad arricchire il capitale ed ad impoverire il lavoro, non è stata colpa di nessuno ma solo dei mercati. Diamo alcune esempi. Fino a 40 anni fa il potere di acquisto di una famiglia con un solo reddito garantiva un potere di acquisto maggiore di quello di una famiglia attuale con due redditi. Ma questa è solo una constatazione grossolana.
Possiamo dire con rilievi statistici consolidati che dal 1992 in Italia la ricchezza si è spostata da salari e stipendi a rendite e profitti. La parte dei profitti è diventata a sua volta sempre più rendita finanziaria.
Possiamo riportare altri dati. I valori finanziari in circolazione nel mondo sono stati valutati per una cifra maggiore da 10 a 20 volte il prodotto interno lordo (valutato per75 miliardi di dollari).
Se dal loro limbo bancario i valori finanziari dovessero scendere in terra ed acquistare cose reali non troverebbero sufficienti cose reali da comprare. Questa massa di denaro virtuale crea debiti che vengono pagati con altri debiti. Come per gli usurai che traggono utili non dal fallimento del loro debitore ma soprattutto dal fatto che per pagare debiti vecchi il debitore ne accende di nuovi, così il sistema mondiale si sta comportando. Si pagano debiti con altri debiti.
Se fossero solo le banche centrali a creare questa massa di moneta, la soluzione storica sarebbe l’inflazione. Le banche centrali stampano moneta che provoca inflazione per cui i debiti vengono pagati con denaro inflazionato ed i “mercati” che hanno comprato i debiti sono pagati con moneta inflazionata, quindi meno conveniente.
Ma per la prima volta nella storia non sono le banche centrali a creare moneta. in particolare la banca centrale europea la BCE non può creare moneta per obblighi statutari. Se non sono la banche centrali a creare moneta da dove arriva tutta questa moneta virtuale?
Sono i “mercati” a produrla, che tradotto è lo stesso capitale finanziario che si auto produce. Lasciato libero in modo assoluto dagli stati in nome del liberismo lo stesso capitale produce debiti per pagare altri debiti. Poi ogni tanto a completare il ciclo intervengono gli Stati come in USA a finanziare il debito della banche. Ed i debiti rimbalzano dai prodotti finanziari, alle banche, ai mutui, ai circuiti finanziari per arrivare agli stati e quindi ai contribuenti.
Negli USA il debito delle banche è stato pagato 3 anni fa dallo stato. Poi di nuovo alle banche e così via. Marx aveva previsto questa vocazione del capitale di fare profitti eliminando il lavoro e gli investimenti reali. Questa sorta di paradiso del capitalismo che permette di fare utili senza dover passare dalla produzione di cose e di non pagare il lavoro sperando che i consumi non si contraggano è appunto una visione paradisiaca del capitalismo.
Se lasciato solo questo fenomeno si traduce in continue bolle finanziarie ma quando gli stati intervengono per salvare le banche dovremo cominciare a parlare non più di crisi temporanea o di bolla speculativa ma di crisi di sistema e per i gli analisti di scuola marxista di crisi del capitalismo.

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