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Viaggio a puntate nella crisi

Mariano Leone Opinione - Opinione
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viaggio

Prima tappa: oscillazioni di borsa, società di rating e credibilità. Mentre quasi tutta la stampa elogia il governo Monti come la panacea di tutti i mali d’Italia e d’Europa, forse è il momento di spiegare qualche  meccanismo che i giornali stanno trascurando per privilegiare titoli di nessuna valenza come: sono stati bruciati in borsa tanti miliardi.
Oppure: le società di rating hanno espresso la loro sfiducia mettendo o togliendo qualche A o
qualche altro parametro.
Diciamo che in borsa non si brucia niente. Tutte le oscillazioni sono a costo zero. Se c’è qualcuno che guadagna c’è qualcun altro che perde. Meno che mai è rappresentativa la borsa italiana.
La borsa italiana è nana ed è gestita da quattro famiglie. Non è rappresentativa di niente.
Per le società di rating dietro le sigle o i punteggi ci sono solo dei ragazzotti che mettono i numeri a schemi che non capiscono e che sono stati fatti da altri.
La loro funzione è quella di corroborare le valutazioni di prodotti finanziari ai quali sono legati mani e piedi. Non sono enti pubblici, sono  pagati e traggono i loro interessi da operazioni finanziarie che essi stessi valutano. Vivono la loro esistenza e fanno profitti  grazie ad un costante conflitto di interessi.
Non c’è niente, ma proprio niente nelle loro valutazioni che il mercato già non sappia.
I loro rating servono a confezionare meglio i prodotti finanziari che vengono venduti alla gente comune come noi. La storia è piena delle loro cantonate. Basta ricordare i loro rating favorevoli
emessi per prodotti finanziarie di banche già fallite.
Credibilità
Questo argomento è il vero valore del governo Monti. I rapporti commerciali e finanziari sono fondati sulla credibilità.
Il governo italiano era ed è afflitto da bassa crescita. Le non manovre economiche hanno debilitato i consumi. Mentre il nostro ex capo del Governo inneggiava ai ristoranti pieni non considerava che dal 1992 la popolazione dei dipendenti e salariati si sta impoverendo. La ricchezza si sposta sempre di più da salari e stipendi alle rendite e profitti. La quota di ricchezza in assoluto è diminuita per tutti tranne per quelli che usufruiscono di rendite finanziarie.
Una economia non può basarsi sui ristoranti perché esiste una sempre maggiore parte della popolazione che non va più al ristorante o che ci va sempre meno, abbiamo una contrazione dei consumi e questo il vero aspetto da considerare.
Gli effetti recessivi del calo dei consumi non riguardano la popolazione dei ristoranti ma semmai quella dei supermercati, se vogliamo fare un esempio più realistico e più serio.
Poi c’è il problema della credibilità.
L’immagine che ha dato il nostro governo è quella di qualcuno che vuole tirare a campare.
Qualcuno che vuole fare il furbo, che pensa che con una letterina di buoni propositi di convincere l’Europa.
Insomma a fiducia stavamo a zero. Del resto perché dovrebbero avere maggiore fiducia di quella che noi stessi diamo ai nostri rappresentanti politici.
Se come pensiamo non affideremmo neanche il nostro condominio alla gestione di un qualsiasi nostro Ministro perché dovrebbero fidarsi altri che non vivono in Italia.
Monti pare che abbia questa fiducia, magari perché appartiene allo stesso ambiente decisionale finanziario che gestisce la crisi europea, magari perché è più educato e non si presenta con il dito medio alzato.
Purtroppo abbiamo una classe politica  per cui anche la qualità di una buona educazione diventa un valore innovativo.
Stiamo assistendo da tempo alla rinuncia a fare politica, stiamo cedendo il futuro ad un club di tecnici finanziari.
In questo clima e con questi accadimenti rimane  sospesa la valutazione veramente determinante.   
Siamo in presenza di una crisi ricorrente o stiamo percorrendo una crisi strutturale?
Forse il continuo ricorrere ad iniezioni di liquidità non è la soluzione. Forse sarebbe il caso di un’azione decisa e di entità notevole se il problema è lanciare messaggi agli speculatori.
Forse non stiamo assistendo ad una crisi finanziaria  ma alla crisi del capitalismo.
Forse andrebbe esaminata quella parte del mondo dai paesi Nord Europei come Norvegia e Svezia ad alta tassazione ed ad alta assistenza sociale.
Forse dovremo guardare al sistema politico del Brasile, dell’India, dell’Argentina, della Cina.   
Forse stiamo sbagliando tutto facendo impoverire la popolazione dei salariati, stipendiati e pensionati a favore di rendite finanziarie ovvero profitti che scaturiscono da rendite parassitarie (telefonia, televisioni, energia) profitti frutto di convenzioni con la strutture pubbliche
(banche, assicurazioni, enti legati al potere politico come Finmeccanica o comunque alla gestione della cosa pubblica).   

 


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Autore di questo articolo: Mariano Leone

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