L’Occidente e gli Stati Uniti hanno sempre più voglia di un’altra guerra, possibilmente umanitaria. Che tradotto sarebbe fare la guerra in casa d’altri.
Dopo aver liquidato la Libia, tocca alla Siria ed all’Iran. Storicamente le guerre sono state la soluzione ideale per il superamento delle crisi economiche e ci sono le condizioni di una crisi.
Per l’Iran si sta elaborando la solita guerra mediatica. Dopo avere bombardato l’Iraq di Saddam colpevole di avere un micidiale arsenale di armi chimiche da guerra, toccherà all’Iran. Se poi queste micidiali armi chimiche non siano state mai trovate è un dettaglio che abbiamo tutti dimenticato. Questo episodio dovrebbe spingere l’opinione pubblica mondiale ad una maggiore prudenza.
Ma l’opinione pubblica è formata dalle notizie che le maggiori agenzie lanciano agli organi di stampa che a loro volta hanno perso il senso critico per insussistenza del filtro culturale dei giornalisti in carne ed ossa.Costa meno ribadire le notizie di agenzia che un corrispondente mediamente informato sul luogo dell’evento.
Per chi ne ha i mezzi basta intervenire su alcune, poche agenzie per avere quella che viene definita l’informazione globale. Il direttore di Al Jazeera è stato costretto a dimettersi qualche settimana fa dopo le rivelazioni di WikiLeaks che ne denunciavano i rapporti privilegiati con i servizi segreti statunitensi.
Il conformismo informativo lo abbiamo evidenziato con la guerra in Libia. In poco tempo tutti i giornali si sono adeguati al nuovo lessico delle notizie di agenzia. Da una parte i cattivi, le truppe di Gheddafi diventate per i giornalisti mercenarie, dall’altra, i rivoltosi, i buoni, molto più fotogenici nello sparare in aria a favore delle telecamere. Ai pochi giornalisti presenti solo il brivido degli spari in aria da riproporre nelle riprese televisive, alla popolazione libica le migliaia di bombardamenti che essendo parte di guerra umanitaria non hanno causato vittime per definizione.
Vista la qualità dell’informazione occorrerebbe maggiore prudenza nella verifica di quest’ultima accusa all’Iran di volere costruire una bomba atomica.
Non occorre essere degli esperti per sapere che la creazione di un ordigno nucleare non è qualcosa che si possa fare nello scantinato di casa.
Ma ci viene detto che l’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica, abbia relazionato in un rapporto su una ipotesi di realizzazione di un ordigno nucleare da parte dell’Iran. Basterebbe almeno riportare che l’Aiea ha proposto una relazione molto più articolata e possibilista di quela che ci viene proposta.
Inoltre grava come un macigno al presidente Amano, presidente dell’Aiea, una denuncia da parte della solita benedetta WikiLeaks che denuncia di un incontro di Amano con diplomatici americani nel quale avrebbe dichiarato di essere “saldamente nel campo degli Stati Uniti su ogni decisione strategica fondamentale, dalle nomine del personale d’alto livello al trattamento del presunto programma iraniano di armi nucleari”.
Il New York Times, inoltre, riferisce che Amano si è recato il 28 Ottobre alla Casa Bianca per concordare con i funzionari del National Security Council la relazione che avrebbe dovuto pubblicare a distanza di una decina di giorni. Quella relazione alla quale si fa riferimento per l’accusa all’Iraq di costruire ordigni nucleari.
Con queste premesse forse andrebbe dato più credito alle affermazioni del rappresentante iraniano: “la nazione iraniana è saggia, non costruiremo due bombe da contrapporre alle 20 mila testate nucleari che avete. Svilupperemo qualcosa cui non potete rispondere, ovvero l’etica, l’umanità, la solidarietà e la giustizia”.
Non abbiamo voglia di fare il tifo per una parte, ma temiamo che se una agenzia come l’Aiea che dovrebbe essere tecnica emette rapporti di ispirazione politica andrebbe ridiscussa nei suoi ruoli.
Allo stato non possiamo non constatare che nel Medioriente insiste una potenza nucleare, Israele, assolutamente refrattaria a qualsiasi controllo da parte non solo dell’Aiea ma di qualsiasi verifica internazionale e refrattaria a tutti i provvedimenti dell’ONU.
Infine l’aspetto più preoccupante. Per i progetti di armamento nucleare gli Stati Uniti hanno messo in bilancio 81 Miliardi di dollari per modernizzare le loro armi nucleari mentre l’Iran investe nella ricerca nucleare 250 milioni di dollari. Quali delle due fazioni vi sembra più disposta ad un conflitto?

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