La Parola di Dio brucia le labbra se pronunciata male, ma brucia anche a pronunciarla senza che sia osservata. Il Vangelo elenca tre errori che svuotano la vita.
L’ipocrisia: dicono e non fanno. L’incoerenza e dentro di me, parte della mia vita. Eppure, non è l’incoerenza di cui è ancora lontano dalla Sua statura che Gesù condanna, ma l’ipocrisia dei pii e dei potenti, di chi non si sforza più e lo giustifica.
La vanità: tutto fanno per essere ammirati. Tutto, perché lo spettacolo sia applaudito. Conta ciò che gli altri vedono di me, non sono che la mia immagine, sempre più straniera; vivo di riflesso, di echi, mi angoscia o mi esalta il giudizio degli altri. Vanità che rende vuoto l’intimo.
Il gusto del potere: impongono pesanti fardelli… Ho forse bisogno anch’io di abbassare qualcuno per sentirmi superiore? Di far chinare teste per sentirmi grande?
Il Vangelo ci offre altre regole per la verità della vita:agire nascosto invece dell’apparire, la semplicità invece della doppiezza, il servizio invece del potere. Il più grande comandamento ci diceva Gesù domenica scorsa è ”Tu amerai”. Il più grande tra gli uomini, dice ora, è colui che serve; amore della divina follia del sevizio.
Strada contromano di Gesù: Dio non tiene il mondo ai suoi piedi, è ai piedi di tutti.
Dio non è il padrone dei padroni, è il servitore che in Gesù lava i piedi ai discepoli.
Dio come un servo:che non esige, sostiene; non pretende, si prende cura; non rivendica diritti, risponde ai bisogni. Servizio: questo è il nome nuovo e lo stile di Dio.

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