Abbiamo atteso qualche giorno per commentare l'uscita di Fiat da Confindustria. È evidente che siamo ad un momento importante: Fiat ritornerà magari grazie al prossimo Presidente confindustriale “amico”? oppure organizzerà e guiderà un’altra associazione alternativa a quella di viale dell’Astronomia? o, ancor peggio, rimarrà da sola mostrando all’Italia intera che si può fare a meno delle mega organizzazioni lobbistiche? Oppure lascerà l’Italia? Nessuno può dirlo, ora.
In Italia il potere è organizzato in modo tale da pervenire dal centro fin nel chiuso delle imprese private attraverso il sistema delle rappresentanze datoriali e sindacali. Le organizzazioni come Confindustria sono e si sentono come uffici periferici della politica, delle vere e proprie istituzioni incaricate di un compito pubblico, tant’è che i suoi esponenti più in vista vengono promossi politici essi stessi. Ai tempi del fascismo il presidente di Confindustria era di diritto componente del Gran Consiglio del Fascismo a riconoscimento del ruolo pubblico e quindi di sostegno del potente di turno.
Anche le altre organizzazioni datoriali hanno lo stesso ruolo. Ma alla gente serve una struttura di rappresentanza cosi capillare e opprimente? ci serve che un artigiano o un contadino paghi la quota associativa alla Confartigianato o alla Confagricoltura con le bollette Inps quasi previdenza e associazione siano la stessa cosa? serve questa rappresentanza che non dà nulla all'operatore se non grande retorica e nessun aiuto, anzi una totale acquiescenza alla politica?
Certamente no, e l'uscita di Fiat potrebbe indurre altri di tutte le organizzazioni ad accorgersi che è meglio stare fuori: standone fuori non si accettano gli impegni delle confederazioni e si acquisisce maggiori libertà di azione. Anche propositiva.
A chi devono rivolgersi i contadini, gli artigiani, i commercianti e tutta la classe media spesso gettati fuori dal mercato proprio dall’inerzia delle rappresentanze e dall’arroganza della grande impresa?
Ma se le confederazioni non solo non aiutano le imprese italiane ma servono a garantire la politica da eventuali intemperanze delle imprese perchè gli imprenditori non debbono cercare altri modelli organizzativi e rappresentativi? Magari in altre organizzazioni di imprese? in un momento in cui servono ben nuove ricette anche contrarie a quelle volute dalla politica l'unica possibilità è proprio quella di rompere con la camicia di forza associativa: per formare una maggiore democraticità economica anticamera di una maggiore democraticità politica.
Uscire dalle organizzazioni datoriali e sindacali è quindi il futuro perché solo così si esce dai luoghi comuni, dagli interessi stratificati, dalle ricette stantie, dalle solite personalità autoreferenziali, e ci si proietta verso il nuovo, il futuro e il diverso. Ecco dov’è l’importanza dell’uscita di Fiat e dove è il timore degli attuali reggitori del potere.

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