Seconda tappa: Il mercato o come si dice adesso i MERCATI Pare che l’ultima manovra finanziaria non abbia risolto nessuno dei problemi dell’Italia ma ha rassicurato i mercati.
Non il mercato ma i mercati. Di chi la colpa della crisi: dei mercati.
Non il mercato, come può essere il mercato dell’auto, il mercato dei cereali, il mercato delle assicurazioni ma i mercati come una entità indistinta.
Se è colpa dei mercati in modo indistinto non è colpa di nessuno in particolare. Non si sa che cosa siano i mercati ma si sa che esistono e provvedono a regolare la nostra vita.
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Ma dove è finito Silvio Berlusconi? Alla Scala di Milano, per l’inaugurazione della stagione lirica, c’erano proprio tutti, a cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano e dal New Premier Monti, mancava solo lui: il Cavaliere. Eppure il grande successo del Don Giovanni di Mozart, che ha aperto il corso d’opera, avrebbe potuto suscitargli grande interesse e magari immaginare che degli oltre dieci minuti di applausi, qualcuno lo riguardasse, per la sua passione affine a quella del Don Giovanni: le donne. Ma lui non c’è, l’onorevole Berlusconi non è seduto tra il pubblico politico al teatro.
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Non per atteggiarmi a Mario Platero, straordinario corrispondente da New York per Il Sole 24 ore, ma la visione di Teddy Forstman, miliardario-filantropo statunitense recentemente scomparso, non può non aderire perfettamente allo scenario attuale.
E se questo non c’è BTP Day che regga. Mi spiego meglio, cercando di fare il punto sulla situazione. L’economia, dicevamo, è tutta una questione di prezzo.
Tutto ha un valore che corrisponde al prezzo per il quale si è disposti ad acquistare quel bene. I titoli di stato? I nostri al 6,5-7% trovano un certo numero di compratori.
Quelli tedeschi al 2% ne trovano meno.
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Dopo la caduta delle torri gemelle, lo tsunami di Fukushima, i gialli di sesso e droga... si è scoperto che i racconti più sensazionali sono nelle cronache di tutti i giorni. Così è da dire per la questione della crisi finanziaria. Da dove viene? dalla finanza, è certo, ma la paga l'economia (che non ne ha colpa né i mezzi per porvi rimedio). Chi ha guidato la finanza nel baratro? le Università di econometrica come la nostra Bocconi, (che poi viene chiamata a curare i mali che ha contribuito a creare anche se non li ha previsti, nè capiti!).
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Ill.mo Professor Monti
Ella è percepita come espressione di quella cultura economica che non ha saputo prevedere e curare la crisi che ci attanaglia. La stessa cultura economica che ispira la Bce e le altre Organizzazioni economiche internazionali che chiedono ancora tagli e sacrifici. Ancor oggi pochi ed inascoltati economisti di quella scuola hanno alzato la voce per dire che la causa principale dell’attuale malessere dei mercati è da far risalire alla politica tenuta nel corso del 2011 dalla Bce nel suo tentativo di ridurre la massa monetaria e rincarare il danaro per imbrigliare un’inflazione che non c’è e non può esserci per decenni a venire.
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Prima tappa: oscillazioni di borsa, società di rating e credibilità. Mentre quasi tutta la stampa elogia il governo Monti come la panacea di tutti i mali d’Italia e d’Europa, forse è il momento di spiegare qualche meccanismo che i giornali stanno trascurando per privilegiare titoli di nessuna valenza come: sono stati bruciati in borsa tanti miliardi.
Oppure: le società di rating hanno espresso la loro sfiducia mettendo o togliendo qualche A o
qualche altro parametro.
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L’Occidente e gli Stati Uniti hanno sempre più voglia di un’altra guerra, possibilmente umanitaria. Che tradotto sarebbe fare la guerra in casa d’altri.
Dopo aver liquidato la Libia, tocca alla Siria ed all’Iran. Storicamente le guerre sono state la soluzione ideale per il superamento delle crisi economiche e ci sono le condizioni di una crisi.
Per l’Iran si sta elaborando la solita guerra mediatica. Dopo avere bombardato l’Iraq di Saddam colpevole di avere un micidiale arsenale di armi chimiche da guerra, toccherà all’Iran. Se poi queste micidiali armi chimiche non siano state mai trovate è un dettaglio che abbiamo tutti dimenticato. Questo episodio dovrebbe spingere l’opinione pubblica mondiale ad una maggiore prudenza.
Ma l’opinione pubblica è formata dalle notizie che le maggiori agenzie lanciano agli organi di stampa che a loro volta hanno perso il senso critico per insussistenza del filtro culturale dei giornalisti in carne ed ossa.Costa meno ribadire le notizie di agenzia che un corrispondente mediamente informato sul luogo dell’evento.
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Da sempre la matematica ci è andata di traverso. Salvo eccezioni, avere a che fare con i numeri non ci è mai piaciuto. Colpa dei nostri insegnanti ai tempi della scuola o delle tracce di Dante, Leopardi e Manzoni nel DNA nazionale? Poco importa.
Ed è certo vero che qualche numero ogni tanto non fa poi male. Soprattutto se la situazione, come ora, è tale da richiedere un minimo di impegno nel capire qualcosa in più. In sostanza, il tracollo di questi giorni ci sta portando dritti alla rovina?
Ogni giorno sentiamo di nuovi minimi segnati dalle quotazioni dei nostri titoli di stato. Lo Spread con il Bund turba i nostri sogni di risparmiatori e di italiani.
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E’ vero, siamo in un periodo di crisi e si lamentano tutti. Imprenditori, operai, dipendenti pubblici, liberi professionisti.
Le discutibili manovre economiche del passato gravano sulle tasche degli italiani e mentre i giovani incontrano le solite difficoltà nella ricerca di un posto di lavoro, gli imprenditori effettuano tagli al personale perché devono ridurre i costi.
Ma siamo proprio sicuri che in periodi di crisi la formula migliore per andare avanti siano i tagli al personale? Non sarebbe più opportuno investire in risorse umane che possano dare maggiore visibilità alla propria azienda?
Molti trascurano l’importanza della comunicazione, della visibilità del proprio marchio, concentrandosi solo sul lato produttivo dell’ azienda.
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La Parola di Dio brucia le labbra se pronunciata male, ma brucia anche a pronunciarla senza che sia osservata. Il Vangelo elenca tre errori che svuotano la vita.
L’ipocrisia: dicono e non fanno. L’incoerenza e dentro di me, parte della mia vita. Eppure, non è l’incoerenza di cui è ancora lontano dalla Sua statura che Gesù condanna, ma l’ipocrisia dei pii e dei potenti, di chi non si sforza più e lo giustifica.
La vanità: tutto fanno per essere ammirati. Tutto, perché lo spettacolo sia applaudito. Conta ciò che gli altri vedono di me, non sono che la mia immagine, sempre più straniera; vivo di riflesso, di echi, mi angoscia o mi esalta il giudizio degli altri. Vanità che rende vuoto l’intimo.
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Le immagini del cadavere di Gheddafi mi hanno portato alla mente le immagini del bandito Giuliano morto. Non si è mai saputo chi l’avesse ucciso, quando fosse stato ucciso, dove fosse stato ucciso e perché fosse stato ucciso. Un brillante giornalista dell’epoca scrisse memorabilmente: l’unica cosa certa è che è morto.
L’unica cosa certa di Gheddafi è che è morto. Fino a qualche giorno fa non si conoscevano i particolari della morte. Hanno cercato di rappresentarci la storiella di un manipolo di rivoltosi che l’avrebbe catturato ed ucciso.
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Se fossi stato uno dei produttori del Grande Fratello, quest’anno avrei cambiato del tutto formula. Innanzitutto avrei scelto concorrenti diversi e il pubblico avrebbe dovuto fare di tutto per non eliminare i concorrenti, perché la vera punizione sarebbe dovuta essere la permanenza nella casa dato che il premio finale avrebbe dovuto pagarlo l’ultimo rimasto, a tutti gli altri concorrenti. Certo, con una formula simile, difficilmente ci sarebbero stati partecipanti ma per rendere il tutto più stimolante e per salvare il meno amato dal pubblico, avrei anche pensato ad una prova che, se superata, avrebbe esonerato dal pagamento il perdente.
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