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Una mostra fotografica per i bambini peruviani

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Aperta fino al 22 dicembre presso il Salone degli affreschi del Palazzo Ateneo di Bari la mostra fotografica “Diritto ad un futuro: essere bambini in Perù”.
Un percorso fotografico che illustra le condizioni di vita dei bambini nella baraccopoli della periferia di Trujillo, nel nord del Perù, la terza più grande città del Paese sudamericano.
Una realtà, quella peruviana, fortemente caratterizzata da un fenomeno migratorio interno, che spinge le popolazioni a lasciare i propri villaggi a ridosso della catena andina verso la costa.
Le popolazioni protagoniste di questa migrazione vivono per lo più in prossimità di campi coltivati a ortaggi circondati dal deserto, in baraccopoli prive delle più basilari condizioni igienico-sanitarie, in quelle che sono poco più che capanne (talvolta in muratura, più di frequente in paglia), in compagnia di animali domestici e da cortile.
Ciò che ne consegue, come è facile intuire, è un’alta incidenza di malattie e infezioni.
Nella città di Trujillo opera da dieci anni un centro “pilota” per minori in stato di necessità, gestito in collaborazione con la Compagnia di Gesù.
Il “Centro de atención y educación a la familia” è specializzato nell’accoglienza di bambini che non solo vivono in estrema povertà, ma soprattutto hanno subito violenza fisica, psicologica, sessuale. Offre un programma di circa tre anni per curarne le ferite del cuore, permetterne il reinserimento in un nucleo familiare.
Il Caef non riceve che modesti finanziamenti dallo Stato peruviano e vive per lo più su donazioni offerte da privati.
Da vari anni la Lega missionaria studenti ne sostiene le attività e cura la formazione degli operatori.
La Lega missionaria è un movimento cristiano per l’educazione interculturale e lo sviluppo. Essa fa parte della ONG Magis (Movimento e azione dei Gesuiti italiani per lo sviluppo) e opera in Romania, Bosnia, Perù, Cuba.
Ciò che colpisce guardando gli scatti realizzati dai giovani che la scorsa estate hanno prestato la loro opera presso in Centro è la vividezza negli occhi dei piccoli soggetti ritratti, una luminosità e un candore che contrastano con l’assoluto degrado e l’indigenza che li circonda, esattamente come i segni di un consumismo occidentale che non risparmia i suoi grotteschi baluardi anche là dove a mancare è l’acqua potabile o una fogna coperta.
E mentre la bulimia di possesso che s’impadronisce dei nostri bambini specie in prossimità delle feste, scopriamo – nelle parole dei volontari – la capacità di questi “niños” di avere una propensione innata al gioco, che li porta a un divertimento spontaneo e immediato grazie a quei giochi semplici che fanno parte della nostra tradizione, come una trottola o un girotondo, ma che nelle loro mani si trasformano in momenti di unica ludicità.
Per ricevere informazioni sui bilanci, sui percorsi educativi, o ricevere fotografie e disegni dei bambini ospiti del Caef è possibile scrivere a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 


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Autore di questo articolo: Angela Pansini

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