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Libia: qual è la vera guerra

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Sono trascorsi 8 mesi dal primo bombardamento. A quel primo bombardamento ne sono seguiti molte migliaia. Ma sempre per proteggere la popolazione. Un tiranno che pochi giorni prima veniva ricevuto dal nostro presidente del consiglio con baciamano è diventato cattivissimo e inaffidabile.
Per fortuna ci sono i ribelli. Chi sono non si sa.
Quello che è sicuro è che non sono certo quelli che a bordo dei PK sparano in aria a favore delle riprese televisive ad aver sconfitto le truppe di Gheddafi. Anzi non le truppe di Gheddafi ma i mercenari di Gheddafi. Tutti i giornali si sono subito adeguati al nuovo lessico che accompagna le guerre per fini umanitari.
Nessun servizio giornalistico che racconti le diversità dei rivoltosi,le aspettative dei berberi e degli altri gruppi ostili al regime. I rivoltosi sono i buoni e i soldati di Gheddafi sono cattivi e quindi mercenari. Non complichiamoci la vita.
Agli sparatori per aria alcuni gruppi di miliziani berberi hanno già imposto di non entrare nella città.
E l’Italia?  Di certo il partner Italia che era il privilegiato negli scambi commerciali non lo sarà più.
Il nostro ministro per le vacanze all’estero non viene neppure convocato non solo dai libici ribelli ma neppure dalla nuova santa alleanza di Francia ed Inghilterra.
In qualsiasi altro paese avrebbero rispedito a casa un ministro inutile come il nostro.
Ma prevediamo che non ritornerà presto al suo vecchio impegno lavorativo di istruttore di sci.. Non è colpa sua, si sa come scoppiano queste guerre. Ti distrai un attimo e ti bombardano una nazione  senza avvertirti. Ma non tutti sono stati cosi distratti.
Le banche sono state più vigili di un ministro degli esteri.
Le banche di investimento americane, inglesi e francesi avevano dilapidato un patrimonio di fondi sovrani libici che la Libia, e non Gheddafi, aveva loro affidato dopo la revoca dell’embargo del 2004.
Voglio ricordare alcune cifre. La Goldman Sachs da un miliardo e 300 milioni  di dollari li aveva brillantemente gestiti perdendo il 98% del loro valore. I dirigenti della banca americana terrorizzati avevano perfino chiesto la protezione del governo americano, nel senso della protezione fisica, perché avevano paura di incontrare i loro clienti libici.
Terrorizzati avevano persino proposto alla Libia di cedere a parziale risarcimento, le quote azionarie della stessa loro banca (fonte:Wall Street Journal).  
Ma Gheddafi aveva deciso di denunciarli nei tribunali di tutto il mondo. Poi, per loro “ fortuna” a febbraio di quest’anno sono intervenuti gli Stati Uniti e l’Unione Europea che hanno “congelato” i fondi sovrani libici e nominato custode la stessa Goldman Sachs.
Medesimo copione  per i fondi affidati alla  Permal (USA), alla Palladyne (Olanda), alla Paribas (Francia), alla Hshc (Inghilterra), alla Credit Suisse.
Sotto i bombardamenti i funzionari della Goldman Sachs hanno ritrovato il coraggio che avevano perduto nello loro sedi di New York ed assieme ai loro colleghi a maggio di quest’anno hanno costituito a Bengasi una nuova Central Bank of Libia che gestirà i capitali scongelati libici.
Pur nell’entità delle cifre questo aspetto di cannibalismo finanziario pare che sia residuale rispetto ad uno scenario di maggiori dimensioni che riguarda la guerra monetaria. Così come il petrolio pare che non sia stato l’elemento decisivo per l’aggressione alla Libia.
La Libia  pur essendo fra i principali fornitori di petrolio per l’Italia, in termini assoluti si colloca intorno al 2% della produzione mondiale. Strategicamente  basterebbe un piccolo incremento di capacità estrattiva dell’Arabia Saudita per compensare il petrolio Libico (fonte: National Journal).
Sembra quindi che non sia il petrolio l’elemento scatenate l’aggressione.
Il petrolio ed il gas è un problema che riguarda la Francia e l’Inghilterra  che hanno rimpiazzato il ruolo commerciale dell’Italia. L’interesse maggiore rilevato dall’estrema fretta, praticamente sotto i bombardamenti, a ricostruire la Banca Centrale Libica rileva un interesse che non si esaurisce nel petrolio ma che riguarda la sfera dell’ingerenza monetaria nel mondo. Per spiegare la particolare attenzione alla ricostituzione di una Banca Centrale bisogna che si faccia un passo indietro. Bisogna riandare a quando Gheddafi intraprese un programma monetario di notevole valenza. Aveva trovato l’accordo di paesi arabi e africani per una politica monetaria di sganciamento dal dollaro USA a favore di una nuova valuta: il dinaro d’oro. Ad opporsi a questo progetto, che avrebbe visto 200 milioni  di africani utilizzare la nuova moneta, sono stati solo la Repubblica del Sud Africa e la lega degli stati Arabi. La sfera di influenza di una moneta è determinate nella politica economica di un paese. Senza l’area del dollaro Usa gli Stati Uniti non potrebbero stampare la loro moneta  e distribuirla nel mondo e trasferire, secondo molti economisti,la loro inflazione interna. L’iniziativa di una nuova moneta e il conseguente sganciamento dall’area del dollaro faceva dire a Sarkozy che la Libia minacciava la sicurezza finanziaria del genere umano. La minaccia della Libia e più esattamente del ruolo della Central Bank of Libia deriva dalla assoluta autonomia di questa banca centrale. Secondo il Fondo Monetario Internazionale la banca centrale libica detiene 144 tonnellate d’oro. Non sono in grado di dare prontezza di queste entità perché mi sfuggono le comparazioni ma quello che è evidente è che questa Banca Centrale Libica e quindi lo stato libico sono completamente autonomi da tutti i cartelli, accordi, patronage, intrecci di tutte le altre banche del mondo. Inoltre a differenza del sistema bancario finanziario globale europeo e statunitense la banca centrale libica e le altre banche centrali africane sono fuori dagli intrecci della finanza globale e non hanno  subito la crisi finanziaria. Potrebbe essere questo il vero motivo dei bombardamenti? Non sono in grado di dirlo. Lo si potrebbe chiedere al nostro ministro degli esteri. Posso solo dire che Libia, Iraq, Siria, Libano, Somalia e Sudan non fanno parte del gruppo delle 56 banche aderenti della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) e sono nell’elenco degli stati canaglia compilato dagli Usa.  

 


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Autore di questo articolo: Mariano Leone

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