DAMASCO. Cresce la tensione in Siria. È a sud, nella regione agricola dell’Hawaran, conosciuta da sempre come “il granaio del Levante”, che scoppiano le prime rivolte popolari. A Daraa, il capoluogo, la popolazione è esasperata. Ad accrescere le tensioni ci si mette pure la siccità: in questa zona l’ultima goccia di pioggia è caduta sei anni fa.
Ma sono i fatti più recenti a scatenare la rabbia dei siriani di Daraa. La Syriatel è la compagnia telefonica più importante del paese e, non a caso, di proprietà di Rami Makhluf, il cugino del presidente Bashar al-Assad.
Gli abitanti di Daraa infatti, da giorni protestano contro l’installazione di una serie di ripetitori nei pressi di abitazioni e di cisterne di acqua potabile.
E poi c’è il problema della corruzione. All’indignatio dei cittadini si unisce anche quella del sindaco di Daraa, membro di uno dei numerosi clan locali, che si sarebbe schierato a fianco degli abitanti contro il governatore, Faysal Kulthum, rappresentante di Damasco. Interviene allora il presidente Basher Al Assad che emette un decreto per le dimissioni del governatore.
Ma non basta, non basta per niente. A febbraio 15 bambini fra gli 8 e i 10 anni sono stati arrestati perché sorpresi a scuola mentre cantavano gli slogan della rivoluzione.
Dietro le sbarre delle prigioni di Damasco anche Aisha Abizayd. Il suo crimine è aver espresso un’opinione politica su internet.
E così, da oltre una settimana, gli abitanti di Daraa sono in rivolta contro il regime baathista di Bashar al-Assad. La repressione è durissima e si abbatte persino sui manifestanti che si erano raccolti il 23 marzo in occasione dei funerali delle 6 vittime dei giorni scorsi, portando così a 25 la triste conta dei martiri. Le associazioni dei diritti umani nelle ultime ore rettificano la cifra: sono cento.
La scintilla di Daraa preoccupa il regime. Si registrano scontri anche nelle città di Homs, Kamishli e Baniyas. L’esercito, la polizia anti-sommossa e la polizia anti-terrorismo sono presenti in tutto il paese. I soldati scendono da nord verso sud, li si incontra negli autogrill sull’autostrada che da Aleppo porta a Damasco. Non hanno certo l’aria di chi va in guerra. Sono giovani, scherzano e si rilassano mentre mangiano shawarma e felafel accanto ai loro connazionali. Accanto ai loro coetanei. Accanto ai giovani siriani. Accanto, chissà, ai ragazzi della rivoluzione.

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