Sei qui:   Home >> Oltre Confine >> Cronaca e Politica Internazionale >> Dignità araba e rivoluzione 2.0

News

Joomla Slide Menu by DART Creations

Ricerca su...

Googlezonafrancanews.it

Newsletter

Nome:

Email:

Condizioni

ZonaFrancaNews on Facebook


Dignità araba e rivoluzione 2.0

Hits smaller text tool icon medium text tool icon larger text tool icon

internet_censuraRibolle il Mediterraneo in un improvviso quanto contagioso moto rivoluzionario che prende le mosse dal basso per rovesciare gli inquilini dei palazzi alti del potere e deporre la corruzione dittatoriale consolidata in decenni di grandi, inammissibili misfatti compiuti spesso con la correità dell’Occidente. L’effetto domino delle rivolte non sembra esaurirsi alla sola Tunisia e al grande Egitto ma pare innescare una miccia che attraversa, beninteso, in forme diverse, il mondo arabo, dallo Yemen alla Giordania, all’Algeria, dal fortilizio della Libia fino al piccolo emirato del Bahrein e poi all’Iran dell’”onda verde”. Per noi occidentali è difficile capire come in questi paesi tormentati, che millenni fa costituivano la culla della nostra umanità, sia scattata come per incanto la “collera” verso il vecchio mondo degli autocrati, dei despoti rapaci,  incuranti di diritti umani, figure di comodo per un posticcio equilibrio e vedette di controllo economico mondiale in zone instabili e “bollenti”.  Difficile per noi comprendere come dalle masse arabe fino a ieri invisibili sia nato un desiderio di cambiamento, la rivendicazione  di una “dignità” a lungo calpestata dagli uomini e dalla storia.
E’ la novità più grande dalla decolonizzazione in poi per questo continente, resa possibile dalla rivoluzione tecnologica che, nonostante il forte “digital divide”, ha coinvolto le giovani generazioni arabe cresciute sul web  e avvezze a sfidare la censura del regime attraverso i social networks come Facebook, Twitter, Youtube. Per passare dalla piazza virtuale alla piazza reale basta un soffio, per questi cibernauti “sans frontières” poco contano gli integralismi di regime e non, poiché il loro senso critico è allenato nella palestra internettiana con un serbatoio di informazioni pressoché globale. Per quanto il governo di Mubarak abbia tentato invano di bloccare la rete e i suoi bloggers, oscurando il gruppo Facebook “Movimento 6 aprile” e arrestando il responsabile egiziano del Google team, è stato impossibile interrompere il rapido flusso di informazioni, incatenare la blogosfera, impedire la mobilitazione fisica che ha unito tutta, tutta la popolazione al grido di “Kefaya”, “basta”, basta a tutti i Mubarak, alla paura, alla corruzione, alla spoliazione di stato e  alla marginalità  delle masse.
Anche in Libia, la manifestazione del 17 febbraio per chiedere le dimissioni di Gheddafi è stata convocata sul web e, quello che è trapelato al mondo, della rivolta, sono immagini rubate con i cellulari e caricate su Youtube. In Iran, paese islamico, sono riprese  le tensioni che seguirono la rielezione di Ahmadinejad nel 2009 e che proprio i ragazzi iraniani hanno pagato a caro prezzo. La rivolta dei popoli del Mediterraneo, di portata storica innegabile per il futuro, sradica anche tutti gli schemi Occidentali sulla realtà di quei paesi che hanno oscillato finora tra i fantocci del despotismo filo-occidentale e i fondamentalismi religiosi anti-israeliani. Ne abbiamo lette tante di analisi politiche ispirate ad un irritante quanto saccente “dejà vu”. A proposito di Africa, Josè Saramago scrisse nel suo memorabile blog che qui ad Occidente, spesso, abbiamo preferito non sapere. Dalle colonne di Le Monde  lo studioso Oliver Roy propone una lettura più vicina alla nuova realtà di queste società musulmane. Interpretare queste sollevazioni popolari con la vecchia griglia della rivoluzione islamica dell’Iran è un errore. Il movimento nasce da una generazione post-islamista, istruita, informata, che rivendica e pretende rispetto e sceglie la democrazia senza che questa sia imposizione  o concessione dell’Occidente. Ma anche questo non basta. Perché quello che sta accadendo nel Mediterraneo è qualcosa che ci riguarda in quanto rompe i vecchi, soliti pregiudizi e comporta una diversa relazione internazionale con questi cittadini del pianeta ai quali va riconosciuta la dignità che gli è stata sempre negata, anche quando sbarcano disperati sulle nostre coste e diventano per noi Emergenza. Le vecchie sceneggiature sono finalmente da cestinare. Dallo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun la sola lezione valida per il futuro: “È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi.”   

 


Commenti
Nuovo Cerca
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
 
Autore di questo articolo: Angela Poli

GTranslate

Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Corsi

Archivio

REALIZZATO DA STEFANO RICCI sviluppatore sistemi web "la Città" s.r.l. casa editrice P.IVA 03291610727 num. matricola impiegato: 7 num. matricola INPS azienda: 0912675725