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L’agonia di Gheddafi: Liberati due trasmettitori ad el Baida e Bengazi

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libia“Il muro della paura è caduto” gridano gli shebab, i giovani, dalle piazze di Tripoli, Tobruk, Al Baida, Bengazi e Sirte, le città della Cirenaica liberate dai ragazzi della rivolta. Ormai manca poco, dopo Ben Ali e Mubarak l’onda della rivoluzione si abbatte su Mu’ammar Gheddafi, da 42 anni dittatore della Libia o, come lui stesso si è definito, “re dei re dell’Africa”.
Siamo agli sgoccioli, dopo le dimissioni di numerosi ambasciatori libici, arrivano anche quelle del ministro degli interni Abdel Fatah Yunis, considerato il braccio destro di Gheddafi.
Anche i disertori non si contano più. Per un soldato che spara sulla folla, ce n’è un altro che abbassa il fucile e si unisce al coro del popolo: “Erhal ya kalb! Erhal!” “Vattene, cane! Vattene!”.
Per loro la vendetta del regime è spietata: nasi e orecchie mozzati, corpi carbonizzati, dilaniati, tagliati a pezzi. Lo testimoniano i medici dell’ospedale di Bengazi. Solo lì, negli ultimi cinque giorni, sono arrivati 400 corpi senza vita.
Il Colonnello è solo, prigioniero della sua follia. I boati dei bombardamenti sui manifestanti non sono bastati a soffocare i loro canti e i loro cori. Il bavaglio alla rete e la soppressione dei social network non sono bastati ad impedire la diffusione delle notizie.
Tra il 20 e il 21 febbraio a El Baida i ragazzi della rivoluzione hanno liberato un trasmettitore in onde medie attivo su 1.125 kHz. È il primo impianto liberato in Cirenaica da cui è possibile ascoltare Sawt al Libya al Hurra (Radio Free Libya).
Dopo El Baida, le voci dell’onda libica si diffondono anche da Bengazi, dove un secondo impianto trasmette su 675 kHz.
E mentre dalle tv di stato Gheddafi esala gli ultimi furibondi sproloqui contro i ribelli, noi aspettiamo di ascoltare dalle frequenze antigovernative le urla di giubilo dei giovani arabi che abbattono l’ennesimo rais.
Tahia Tunis, tahia Masr wa inch’allah tahia Libya!
 Viva la Tunisia, viva l’Egitto e, se Dio vuole, viva la Libia!


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Autore di questo articolo: Carla Lucia Leone

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