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Liberi di sapere, liberi di dissentire: l’informazione ai tempi di Wikileaks

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tastieraL’episodio recente di Wikileaks ha aperto una falla vertiginosa nel sistema tradizionale dell’informazione ed è stato subito chiaro che in questo “nuovo mondo” internettiano che corre via cavo sul filo dei bit è dunque possibile che si materializzi per chiunque, dovunque e in qualsiasi momento ciò che i governi e le potenze avevano secretato sotto la dicitura “segreto di Stato”. Prima o poi doveva accadere. Sembra impossibile non aver immaginato che i voluminosi fascicoli privati e confidenziali di un tempo, una volta trasformati in megabytes e gigabytes avrebbero preso la via più semplice e diretta, quella della pubblicazione online, della loro inarrestabile moltiplicazione esponenziale in siti mirror. Tempi duri per lo spionaggio internazionale nell’era del Facile Accesso come la chiama Rifkin.

Ci sorprende oltretutto, scoprire che molti di quei segreti, più che preservare la sicurezza dei paesi a cui sono rivolti, proteggono la credibilità e le manovre occulte di chi quel potere vuole per forza conservarlo.
Ci piacerebbe che venissero resi pubblici in Italia gli archivi di stato relativi al caso Ustica, o agli attentati a Falcone e Borsellino e ad altri eventi della nostra storia recente rimasti inutilmente monchi, farraginosi, senza responsabili né mandanti visibili solo attraverso la lista tragica delle vittime senza colpevoli e l’ inesausta domanda di giustizia dei familiari e dei cittadini. Vi è stato ultimamente un appello al Presidente della Repubblica in questo senso, sottoscritto da storici, magistrati, giornalisti e parenti delle vittime di strage per denunciare un uso abusivo del segreto di stato, chiedere l’apertura di tutti gli archivi onde evitare il ripetersi di un vergognoso processo senza colpevoli come quello di Piazza della Loggia. Una legge del 2007 in Italia prevede che trascorsi trent’anni tutti i documenti secretati siano resi pubblici e consultabili ma ancora oggi mancano i decreti attuativi, e anzi, qualcuno dal Copasir propone di reiterare la durata del “top secret”. La trasparenza delle informazioni è sempre un beneficio per la democrazia. Essere informati è un diritto così come informare è un dovere. Con i dovuti paletti imposti appunto, dalla sicurezza dei paesi e delle persone. Sempre viva è la lezione di Enzo Biagi, che tornato in tv dopo 5 anni di assenza disse: “Ci sono momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno, e noi non siamo piaciuti”. La situazione della libertà di stampa nel mondo non è delle migliori. Gli ultimi rapporti delle due agenzie internazionali non governative che si occupano di registrare il suo stato di salute raccontano di passi indietro ed enormi difficoltà. Orwell scriveva in 1984 che “la libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro.” Spesso, per coloro che occupano e imbrigliano i mass media, a volte la somma è cinque, a volte è tutto quello che vogliono far credere. Perché la menzogna gridata più volte, fino allo sfinimento, diventa verità.
IL DOSSIER 2010 DI FREEDOM HOUSE MOSTRA IN TESTA ALLA CLASSIFICA DELLE NAZIONI PIÙ LIBERE IL TERZETTO SCANDINAVO FINLANDIA, NORVEGIA E SVEZIA A CUI SI AFFIANCA L’ISLANDA, MENTRE L’ITALIA È “PARZIALMENTE LIBERA” PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO E SCENDE AL 72° POSTO A PARI MERITO CON INDIA E BENIN, DIETRO AL CILE E ALLA COREA DEL SUD. LA COLPA, SPIEGANO, È DELLA “PREOCCUPANTE CONCENTRAZIONE DEI MEDIA” NELLE MANI DEL PREMIER, DELLA LEGGE-BAVAGLIO, DELLA CENSURA DI OGNI CONTENUTO CRITICO NEI CONFRONTI DEL PREMIER DA PARTE DELLA TV DI STATO E DELLE INTIMIDAZIONI AI GIORNALISTI DA PARTE DEL CRIMINE ORGANIZZATO. L’ACCADEMIA DI SVEZIA HA CORAGGIOSAMENTE ASSEGNATO IL NOBEL PER LA PACE AL DISSIDENTE CINESE LIUY XIAOBO, DOCENTE UNIVERSITARIO CONDANNATO A 11 ANNI DI CARCERE PER AVER CRITICATO IL REGIME CINESE. SONO PIÙ DI 300 I GIORNALISTI AMMAZZATI IN RUSSIA DAL 1993, ANNO DELLA FINE DELL'URSS, FINO AD OGGI. ANNA POLITKOVSKAJA, LA GIORNALISTA RUSSA ASSASSINATA NEL 2006 NELL’ASCENSORE DI CASA PER AVER DENUNCIATO I CRIMINI IN CECENIA E LA CORRUZIONE DEL GOVERNO PUTIN SCRISSE: “SONO ASSOLUTAMENTE CONVINTA CHE IL RISCHIO FA PARTE DEL MIO LAVORO; IL LAVORO DI UNA GIORNALISTA RUSSA, E NON POSSO FERMARMI PERCHÉ È IL MIO DOVERE.” NEL XXI° SECOLO, IL DIRITTO FONDANTE DI OGNI DEMOCRAZIA DA PIÙ DI DUE SECOLI È ANCORA UNA BATTAGLIA.

 


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Autore di questo articolo: Angela Poli

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