La situazione finanziaria internazionale non accenna a trovare requie. Dopo la Grecia tocca all’Irlanda per la recita di un copione annunciato; già si sa che toccherà poi ad altri… forse all’Italia, intendendo per l’Italia il bilancio pubblico e il suo debito.
In realtà la gente non è più così terrorizzata come qualche anno fa. Si è consolidata nei retropensieri di ognuno la convinzione che alla fine tutto si aggiusta; cosa per la gran parte fondata: dopo la buriana infuriata prima e dopo il caso Lehman si è scoperto che stampando moneta virtuale in quantità industriali ed impiegandola per acquistare i titoli spazzatura che minano il mercato, il punto di rottura del sistema, quanto meno, si rimanda.
La soluzione ottimale sarebbe far crescere il Prodotto Interno Lordo (PIL) ma è troppo difficile realizzare questa crescita e quindi si preferisce la scorciatoia comoda ed immediata della creazione di moneta; se così si è fatto in USA in UK e in Europa, così si farà appena si dovessero creare le condizioni di necessità che lo dovessero imporre. Certamente tutti sanno che questo modo di procedere è altamente pericoloso per l’inflazione che può portare e per il possibile crollo della fiducia nella moneta che potrebbe accadere, ma per il momento, non esistono altre e migliori ricette e quindi si procede nel senso di creare moneta appena se ne dovesse evidenziare la necessità.
Quindi il sistema non è al riparo da crisi sistemiche irreversibili ma non se ne cura nessuno, anzi i potenti del mondo stanno scavando un’altra buca che non mancherà di accelerare il crollo prossimo venturo. Essi pretendono dai paesi “aiutati” con prestiti di moneta virtuale di accrescere il carico fiscale sulle imprese. E questo viene contrabbandato come una condizione imprescindibile per accrescere la solvibilità del debitore incauto, in realtà è un modo per esportare anche ai paesi con un bilancio pubblico virtuoso e quindi snello i loro problemi di iperfiscalità e iper statalità che impedisce loro di crescere tanto quanto le condizioni finanziarie odierne imporrebbero. Quindi anziché far scendere le tasse e la ingombrante presenza del fisco lì dove queste malattie sono più gravi, si esportano proprio quelle malattie nei paesi più virtuosi (spregiativamente detti “paradisi fiscali”) al fine di ridurne la capacità di crescita e quindi di concorrenza con le loro economie. Si estorcono ai paesi a fiscalità più leggera comportamenti contrari ai loro interessi più legittimi per salvaguardare posizioni di potere economico già eccessivo e quindi lesivo delle più elementari norme di “democrazia” economica. La concorrenza tra Stati sul piano fiscale a fare a gara tra di loro nell’allettare gli investitori e le imprese con fiscalità sempre più vantaggiose viene relegata nel dimenticatoio per fare posto alla sopraffazione bella e buona di Stati ed Organizzazioni sopranazionali che impongono agli Stati più sensibili alle necessità delle imprese e della gente le “peggiori pratiche” di gestione del bilancio pubblico. Si utilizzano le migliori penne del giornalismo economico per trasformare i meriti dei bilanci pubblici snelli in demeriti di “paradisi fiscali” per riciclatori di danaro proveniente da delitti economici che le loro polizie interne non hanno saputo prevenire o individuare o reprimere.
Si forma così un superstato mondiale con una sola legge che è quella della totalitarizzazione del controllo sulla economia: dalla singola fattura alla singola dichiarazione dei redditi, dalla statistica che ci dice cosa sta facendo e cosa farà la casalinga di Voghera o il commerciante di Caianiello alla detenzione in un luogo unico di tutti i titoli mobiliari di una nazione.
Follie che neanche Hitler aveva mai immaginato di poter realizzare! Tutto perché non si riesce ad ottenere uno sviluppo fisiologico, spontaneo e sano dell’economia e quindi lo si tiene sotto osservazione continua e stringente; senza voler dire che quella incapacità di ottenere quello sviluppo fisiologico, spontaneo e sano è dipesa proprio dalla eccessiva pervadenza dello Stato -ormai ridotto ad ammasso scomposto di burocrazia- ed è quindi folle pensare di curare una malattia inoculando la pozione che l’ha provocata come se fosse una medicina.
Ma è questa la situazione.

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