Con 337 voti a favore, 245 contro e 51 astensioni, l'EuroCamera ha condannato oggi la politica 'espulsione di Rom rumeni e bulgari lanciata dall'Esecutivo di Nicolas Sarkozy, sollecitando le autorità francesi a sospendere le 'deportazioni' e criticando la passività della Commisione Europea sulla vicenda francese.
Tutelare il diritto alla libertà di movimento e alla libera residenza di tutti i cittadini dell'Unione Europea. Sono questi i principali contenuti della risoluzione approvata questa mattina dal Parlamento Europeo in merito alle espulsioni di massa perpetrate dal presidente francese, Nikolas Sarkozy, ai danni della comunità Rom francese, bulgara e rumena. Un'espulsione in massa criticata apertamente dalla mozione europarlamentare che obbliga la Francia a “sospenderla immediatamente”, perchè contraria alla Carta dei Diritti Fondamentali della Ue.
Il testo approvato a Strasburgo, e appoggiato da Socialisti, Liberali, Sinistra unitaria ed il partito dei Verdi, ricorda che la Francia negli ultimi due anni ha espulso quasi mille Rom comunitari e che il rilevamento delle impronte digitali dei Rom espulsi è “illegale e contrario alla Carta dei diritti fondamentali della Ue”.
Di contro arriva la risposta francese, secondo cui le espulsioni “rispettano pienamente la
legislazione europea”, che stabilisce limiti alla libera circolazione di persone, come quello per la sicurezza del paese di emigrazione. Limite di cui si fa menzione nella risoluzione europarlamentare e che specifica che “solo può basarsi nella condotta personale dell'interessato e non in generalizzazioni preventive, o di origine etnico” e soprattutto si sottolinea che “la mancanza di risorse economiche non può avere, in nessun caso, la conseguenza dell'espulsione”.
Da Strasburgo si specifica anche che le decisioni di espulsioni “devono avvenire in forma
individuale, assicurando la possibilità di ricorso”.
Ma, come un botta e risposta, anche qui la Francia rassicura gli europarlamentari, indicando che ogni espulsione è stata giudicata 'caso per caso' e, per chi ha deciso il rimpatrio volontario, sono stati offerti soldi in aiuto. Ricordiamo che nelle ultime settimane il Paese francese ha espulso già quasi 700 Rom.
Ma, a fare orecchi da mercante, ancora una volta, è la Commissione Europea, criticata apertamente nel testo della risoluzione europarlamentare per la sua “passività e lentezza nell'emettere un giudizio sulla vicenda francese”. Proprio la Commissione che è il garante dei trattati e dei principi della Ue.
Strasburgo sta infatti attendendo con impazienza l'analisi approfondita delle espulsioni Rom in Francia, che la vicepresidente della Commissione, Viviane Reding, sta raccogliendo da Parigi.
Così, tra lentezze istituzionali, condanne ferraginose e silenzi latenti, a farne le spese sono ancora una volta le minoranze nomadi, che conservano ancora molto delle loro tradizioni fuorchè il nomadismo stesso. Minoranze che sono ormai stanziali nei paesi che li ospitano e cittadini europei a pieno titolo. Eppure, continuano ad essere scacciati, rifiutati ed usati come capri espiatori della mal politica e delle indignazioni della società civile. Alimentando il fuoco della xenofobia che silentamente si ri-diffonde in Europa.
Erano tante anche le attese nate dopo il vertice Rom celebrato a Cordoba, Spagna, ad aprile di quest'anno, dove i Paesi comunitari si trovarono d'accordo nel rafforzare l'inclusione, su più livelli, della minoranza Rom presente in Europa. Non sembra che Paesi come la Francia o l'Italia stiano seguendo questa strada.
Attese, ancora una volta disilluse dalle parole vacue.

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