“In Italia abbiamo una propensione storica ad utilizzare prodotti freschi che spostiamo anche sul cibo per animali, guardando con diffidenza il cibo preparato. Occorre invertire il paradigma: fresco non vuol dire necessariamente genuino e preparato non è sospetto. Il cibo pronto è al contrario bilanciato e completo, perché la ricettazione è fatta riproducendo nelle esatte dosi tutti i nutrienti principale per far vivere bene e a lungo il proprio animale”.
Vuole partire da questo aspetto dell’alimentazione Lamberto Coppa, direttore commerciale della Morando S.p.A., che specifica di tenere a questo discorso nutrizionale anche perché proprietario di un cane.
La Morando ha nel suo portfolio prodotti i marchi “Miglior cane” e “Miglior gatto”, “i deliziosi” e “Zimavit”, ed è stata la prima azienda in Italia a produrre alimenti per piccoli animali.
“Possiamo vantare con orgoglio questo fatto: negli Anni Cinquanta Enrico Morando, sulla scia di quanto accadeva in altri paesi, come la Francia, intuì che questo segmento del mercato era destinato a crescere. Investì nello sviluppo di una propria attività produttiva e diede un significativo contributo anche alla regolamentazione di un settore che ancora in Italia non esisteva”.
E a distanza di tanti anni la famiglia Morando controlla ancora l’azienda?
“Siamo fieri di essere un'azienda completamente italiana anche se il nostro, come molti altri mercati, è stato invaso dalle multinazionali. La proprietà è ogni giorno presente in azienda e questo ci consente rapidità nelle decisioni e nelle operazioni sul mercato”.
Il mercato, appunto. Nell’anno della crisi sembra che nessuno abbia messo a dieta gli animali domestici.
“Esatto. Il Pet food è diventata una delle prime dieci categorie del largo consumo. Una categoria che è destinata ancora a crescere. La popolazione felina e canina è piuttosto elevata, a livelli simili della Francia o della Germania, mentre l’utilizzo del cibo industriale è ancora molto basso”.
Di che percentuali si può parlare?
“Meno della metà del cibo per animali è di origine industriale. Abbiamo ancora tanta strada davanti a noi se pensiamo che in Gran Bretagna il mercato si attesta all’85%. Dobbiamo vincere anche una resistenza culturale”.
A cosa si riferisce?
“Pochi sanno che il cibo industriale è un alimento completo, soddisfa in modo bilanciato l'apporto di tutti i nutrienti fondamentali, cosa che se non si è nutrizionisti animali si rischia facilmente di sbagliare. I cani e i gatti sono diversi dall'uomo, hanno un diverso metabolismo e hanno bisogno che alcune proteine specifiche siano integrate nell'alimentazione”.
Per gli animali è dunque meglio il cibo pronto?
“C'è ancora chi prepara cibo appositamente per i propri animali, è un gesto di generosità ma si rischia di non sapere se si sta facendo del bene. Inoltre tra i vantaggi del pet food c’è la comodità: si risparmia tempo nella preparazione e non si rinuncia alla qualità e al benessere dell’animale. Dunque se il cibo pronto per noi è un ripiego, per gli animali è un plus, perché continene la miglior formulazione possibile per farlo vivere bene. Mi faccia dire che il cibo industriale è una promessa di vita nei confronti del proprio animale, così si potrà godere più a lungo della sua compagnia”.
Sì ma quanto costa?
“Il nostri prodotti hanno un livello di qualità e un posizionamento di prezzo centrato rispetto a punte di altri marchi il cui prezzo, molto più alto, appare alla media dei consumatori eccessivo e la cui scelta è spesso frutto di un senso di colpa nei confronti dell’animale che non si ha modo e tempo di accudire come si vorrebbe”.
È una scelta che sta pagando sul mercato?
“Stiamo registrando un riscontro positivo del consumatore anno su anno, i nostri tassi di crescita sono i più importanti del mercato. Da uno studio che abbiamo commissionato è risultato che ‘Miglior cane’ è, in una scala di notorietà, il secondo brand più importante mentre con ‘Miglior gatto’ siamo al terzo posto. Questo risultato credo sia il frutto di una scelta consapevole, confermata dalle oltre 200 milioni lattine vendute ogni anno, e di un investimento pubblicitario e promozionale che ogni anno stiamo incrementando. Per questo motivo ci stiamo muovendo contro corrente sia in termini di risultati che di investimenti”.
Anche nei vostri stabilimenti?
“Certo abbiamo da poco rimodernato e ampliato le linee produttive a Molfetta, dove realizziamo lattine e prodotti monoporzione umidi, mentre nell’altro stabilimento di Andezeno, in provincia di Torino, c’è la linea dei secchi”.
Il vostro prodotto è riconosciuto anche all’estero?
“L’export rappresenta per noi circa il 15% del fatturato complessivo. Ci rivolgiamo soprattutto ai Paesi dell’est e stiamo riscontrando un successo crescente in Grecia, Slovenia, Croazia e Ungheria. Mentre è più difficile penetrare nei paesi nord europei, perché, come dicevo, ci sono attività consolidate nel tempo”.
Qual è la diffusione nei canali distributivi in Italia?
“Siamo presenti in tutti i canali oltre che nel dettaglio specializzato. Nel nostro settore questo mercato è ancora molto importante, si stima che si aggiri intorno al 30-35 %. Per questo segmento occorre un prodotto alternativo dalla Gdo, visto che ci sono aziende che vendono unicamente nel canale specializzato, e per questo anche noi differenziamo la produzione e da due anni abbiamo anche due organizzazioni di vendita diverse. In questo modo abbiamo registrato tassi di crescita su entrambi i canali”.
Ci sono forme di impegno sociale anche per le aziende di pet food? Magari nei confronti del randagismo?
“C’è ancora chi pensa che gli animali siano come giocattoli, così quando ci si stanca si possono abbandonare. Per contrastare queste cattive abitudini che poi generano forme di randagismo supportiamo da anni il network di Radio 105 che è impegnato contro l’abbandono degli animali. È questa una delle nostre forme di impegno sociale”.
Su internet ci sono video agghiaccianti di test di prodotti sugli animali.
“Siamo assolutamente estranei a queste pratiche. I nostri prodotti non sono testati su animali ma in laboratori di ricerca dove si lavora sull’ingredientistica. Per l’appetibilità ci sono studi fatti in laboratori specifici in cui non si praticano test che possano mettere a rischio la salute o far subire costrizione dell'animale stesso. Credo anche questo sia ascrivibile nell’impegno sociale come l’attenzione che stiamo ponendo per abbassare l’impatto ambientale delle confezioni”.
Che altre novità avete in cantiere?
“Il pet food si sviluppa con la continua ricerca di innovazione, per questo in stiamo portando avanti ricerche di mercato e abbiamo un grande progetto per il lancio di nuovi prodotti. Ci stiamo impegnando per portare entro fine anno importanti novità per i nostri marchi sui quali continueremo ad investire in maniera estremamente significativa per far ulteriormente aumentare le richieste di proprietari di cani e di gatti”.

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