Il mio inglese non è certo quello dell’assicuratore interpretato da Paolo Villaggio in quel film celebre negli anni ‘90.
Ma non è sufficiente, al momento, per consentirmi un trasferimento nel Regno Unito.
Anche se l’ammirazione per l’intero mondo anglosassone, e per l’aplomb britannico in particolare, da parte mia c’è sempre stata. Ed evidentemente i sudditi di Sua Maestà la Regina avranno imparato qualcosa dall’esperienza del Titanic.
Cosa successe in quella famosa tragedia di inizio ‘900?
Uno studio rivela che gli inglesi abbiano avuto una percentuale di sopravvissuti inferiore dell’11% rispetto ai passeggeri di altre nazionalità.
Questi ultimi, indistintamente, sgomitavano per prendere posto sulle scialuppe di salvataggio e guadagnare la speranza, mentre i britannici rispettarono rigorosamente la fila. La cultura costò a molti di loro, in quella drammatica situazione, la vita.
Sarà per questo che il Primo Ministro James Cameron ha pensato bene, questa volta, di saltare la fila e scendere per primo dal Titanic europeo?
Confermando il tradizionale isolazionismo, dopo aver esercitato brillantemente negli anni ’90 l’opzione di restare fuori dall’Euro, la Gran Bretagna dice NO anche questa volta e sbatte la porta in faccia agli altri Paesi Europei: sarà fuori dall’Unione fiscale e non approverà la revisione dei Trattati dell’Unione.
Cameron è un cattivone? Conferma ciò che è evidente, a mio avviso.
Ogni Paese dell’Unione (Italia esclusa?) persegue i propri interessi.
La Merkel? Fa l’interesse della Germania. Sarkozy? Quelli della Francia, e così per gli altri. Chi li elegge? Il proprio popolo nazionale e quello devono tutelare. Il popolo europeo, infatti, non esiste.
In Italia si fa fatica a tenere insieme un alto-atesino con un palermitano, o un veneto con un calabrese. Non dimentichiamo mai di essere il popolo dei comuni, e dei campanili. Bari contro Lecce, Firenze contro Siena, guelfi contro ghibellini e le contrade una contro l’altra.
Ma se pensiamo a pugliesi e campani, le analogie e le tradizioni comuni superano di gran lunga le differenze. Tra un napoletano ed un romano? Idem. Lo stesso dicasi tra un toscano ed un emiliano, e così via. C’è inoltre una millenaria tradizione condivisa, storica e culturale, che ha superato divisioni e dominazioni. L’italiano esiste eccome, come cittadino e come popolo.
Si può dire lo stesso del popolo europeo? Cosa condividono portoghesi e tedeschi?
Francesi ed inglesi? Spagnoli e rumeni? Differenze linguistiche, storiche, culturali, religiose ed in alcuni casi anche etniche. Potranno mai stare insieme?
In futuro, può darsi. Ed è certamente auspicabile. In che modo i governanti stanno cercando di favorire questo processo? Da politici esperti, forse, ma da pessimi ingegneri.
Cosa rende un grattacielo resistente ai terremoti? Bisogna lasciarlo oscillare, costruendo una struttura molto flessibile. Maggiore è la possibilità di ammortizzare le sollecitazioni telluriche, più potrà restare in piedi.
Se fosse rigido, infatti, una forte scossa potrebbe facilmente trasformarlo in polvere.
Come stanno costruendo, da decenni, il grattacielo europeo? C’era il Serpente monetario, ma non ha retto. E’ stato superato dal Sistema monetario europeo (Sme), che era più rigido. Era periodicamente sotto attacco e non ha retto. Per questo hanno deciso di introdurre l’Euro, ancora più rigido. Reggerà?
Per costruirlo hanno introdotto delle rigidità nei parametri di bilancio degli Stati aderenti, i cosiddetti parametri di Maastricht.
Già alla verifica che ne ha preceduto la nascita alcuni Paesi, tra cui l’Italia, non li rispettavano. Sono stati ammessi comunque.
Al primo terremoto d’intensità fuori scala, la crisi economica nata nel 2008/2009 a causa dei mutui sub-prime, i bilanci degli Stati non hanno retto parametri così rigidi.
Come si è pensato di superare questa crisi? Fissando parametri ancora più rigidi, come il pareggio di bilancio.
Quindi l’Euro è destinato al crack? Questo ovviamente non è prevedibile, al momento. La risposta va lasciata, purtroppo, a politici ed economisti. E per noi risparmiatori? La diversificazione, con le giuste modalità, è la strada maestra.
Per me lo è da sempre. Ed ancora in questa occasione, in cui persino soluzioni elementari tradizionalmente adottate da molti, come titoli di stato ed immobili, non danno sufficienti garanzie di sicurezza, si dimostra la soluzione vincente.

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