Punto primo: i debitori sono credibili se hanno un reddito adeguato su cui contare per pagare le rate del debito. Sia che esso sia una persona che uno stato. Deprimere il reddito è l’anticamera dell’insolvenza; espandere il reddito è la via più certa per pagare il debito e ridurne i costi.
Punto secondo: l’economia è un unicum; da chiunque (lavoratore, classe media, risparmiatore o evasore) prendi danaro, pagherà l’economia nel suo insieme secondo la relativa importanza di ogni settore.
In qualunque modo tassi l’economia essa sarà danneggiata di pari ammontare (moltiplicato per il numero di volte che quel danaro passa di mano nell’unità di tempo).
Punto terzo: una cosa è l’economia altra cosa è l’econometrica; le nostre Università sono di econometrica e quindi i relativi professori non sono preparati ad affrontare le situazioni nuove; sono bravissimi a misurare e valutare le grandezze macroeconomiche e i fenomeni dopo che si sono verificati, ma di capirli ed evitarli non se ne parla proprio.
Il governo appena insediato, con tutta la solennità delle attuali condizioni disperate, è evidentemente ignaro delle elementarietà di cui sopra e con lui le autorità estere che sono ispirate anch’esse dall’econometrica dominante; in pochi giorni il nostro governo ha realizzato provvedimenti che vanno nella direzione inversa allo sviluppo. Peraltro da loro stessi (ripeto: molto bravi nei conti e quindi credibili quando ci si cimentano) certificato preconizzando crescita zero per almeno due anni. Non c’era bisogno di grandi contabili per accorgerci che siamo in recessione e che vi rimarremo per molto tempo; ma questo significa che bisogna mettere nel conto anche una riduzione del gettito fiscale pur in presenza di un aumento delle tasse!!! Ben lo hanno capito gli operai e i disoccupati come anche i giovani che sulla propria pelle stanno sperimentando l’assoluta mancanza di prospettive e di speranza.
L’ennesimo trasferimento di ricchezza dalle classi medie e dalle piccole imprese allo stato, alle grandi aziende e ai finanzieri non solo non è risolutivo di nulla ma, se rimane senza correttivi, accelera l’arrivo di un disastro generale e totale dell’economia che trascinerà banche, grandi imprese, finanzieri ed economie “virtuose”. Così come il pesce piccolo è alimento insostituibile di quello medio e questi di quello grande così nell’economia la salute delle piccole imprese garantisce reddito alle medie le quali sono il mercato naturale per le grandi (basti pensare al rapporto dettagliante, grossista, produttore oppure tra Pmi, banche, finanza). Ipotizzare che una economia o uno stato, anche per periodi brevi, salti o ignori questa elementare verità è una stupidaggine gravissima e letale.
La finanziaria Monti -che è l’ennesima di questo annus orribilis e che promette di aprire una fase di finanziaria in permanente divenire- spaventa a tal punto il piccolo imprenditore da evirare ogni ipotesi futura di investimento; chi si azzarderà più a fondare un’impresa o allargare quella che già c’è? E che modello di vita si trasmette alle future generazioni? Che possibilità ha la grande impresa di soddisfare la domanda di lavoro (e di reddito) dei nostri giovani? Non sono domande di economia e tanto meno di econometrica ma sono domande che la gente pone alla politica e all’economia.
Protestare contro questa finanziaria per ragioni rivendicative di ruoli o di pensioni negate come fanno i sindacati è sacrosanto ma veramente riduttivo. Sembrerebbe che tutto si riduca alla ridotta democraticità del sistema (mancata consultazione dei vertici del sindacato) e alla iniquità (peraltro ovvia per ogni provvedimento umano); non è solo così: qui si tratta di uccidere il sistema! Ed in poco tempo! Altro che equità: nel giro di sei mesi il mercato finanziario si accorgerà che il debitore sovrano non riuscirà a rastrellare il gettito atteso perché il sistema economico perderà quote di Pil; anche per le economie virtuose che vantano enormi esportazioni (il loro mercato interno ha gli stessi problemi nostri) se le vedranno calare e quindi anche la Germania diverrà malata. Si dirà che è colpa nostra che non lavoriamo abbastanza per pagare i debiti. Ma non è così: la medicina di lacrime e sangue non è quella giusta; serve lo sviluppo, punto; e se i professoroni di econometrica non sanno bene cosa sia e come lo si crea senza stimoli o assistenze, non accettino incarichi che sono fuori delle loro competenze. Il vero disastro non è quello che oggi evitiamo non uscendo dall’euro (che pure sarebbe grande!) ma quello che prepariamo con le finanziarie di tasse e recessione.

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