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E’ arrivato il momento del downgrading?

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piangere

No, non mi riferisco ad una (ennesima?) revisione al ribasso del rating dell’Italia. Semplicemente alla battuta di gran moda, riferita alla nostra economia: da Tre-Monti ad un-Monti solo.
Oppure “Non ci resta che piangere”? Il celebre film della coppia Benigni-Troisi ci porta indietro nel tempo.
In questo caso non al 1492 ma ai primi anni ’90. C’era una volta il Marco Tedesco, il Franco Francese, la Peseta, la Sterlina e la povera Lira italiana. Molte di queste valute sono defunte. La Sterlina è sopravvissuta (il film in questo caso è “Highlander”), senza particolari contraccolpi, mentre un’altra ha avuto un erede (legittimo?): il Marco Tedesco ha partorito l’Euro.
Che c’azzecca? La politica monetaria e valutaria dell’Euro infatti è la medesima del suo genitore. E questo va benissimo. Per la Germania, s’intende. Il suo forte sistema economico, straordinariamente produttivo ed organizzato, riesce a sostenere una valuta forte senza pregiudicare la competitività. Anzi.
E noi? L’Italia è sull’orlo del default? Forse.
Certamente sull’orlo di una crisi di nervi. Cerchiamo la benevolenza internazionale? Fatto.
Larghe intese o veti incrociati, bastone e carota o bacchette magiche? I cambiamenti da fare non sono solo economici, ma soprattutto culturali. Siamo disposti a diventare tedeschi, in termini di coesione e di cultura del lavoro, dell’organizzazione e della produttività? Solo così l’Euro potrà sopravvivere.
Sono bastati pochi anni di Risorgimento per fare l’Italia, ma 150 anni (almeno) per fare gli Italiani. E ci siamo riusciti a malapena. Nel frattempo l’Italia ha finanziato con il proprio debito le forti disuguaglianze e tutte le storture (pensioni facili, raccomandazioni, imboscamenti, cattedrali nel deserto, ecc.) e compensato con periodiche svalutazioni le inefficienze del nostro pur enormemente creativo sistema economico che grazie a ciò è cresciuto.
Anche per fare l’Europa (monetaria) sono bastati pochi anni, ma quanto ci vorrà per creare il Popolo Europeo? Ecco il terzo film: “Mission Impossible”. Almeno a breve termine. Quindi il disastro è assicurato, o quasi? Non dovrebbe essere necessario.
In questi giorni molti attribuiscono alla Bce il demerito di non essere un “prestatore di ultima istanza”.
Cosa dovrebbe fare, e quindi farà, per salvare la situazione? Basterà stampare più moneta e metterla in circolazione, sopportare un livello di tassi più elevato, svalutando il debito con un ulteriore incremento dell’inflazione, già aumentata di oltre il 3% in meno di due anni. Quindi per tutelare i propri risparmi?
E’ sicuro, diventerò noioso. O lo sono già. Lontani, come sostengo da oltre un anno, dal debito di carta, pubblico o privato poco importa, al di là delle capricciose oscillazioni dello spread. La componente immobiliare può essere utilizzata per difendere il capitale nel lungo termine, ma con formule di diversificazione e senza aspettative di grande rivalutazione perché il mercato, pur in calo, ha prezzi ancora drogati dall’effetto-euro.  Dove c’è il valore allora? Chi ha intenzione di non accendere più la luce a casa propria? O smettere di usare il cellulare? A Natale faremo cenone e conseguente pranzo? Non è ottimismo.
Ci sono aziende di tutto il mondo che crescono e continuano a fare e distribuire utili. Come ottenerne benefici da risparmiatori? Diversificare l’allocazione dei propri risparmi, su obbligazionario ed azionario, a livello mondiale. Con un occhio di riguardo.
E’ un dato di fatto: l’economia è in crescita, ed a livello mondiale questo è un fenomeno inarrestabile spinto dallo sviluppo tecnologico e soprattutto dal desiderio, diffuso fra miliardi di individui, di affrancarsi dalla povertà ed affermarsi. Dobbiamo comprendere che il periodo storico che stiamo vivendo è analogo a quello della scoperta dell’America: cambiano gli equilibri del mondo. Torniamo al 1492 e a “Non ci resta che piangere”? Un film stupendo.

 


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Autore di questo articolo: Angelo Valenzano

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