Si sa, la migliore difesa è l’attacco. Al contrario, per fronteggiare la crisi si è lavorato in difesa, cercando di effettuare la rimessa per schivare gli effetti più negativi della avversa congiuntura finanziaria ed economica. Effetto della incomprensione del fenomeno. Quelli che hanno capito meno della crisi globale sono gli europei e specie i tedeschi. Perfettamente preparati all’ordinario (appreso perfettamente nelle Università tedesche) non sono affatto preparati all’eccezionale e ancor meno all’epocale.
Oggi ci avviciniamo alla fine del’attuale sistema finanziario per implosione. Anche i tedeschi devono pagare di più i propri crediti se no i loro titoli non vengono sottoscritti. È ancora solo un segnale ma certamente andiamo verso una’aumento del costo del danaro in Eurolandia e quindi l’apocalisse: ulteriore discesa dei valori finanziari (obbligazionari e azionari), ulteriore erosione delle credibilità del sistema bancario, ulteriore contrazione degli investimenti e dell’attività produttiva. Sembra che i tedeschi non se ne accorgano e comunque agiranno solo dopo che ci saranno nuovi problemi. E diranno che i problemi li hanno creati gli altri.
Guido Tabellini ha ribadito sul Sole di oggi che va cambiato radicalmente il modo di concepire la politica economica delle Istituzioni europee perché ritiene errato che la Bce sia ancora ferma nella difesa dei prezzi mentre la stabilità finanziaria è in pezzi; “bisogna ammettere che abbiamo sbagliato” è il suo messaggio ed è il più grande passo avanti che l’Accademia abbia compiuto negli ultimi anni. Ma se è così, per carità, fermate Monti! Non gli fate fare le strette fiscali suicide che sta per fare! Spiegategli che l’idea di sanare i bilanci pubblici a danno della domanda e quindi della crescita è una idea sbagliata. La crescita restituisce credibilità agli Stati (per via di un più copioso gettito), ai mercati azionari (per via di maggiore redditività attesa delle imprese quotate), a quelli obbligazionari (per via del minore rischio default e maggiore copiosità di risparmio privato) e alla stabilità finanziaria (per via della maggiore solvibilità dei clienti delle banche).
Quindi non v’è altra strada, prima la ripresa e poi il pareggio di bilancio. Ma, in concreto quale percorso bisogna seguire? Eurobond, si o no, e quali? Governance europea rafforzata, si o no, e come? Fisco europeo o concorrenza fiscale tra Stati? Niente di tutto questo, pur utile, sarebbe decisivo; continueremmo a giocare di rimessa rinunziando a individuare il problema sistemico dal quale parte tutta la crisi. Come si concretizza quindi il nuovo meccanismo che ci metta al riparo automaticamente e cioè spontaneamente dai problemi di credibilità e di esosità del danaro che ci attanagliano? Quale è il sistema che essendo automatico è graniticamente credibile per gli operatori? è evidente che la crisi non è solo di credibilità dell’eurozona. Anche fuori dell’Europa non se la passano bene e il “contagio” arriverà anche lì anche se per miracolo risolvessimo i nostri problemi di credibilità. Perché? Perché il superamento della crisi sistemica passa dalla innovazione nella natura del titolo di debito che non è adatta al momento, all’emittente e più di ogni altra cosa al sottoscrittore. Quest’ultimo vuole più garanzie, più liquidabilità, più stabilità, più certezze. Un debito pubblico che non sarà pagato mai (va detto esplicitamente almeno nelle nostre segrete stanze perché così è) e che si rinnova ogni tre o sei mesi non è credibile. E quindi va progressivamente sostituito con titoli nuovi e capaci di rispondere alle richieste del mercato.
Difficile? Impossibile, se i potenti d’Europa non hanno alcuna intenzione di risolvere il problema ma cercano solo di aumentare il loro potere nel continente accentrando ancora con la unificazione del fisco un potere già eccessivo e male utilizzato.

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