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Il futuro tutto da scrivere

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Si sa, i media si esaltano quando si tratta di cambio di Premier; se poi la cosa riguarda il punto nodale della storia politica della seconda Repubblica -e cioè Berlusconi - sfioriamo l’orgasmo! Si tratta di una defenestrazione che - come mai in Italia - si prospetta definitiva e quindi epocale. Inoltre nella prospettiva di un posto di lavoro libero molti sottooccupati si scatenano: i colonnelli che ritengono il loro attuale ruolo troppo modesto per le loro auguste capacità scalpitano e, spesso senza remore e ritegni ordiscono nei modi più vari ai danni di chi li ha sfamati, creati, salvati, motivati nei passati lustri per tentare di divenire essi stessi Presidenti.
Ma delle manovre di palazzo ben meglio di noi si occupano gli esperti dietrologi italici (praticamente tutti i cosiddetti giornalisti) mentre rimane senza risposte un settore ben più sostanziale: cosa si farà per l’occupazione? E per l’economia? Per la finanza? Il bilancio pubblico?
Sembrano essere percepite cose secondarie rispetto al dilemma: cadrà o non cadrà? Ma non lo è; anche perché la stessa cosa sta capitando alle economie mediterranee e capiterà a breve a quelle cosiddette trainanti di Francia e Germania. La verità è che la crisi, sia per quelli che l’hanno sottovalutata e minimizzata (come i nostri), sia per quelli che l’hanno enfatizzata come i tedeschi, impone sacrifici che distruggono consenso. Il problema sono dunque i sacrifici: quanti? Quali? Chi li impone accollandosene il rischio elettorale? Contro cosa bisogna lottare prima: la crisi finanziaria o quella occupazionale e reddituale? In Italia la strada è già stata tracciata da Confindustria: serve la patrimoniale, è la risposta tassativa; alla disoccupazione ci penseremo dopo; con i proventi di questa nuova tassa si potrà: ridurre il debito, ridurre le tasse alle imprese, finanziare incentivi vari,... cioè si potrà fare quel che si è sempre fatto con la tassazione già esistente senza essere riusciti a ricavare null’altro che la formazione di una casta ben nutrita e aggressiva. È un po’ come se tutta la polvere che si sta alzando sul presente e il futuro di Berlusconi serva a nascondere la determinazione a fare una nuova fiscalità –quasi non bastasse quella attuale- che tutti sanno non produrrà quel che si sostiene si otterrà.
In realtà è chiaro anche agli orbi e agli imbecilli che la politica delle manovre restrittive imposte da UE, BCE e FMI non solo non produce quel che si attende ma aggrava la crisi finanziaria e la disoccupazione. È quindi necessario cambiare politici al fine di trovarne uno capace di fronteggiare l’emergenza senza sacrifici e cioè senza ulteriori tasse ma limitando quelle che già ci sono o sono programmate. Porre al centro della futura politica economica il problema occupazionale significa ridurre le tasse non aumentarle; ridurle sia ai dipendenti ma anche ai datori di lavoro perché si aumenti la loro capacità di pagare salari decenti e stabili. Occupazione significa anche aumentare o comunque non ridurre la spesa pubblica a parità di gettito erariale! Pensare, come invece si fa, di aumentare le tasse, ridurre la spesa, pagare i debiti accumulati nei passati quaranta anni, magari promuovendo contemporaneamente la crescita con i sistemi confindustriali è un non senso. Al contrario le politiche possibili esistono ed è possibile ottenere nuova occupazione senza nuove tasse e senza riduzione della spesa e proprio agendo sull’ammontare e sulla natura del debito pubblico. Non sembra che nessuno dei colonnelli che scalpitano per governare l’Italia abbia una benché modesta idea o anche solo ambizione di procedere in una simile direzione.
Quindi ogni cambiamento politico in queste condizioni sarà un ulteriore avvicinamento al baratro verso il quale ci stanno conducendo i politici italiani ed europei; assieme a noi vi sono tutti gli altri che sono animati dagli stessi intendimenti siano essi mediterranei siano essi nordeuropei.
Così l’odiatissimo Berlusconi, anche alla vigilia del suo addio, diviene l’unica difesa dell’esistente contro il tracollo che sarà sicuramente accelerato da altre tasse e persecuzioni che i colonnelli e gli industriali stanno preparando

 


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Autore di questo articolo: Canio Trione

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