Privatizzare è sempre un bene semplicemente perchè le eventuali perdite della società privatizzata non gravano sul bilancio pubblico mentre gli utili saranno più probabili e più fortemente cercati dalla nuova gestione privatistica. Anche gli utenti potranno beneficiare della maggiore economicità della gestione dei privati per via della maggiore concorrenza e flessibilità della gestione; e gli utili vengono reinvestiti con miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione. Sempre bene dunque? Il sempre umano s’intende! perchè se il privato che subentra nella gestione del bene o azienda pubblica é un monopolista o un oligopolista cambia tutto: l'utente rimane un limone da spremere; la economicità della gestione rimane eventuale, mentre i dipendenti vengono maggiormente sfruttati in una condizione di maggiore precarietà.
Se poi l'azienda da privatizzare é municipale energetica e l'acquirente (che potrebbe rivelarsi unico potenziale buyer: c'é da attenderselo!) é l'Eni (già ben ammanigliata con la politica) allora la privatizzazione sarebbe solo formale quindi senza vantaggi né per il Pil né per gli utenti. Sarebbe una operazione formalmente perfetta ma economicamente nulla se non dannosa; dai media ben pagati si sosterrebbe certamente che è un grande vantaggio sostenere e rinforzare un campione dell'economia nazionale e quindi leggeremo sui giornali e alla televisione una generale benedizione per l'operazione. Se poi l’azienda da privatizzare è una municipalizzata del sud allora saremmo di fronte all’acquisto di pezzi dell’economia del mezzogiorno da parte di multinazionali (che certamente non sono meridionali); multinazionali che tramite le bollette del gas o della luce preleverebbero un pezzo del nostro Pil ogni volta che accendiamo il gas per fare il caffè in casa! Questo è quanto potrebbe prepararsi per le privatizzazioni volute dall’Europa e decise con un po’ di titubanza dal governo italiano.
Quindi in realtà si realizzerebbe solo una ulteriore spoliazione del sud a favore di un soggetto esterno; come sempre é stato dal tempo dei briganti ad oggi. Si consoliderebbe il simil-monopolio dell’energia (che con l’Enel forma un duopolio) che già da tempo sta contribuendo a strozzare l’economia; il prezzo della benzina e del gasolio -così lesti nel seguire gli aumenti del greggio ma così lenti a registrarne i ribassi- la dicono lunga sulla capacità di quelle multinazionali di utilizzare la forza di controllo del mercato. E fanno preconizzare la futura politica dei prezzi della nuova gestione del mercato del gas locale.
Da un po’ di tempo abbiamo imparato a nostre spese che ogni cambiamento (anche quelli più sponsorizzati come favorevoli alla gente comune) porta un grave arretramento della funzionalità stessa del sistema: chi non ricorda la vicenda Autostrade? O quella del Credito Italiano o l’Ilva di Taranto, le decine di banche ... sempre è stato un passo indietro enorme con enormi valori pubblici svenduti a monopoli privati ben più rapaci di quelli pubblici.
La privatizzazione che serve è quella che si rivolge agli utenti, che quindi sono meridionali, e che sono i più interessati ad una gestione virtuosa con nuovi investimenti. Infatti la privatizzazione delle società energetiche municipali o statali può costituire un passo avanti non solo per il bilancio pubblico che beneficia dell’importo del prezzo pagato ma anche per la funzionalità intrinseca dell’economia in cui operano; ma per far questo è necessario che la gestione rimanga interna a quell’economia: cioè gli utili devono rimanere di proprietà degli utenti o comunque degli operatori di quell’area che così non si vede depauperare il Pil prodotto all’interno di quell’area con deflussi di ricchezza sistematici. Dopo aver perso il sistema bancario meridionale a favore di soggetti esterni perdere anche il settore energetico (nel quale le possibilità di crescita sono estremamente pronunciate) sarebbe come replicare la conquista dei piemontesi del Regno delle due Sicilie un secolo e mezzo fa! Infatti la futura economia sarà fondata sulla futura energia: è necessario che la futura energia sia gestita da noi e non da altri! Per maggiore efficienza e per ridurre il gap reddituale che si separa dal Nord. Le modalità con le quali si può e si deve pervenire alla privatizzazione con la formazione di una public company di proprietà dei piccoli operatori e risparmiatori locali non sono complesse ma certamente non sono semplici (ed hanno contro delle lobby ben agguerrite) devono realizzarsi attraverso il coinvolgimento delle banche locali che così vengono chiamate a svolgere un ruolo propulsivo dell’economia locale (realizzando un non indifferente lucro) che da tempo rivendicano.
Quindi senza indugi: le future privatizzazioni (tutte) si facciano con la formazione di public company con quote rilevanti del capitale sociale destinato agli utenti destinando le future gestioni ai manager locali la cui crescita professionale è una condizione indispensabile per la crescita dell’intera economia locale.
I politici non perdano questa irripetibile occasione di sviluppo economico.

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