Siamo nel 2012. E questa, in linea generale, è una buona notizia. Lo è certamente perché siamo vivi, e di questo non possiamo non essere grati. Ogni anno, ogni mese, ogni giorno ed ogni momento sono risorse disponibili per crescere, per realizzare e per godere. Qualcuno, soprattutto all’interno del panorama finanziario, si attendeva stravolgimenti clamorosi in Italia, in Europa e nel mondo?
Se non ce ne sono ancora stati, a tutt’oggi, di concreti è da considerarsi, altrettanto, una buona notizia. In questo scenario chi è disposto ad acquistare per 500 euro un oggetto che costa (e quindi vale?) pochi centesimi? In realtà dalla seconda metà del 2011 la situazione è apparsa in grande trasformazione. La maggior parte delle persone, professionisti del settore e non, si attendeva la prosecuzione della ripresa avviata nel 2009 e proseguita nel 2010. Si è invece trovata catapultata, nel bel mezzo delle vacanze estive, in uno scenario che ha progressivamente esteso la percezione del pericolo. L’attenzione dei media e della gente comune si è focalizzata sulla finanza, come in ogni bolla speculativa che si rispetti, al rialzo o al ribasso che sia. Il focolaio della crisi è stata l’Italia, o almeno così è parso.
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Ho difficoltà a pensare che il problema dell’Italia sia risolvibile con le cosiddette liberalizzazioni.
O meglio fatele o facciamole ma non cercate di convincerci che sia la soppressione delle regole a risolvere la crisi.
Forse abbiamo bisogno di più regole. Di regole più stringenti. Regole per i comportamenti dei nostri politici, regole per il mercato finanziario, regole per gli amministratori pubblici.
Regole che ridistribuiscano la ricchezza, che preservino le risorse energetiche dalla privatizzazione, che ridistribuiscano i servizi sociali, che diano migliori scuole per tutti, una sanità migliore per tutti.
Regole che separino gli istituti finanziari dal loro ruolo di banche di investimento e banche di credito ordinario.
Regole che ci preservino dagli scivolamenti. Esemplare il caso del comandante della nave da crociera che ha affermato di essere scivolato nella scialuppa di salvataggio. Poi è scivolato in un taxi ed infine è scivolato in albergo.
Vorremmo regole che impediscano ad un Ministro di scivolare nell’acquisto di una casa pagata da altri o di scivolare in vacanza milionarie pagate da altri o di scivolare nel favorire cognati ed imprenditori amici.
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La Federazione Moda Italia ha commissionato ad AstraRicerche un monitoraggio sul "sentiment" degli italiani e la loro propensione all'acquisto, con particolare riguardo al settore moda, in questo Natale 2011. L'indagine ha rivelato che il 68% degli italiani ha una percezione negativa della propria situazione socio-economica. Ed in tale situazione, anche il clima di fiducia degli italiani non poteva essere positivo, tant'è che il 61,5% degli intervistati si è dichiarato pessimista riguardo al proprio futuro nel prossimo anno, a fronte di un 38,5% che ritiene che la situazione si manterrà stabile o che ci possa essere un lieve miglioramento. Quindi la maggioranza dei consumatori è preoccupata, depressa, pessimista riguardo al futuro e di certo anche i necessari sacrifici previsti dalla manovra "Salva Italia" non aiuteranno ad incrementarne la fiducia. Si tratta di un trend gravemente preoccupante: basti dire che dopo l'Epifania 2010 i "positivi" ammontavano al 63% contro un attuale 38,5%, con un vero e proprio tracollo dall'inizio del giugno 2011 (quando i soggetti con sentiment positivo erano ancora pari al 55% degli intervistati).
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Dal 01 gennaio 2012 è entrata in vigore la Legge di Stabilità n. 183 del 12 novembre 2011, (G.U.n.265 del 14/11/2011) con la quale all’art. 34, comma 7, è stato previsto che: “a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge le transazioni regolate con carte di pagamento presso gli impianti di distribuzione carburanti, di importo inferiore ai 100 euro, sono gratuite sia per l’acquirente che per il venditore”.
Questa gratuità prevista dalla ns. Legge rientra in un programma di contrasto alla criminalità e di lotta al riciclaggio favorendo i pagamenti a mezzo carte di credito e di debito.
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E se facessimo come l’Argentina? Dieci anni fa, nei primi mesi del 2002, 200.000 cittadini argentini lasciarono il loro paese per tornare alla loro patria di origine: l’Italia.
Dopo 10 anni questi cittadini sono ritornati in Argentina trovando un paese trasformato.
Un paese con gli indici di povertà scesi ad un quarto di quelli degli anni ’90. Un paese che cresce con ritmi dal 7 al 10% l’anno. Un paese che ha rinazionalizzato tutto quello che la politica di asservimento ai dettati del FMI (fondo monetario internazionale) aveva privatizzato. Tutto era diventato dei privati. Sanità, scuole, banche, energia, acqua,linee aeree, poste.
A completamento dell’operazione, nel 2005 l’Argentina con il sostegno del Brasile e del Venezuela di Chavez ha chiuso i conti con il FMI.
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Ormai anche i più euroentusiasti lo ammettono: i sacrifici e i malesseri dell’eurozona sono dipesi dall’euro. Ma cosa fare? Come si fa senza? I Trattati sono stati pensati senza via di uscita e senza scadenza; sarà stato un errore, certo, ma come si rimedia?
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Il mio inglese non è certo quello dell’assicuratore interpretato da Paolo Villaggio in quel film celebre negli anni ‘90.
Ma non è sufficiente, al momento, per consentirmi un trasferimento nel Regno Unito.
Anche se l’ammirazione per l’intero mondo anglosassone, e per l’aplomb britannico in particolare, da parte mia c’è sempre stata. Ed evidentemente i sudditi di Sua Maestà la Regina avranno imparato qualcosa dall’esperienza del Titanic.
Cosa successe in quella famosa tragedia di inizio ‘900?
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Punto primo: i debitori sono credibili se hanno un reddito adeguato su cui contare per pagare le rate del debito. Sia che esso sia una persona che uno stato. Deprimere il reddito è l’anticamera dell’insolvenza; espandere il reddito è la via più certa per pagare il debito e ridurne i costi.
Punto secondo: l’economia è un unicum; da chiunque (lavoratore, classe media, risparmiatore o evasore) prendi danaro, pagherà l’economia nel suo insieme secondo la relativa importanza di ogni settore.
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Dov'è andata a finire tutta la fretta che ci aveva messo l'Unione Europea per fare le riforme? Perchè in quindici giorni di governo tecnico (vista l'urgenza) non si è ancora proposto o fatto niente di concreto per il paese? L'Italia ha avuto un debito pubblico spropositato per anni e tutto ad un tratto qualcuno si accorge che è insostenibile questa estate? Non si sono fatte le riforme, leggasi ristrutturazioni coatte per il paese, in venticinque anni di vita della nazione e ora bisogna fare tutto in meno di venticinque giorni? Ma è possibile che nessuno non si sia ancora accorto dello strano nesso di casualità? È un caso che l'assedio ai titoli di stato italiani sia iniziato solo pochi giorni dopo il famoso referendum dello scorso giugno? È possibile che qualcuno abbia visto improvvisamente svanire i piani di saccheggio che aveva ben strutturato per il nostro paese?
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Se avete notato in queste ultime settimane non ho prodotto alcun redazionale su quanto è accaduto in Italia, mi sono limitato ad ascoltare e leggere il dilagante pressapochismo giornalistico di cui si sono caratterizzati i principali media nazionali. Ho rifiutato senza esitazione alcuna anche inviti di partecipazione a talk show televisivi molto popolari che hanno messo in scena la solita caccia “dalli all'untore” con dietro le quinte i tre re magi (Franceschini, Bersani e Finocchiaro) che brindavano per la tanto attesa dipartita di Berlusconi.
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No, non mi riferisco ad una (ennesima?) revisione al ribasso del rating dell’Italia. Semplicemente alla battuta di gran moda, riferita alla nostra economia: da Tre-Monti ad un-Monti solo.
Oppure “Non ci resta che piangere”? Il celebre film della coppia Benigni-Troisi ci porta indietro nel tempo.
In questo caso non al 1492 ma ai primi anni ’90. C’era una volta il Marco Tedesco, il Franco Francese, la Peseta, la Sterlina e la povera Lira italiana.
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Si sa, la migliore difesa è l’attacco. Al contrario, per fronteggiare la crisi si è lavorato in difesa, cercando di effettuare la rimessa per schivare gli effetti più negativi della avversa congiuntura finanziaria ed economica. Effetto della incomprensione del fenomeno. Quelli che hanno capito meno della crisi globale sono gli europei e specie i tedeschi. Perfettamente preparati all’ordinario (appreso perfettamente nelle Università tedesche) non sono affatto preparati all’eccezionale e ancor meno all’epocale.
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