“Che bella, mammina, grazie!” esclamò il bambino.
“Ora vado a giocare con Vitina qua fuori in giardino,” disse Celestino.
“Va bene, ma non allontanatevi,” rispose la mamma.
“No, mamma, te lo prometto.”
Celestino e Vitina si divertivano a farsi passeggiare la lumachina sulla palma della mano, che rimaneva umidiccia. Se la passavano di mano una volta ciascuno e ridevano di quella fredda e umida sensazione. Quando furono stanchi di giocare, raccolsero una fogliolina di cavolo e rientrarono in casa contenti. Misero la lumachina in un bicchiere insieme alla fogliolina e la lasciarono sulla credenza. Dopo che la famigliola ebbe cenato andarono subito tutti a letto, lasciando come al solito la cucina in disordine che con la luce del giorno la mamma avrebbe riordinato.
La lumachina in realtà era una principessa tramutata in lumaca da un incantesimo della strega Abelarda, per vendetta, avendo ella rifiutato di sposare il principe Romualdo figlio dello spietato re Caronte, amico della megera. Ogni notte prendeva le sembianze umane e anche quella notte l’incantesimo si ruppe e tornò la bella principessa di sempre. Dato che la famigliola l’aveva trattata bene, per gratitudine riordinò la cucina per bene, poi si sdraiò sul sofà e si addormentò. All’alba si sedette sulla credenza e appena si trasformò in lumachina ritornò con lentezza dentro il bicchiere. Il contadino quando entrò in cucina vide tutto in ordine e a prima vista si stupì, poi pensò che la moglie, probabilmente, non potendo dormire si era alzata nella notte e aveva rimesso in ordine. Con questo pensiero andò a lavorare nei campi.
Quando la moglie vide la cucina in ordine pensò a sua volta che il marito, come a volte faceva per non farla stancare, aveva ordinato tutto prima di andare al lavoro. Così pensarono entrambi per alcuni giorni, senza avere il tempo di parlarsi riguardo a ciò. Una sera Antonio, vedendo la moglie col suo pancione più stanca del solito, le disse che la notte non doveva alzarsi per rigovernare la casa.
“Che dici Antonio, ultimamente ho dormito bene tutta la notte. Io credevo che riordinavi tu la cucina al mattino,” disse Irina.
“E allora chi è che pulisce ogni notte la cucina?” chiese sgomento Antonio. “Questo non lo so,” rispose la moglie.
“Stanotte facciamo finta di andare a dormire e poi ci nascondiamo in cucina dietro la credenza per vedere chi è che viene. Certo non è una persona nemica, altrimenti ci avrebbe già fatto del male,” propose Antonio.
“Va bene,” disse Irina.
Quella notte si nascosero e a mezzanotte videro una luce sulla credenza dalla quale si materializzò la principessa. I due sposi si spaventarono e lanciarono un urlo che a sua volta spaventò la principessa Chiaretta che con un salto andò a nascondersi dietro la cucina.
“Chi sei?” chiesero i due sposi. La ragazza uscì dal nascondiglio e rispose timidamente: “Sono la principessa Chiaretta, figlia del re Manfredi. La megera Abelarda mi ha trasformato nella lumachina che tenete nel bicchiere sulla credenza, perché non ho voluto sposare il principe Romualdo, figlio del temibile re Caronte. La notte mi trasformo in donna, come vedete, ma ho troppa paura di quello che potrebbe capitarmi in un regno sconosciuto, così resto nascosta fino all’alba, quando ridivento lumachina. L’incantesimo durerà fin quando una Fata amica di un principe buono non romperà l’incantesimo.”
“Il nostro principe Kabir è saggio e buono ed è proprio amico della Fata Marina; potremmo parlargli per venirvi in aiuto,” disse Antonio.
“Davvero! Ve ne sarei per sempre grata. Aiutatemi, vi prego!” Nel frattempo i due fratellini, svegliati dalle urla, entrarono in cucina assonnati.
“Che succede mammina, chi è questa ragazza?” chiesero Celestino e Vitina.
“E’ una nostra amica, non è successo niente, tornate a dormire,” ordinò la madre. I piccoli così tornarono tranquillizzati nella loro stanzetta.
I due coniugi, impietositi, appena fece giorno andarono a chiedere udienza al principe che li accolse con molta gentilezza. Appena questi seppe la storia della principessa, non perse tempo e mandò una delegazione nel regno di re Amucar suo grande amico, per fare avvertire la Fata Marina che aveva bisogno del suo aiuto. Ci vollero quindici giorni di cammino per giungere alla sua dimora, ma in un istante la Fata Marina, avuta la richiesta di aiuto, con la sua bacchetta magica fu davanti il principe Kabir per dargli il suo soccorso.
Intanto in questi quindici giorni la famigliola di Antonio trattò la lumachina con il massimo riguardo e attenzione, per evitare di cagionarle danni. La tenevano nel bicchiere durante il giorno e la notte la lasciavano dormire sul sofà.
Quando la strega Abelarda seppe del movimento della Fata Marina, andò su tutte le furie. “Questa volta non riuscirà a vincere, come è successo quando si è messa contro il mio amico orco Bandur, rimasto cieco, poverino. Le opporrò tutte le mie arti magiche, a questa giovincella principiante,” minacciava la megera. Infatti, si recò alla casa del contadino Antonio e con una scusa riuscì ad entrare. “Sono una povera vecchietta e ho bisogno di un cavolo per farmi una minestra; ne avreste uno?”
“Certo vecchia,” rispose Irina che andò nell’orto a raccoglierne uno. Appena restò sola la strega mise alcune gocce di un suo intruglio nel bicchiere dov’era la lumachina e recitando una formula magica le fece un contro incantesimo.
“Lumaca lumachina,
ora in questa mattina,
proprio sotto questo tetto,
ti trasformerò in un insetto.”
Così la tramutò in un insetto. Quando tornò Irina, prese il suo cavolo e andò via di corsa. Ma la piccola Vitina aveva sentito tutto, mentre non vista giocava in un angolo della cucina, anche se non aveva compreso gli intrallazzi della vecchia e pensava che si trattasse di un gioco. Uscì per andare a raccontare al fratellino ciò che aveva visto.
Quando Irina dopo un po’ andò a controllare la lumachina nel bicchiere, non la vide più. “Ma dov’è andata a finire la lumachina, e come mai c’è questo insetto schifoso al suo posto?” si chiese. Nello stesso istante bussarono alla porta. Era la Fata Marina con il principe Kabir. Non appena li vide li fece accomodare facendo un profondo inchino.
“Che onore ricevere il nostro grande principe, scusate il disordine,” disse Irina imbarazzata.
“Non si preoccupi, dov’è la lumachina?” chiese il principe. “Or ora stavo controllandola e al suo posto ho visto questo disgustoso insetto.”
“Fermi, non toccatela, potrebbe essere la lumachina che con un contro incantesimo la vecchia Abelarda ha trasformato in insetto, per impedirmi di aiutarla. E’ venuto qualcuno stamattina qui?” chiese la Fata Marina.
“Sì, una mezz’oretta fa è venuta una vecchia per un cavolo…”
“E’ lei!” esclamò il principe. “Maledetta, è arrivata prima di noi. Adesso che succederà?” chiese il principe Kabir. “Che per trasformare l’insetto in principessa devo fare un contro-contro incantesimo, cosa molto più difficile poiché devo conoscere la formula magica con cui l’ha tramutata in insetto.”
“La faccenda dunque si complica!” esclamò il principe Kabir con un dito piegato sulla bocca per riflettere.
In quel mentre Vitina rientrò in casa. “Mammina, mammina…” Quando vide i nuovi ospiti, la bambina si fermò impacciata, salutò e si mise in un angolo a giocare e a canticchiare:
“Lumaca lumachina,
ora in questa mattina,
proprio sotto questo tetto,
ti trasformerò in un insetto.”
“Lumaca lumachina,
ora in questa mattina,
proprio sotto questo tetto,
ti trasformerò in un insetto.”
La Fata Marina nel sentire quella strofa puntò le orecchie nella direzione della bimba. “Dimmi bella bimba, dove hai imparato questa canzoncina?” chiese la Fata incuriosita.”
“La vecchia del cavolo poco fa la recitava davanti alla credenza.” All’istante tutti compresero. “Allora è la formula magica di cui avete bisogno!” esclamò Irina.
“Sì, ora è tutto più facile,” disse la Fata che prese la sua bacchetta magica, toccò il bicchiere con essa e cominciò a recitare la seguente formula magica:
“Insetto brutto insetto,
qui sotto questo tetto
e ora, in questa mattina,
ti trasformo in lumachina.”
Dopo un po’ nel bicchiere ritornò la lumachina. “Ha funzionato!” esclamò il principe Kabir.
“Ora dobbiamo aspettare stanotte, quando si trasformerà in principessa, per recitarle l’altra formula magica” disse la Fata Marina.
“Ritornerò prima di mezzanotte,” disse il principe. “Non volete restare per pranzo?” chiese timidamente Irina.
“Resterei con piacere, ma ho tanti impegni di governo impellenti per cui devo andare a palazzo; ma la Fata Marina, se vuole, può restare a vigilare sulla lumachina.”
“Resto con piacere” disse la Fata.
“A stasera dunque,” disse il principe. La Fata Marina fece trascorrere una giornata indimenticabile ai due bambini e alla madre con giochi, canti e piccole magie. Prima di mezzanotte si presentò il principe Kabir. A mezzanotte in punto videro una luce sulla credenza da cui apparve la bellissima principessa Chiaretta che appena vide tanta gente si impaurì.
“Non temere principessa, conosciamo la tua disavventura e siamo qui per aiutarti,” disse la Fata.
A queste parole la principessa scoppiò in lacrime liberatorie e di gioia. “Adesso devo farti un contro incantesimo per non farti mai più trasformare in lumachina. Sei pronta?”
“Sì,” rispose la ragazza. La Fata la toccò con la bacchetta fatata sul capo e recitò la seguente formula magica:
“Principessa principessina,
all’alba di domani mattina,
non tornerai mai più lumachina”
“Grazie, grazie!” si affrettò a dire la principessa Chiaretta, abbracciando la Fata.
“Domani mattina, con un altro incantesimo ti trasporterò all’istante nel regno di tuo padre, il saggio Manfredi, mio grande amico e del re Amilcare”. La principessa ringraziò tutti i presenti. Quella notte dormirono tutti più tranquilli. All’alba la principessa aveva ancora le sembianze umane, quindi il contro incantesimo aveva funzionato. Poco dopo arrivò la Fata Marina, e lei si disse pronta per il trasporto. Quando i suoi genitori la videro apparire, furono pianti e grida di gioia. Festeggiarono il suo ritorno con tre giorni di balli, canti e pranzi luculliani. La principessa Chiaretta ora poteva attendere nel castello di suo padre il promesso sposo che l’avrebbe fatta per sempre felice e contenta.

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