Perla, la figlia più piccola, sapeva cantare divinamente, tanto che spesso i vicini si fermavano incantati ad ascoltare la sua voce che intonava le più belle canzoni che si erano mai sentite, mentre aiutava il padre nei lavori dell’orto o la madre nei lavori di cucito, a seconda delle necessità. Inoltre era di una bellezza non comune e di carattere molto dolce e buono.
Anche le due sorelle erano molto belle, ma superbe e presuntuose.
Intanto non volevano sporcarsi mai le mani e i lavori più pesanti li facevano fare a Perla. Poi avevano rifiutato tante buone proposte di matrimonio con giovani ottimi lavoratori ma di modeste origini. La più grande si chiamava Mina e la secondogenita Lory. Non possedevano alcun talento mentre Perla oltre che cantare sapeva disegnare e realizzare abiti e ricamare molto bene, anche se in quel contesto povero non aveva grandi lavori da fare per poter guadagnare bene. Cuciva vestitini e pantaloni per poveri, cose che rendevano molto poco.
Mina e Lory trascorrevano il loro tempo a farsi belle, a spettegolare su qualsiasi cosa e a dare ordini alla sorella più piccola. “Perla cara, ancora non ci hai stirato i nostri vestiti, per favore, sbrigati ché dobbiamo uscire!” “Perla cara, la nostra cameretta è in disordine, riordina tutto che dobbiamo invitare le nostre amiche,” e Perla senza mostrare fastidio eseguiva tutto.
Il padre e la madre si disperavano nel vedere le due figlie fannullone che non volevano contribuire minimamente al reddito della famiglia e che se ne stavano sempre fuori casa. “Pasquale,” così si chiamava il padre, “sei troppo debole con queste due sfaticate, dovresti obbligarle a fare qualcosa,” diceva Santina, la madre, al marito. “E che devo fare, ammazzarle, se non si riesce a correggerle? Si comportano come figlie viziate e ricche, ma poi, chi le ha viziate mai… forse Perla, lei sì, è troppo buona e le vizia assecondandole in tutto per non dispiacerle, per sensibilità d’animo; che perla questa figlia più piccola, di nome e di fatto, e loro se ne approfittano, le cialtrone,” diceva Pasquale.
Un giorno Perla era sola nell’orticello e dissodava il terreno mentre i suoi genitori erano andati in paese a comprare delle provviste. All’improvviso, dopo aver dato una zappata, vede franare il terreno e trova una buca profonda con degli scalini in fondo. Incuriosita scende scivolando sul terreno scosceso per raggiungere la scaletta e qui trova una porticina. La apre e scende un’altra scaletta che la conduce nell’androne di un magnifico palazzo. Ad aspettarla c’è una bellissima donna con i capelli biondi e gli occhi azzurri. “Vieni Perla, ti aspettavamo da tempo. Sono la Fata Marina e sono io che ho fatto in modo che trovassi la buca per scendere fin qui. In questo momento si è già richiusa, così nessuno sa che sei qui sottoterra.”
Perla incominciò a preoccuparsi, soprattutto per i suoi cari. “Come, adesso i miei genitori mi cercheranno e si preoccuperanno per me. Come faccio a rimanere qui?” “Non preoccuparti, manderò qualcuno ad avvertirli che sei dovuta partire in fretta e furia per una commissione del re che ha bisogno di rinnovare il guardaroba.” “Ma non abbiamo mai lavorato per il re, i miei non ci crederanno!” esclamò in ansia Perla. “Sei davvero una brava ragazza se ti preoccupi tanto per i tuoi.” “E chi non lo farebbe?” “Le tue sorelle per esempio.” “Sì, loro sono come sono, ma gli voglio bene lo stesso.” La Fata sorrise per il buon cuore della ragazza.
“Accomodati dentro il palazzo.” Perla entrò da un portone tutto d’oro e smeraldi. Le pareti del vasto corridoio erano rivestite tutte d’oro e pietre preziose e una luce abbagliante illuminava il palazzo. Nell’immenso salone sedute su divani di velluto rosso c’erano tante altre fatine. “Buongiorno Perla, noi ti abbiamo sentito cantare tutti i giorni e siamo rimasti affascinati dalla tua voce,” disse una delle fatine. “Grazie,” rispose imbarazzata Perla. “Soprattutto ti ha sentito un principe nostro amico e ospite, che vorrebbe conoscerti,” disse la Fata Marina. “Davvero!” esclamò sorpresa e imbarazzata la ragazza. “Vuoi conoscerlo?” “Perché no!” “Fatelo entrare,” ordinò la Fata. Così un bellissimo giovane, vestito elegantemente, entrò nel salone.
Appena i due si videro restarono incantati l’uno dell’altra e fu subito innamoramento a prima vista. “Il mio nome è Martin e voglio dirti che la tua avvenenza è pari solo alla tua magnifica voce che da quando sono ospite delle mie amiche ascolto ogni giorno estasiato.” “Non immaginavo che qualcuno sottoterra potesse sentirmi,” disse Perla. “E invece sì, come puoi vedere! Ora che ti ho vista vorrei sposarti e portarti nel mio regno. Che ne dici?” “Oh!” esclamò arrossendo. “Mi piacerebbe molto, ma sono solo una povera ragazza, e poi dovrei parlarne con la mia famiglia.”
“Certamente. Dopo che avremo pranzato risaliamo per fare la mia proposta ai tuoi genitori.” “Allora accomodiamoci in sala da pranzo,” disse la Fata Marina. Appena furono seduti, la Fata recitò una filastrocca e la tavola per magia in un attimo si imbandì di cibi succulenti e vini prelibati. La ragazza era incantata da tanti prodigi.
Dopo aver mangiato a sazietà il principe l’accompagnò nel salone e le chiese di cantare. Un po’ impacciata incominciò e appena si sentì a suo agio una voce divina si spanse per il palazzo per la delizia dei presenti. Quando finì, il principe volle abbracciarla. Per un tunnel uscirono all’aria aperta e si presentarono dai genitori di Perla nella loro casupola. Appena sentirono che si trattava niente di meno che di un principe per poco non svennero. Subito gli piacque quel giovane bello ed educato e acconsentirono senz’altro al matrimonio. Quando giunsero le sorelle di Perla, appena seppero la notizia furono prese da grande invidia. “Ma come, noi che siamo più grandi dobbiamo vedere sposare per prima nostra sorella più piccola!” dicevano fra loro.
Allora pensarono di farla rapire da dei loro amici delinquenti. Questi si presentarono con una carrozza come inviati del principe per condurla ad acquistare dei vestiti. Invece la portarono dentro una grotta sperduta per la campagna e qui la rinchiusero. Il principe appena seppe della scomparsa di Perla si disperò a tal punto che si ammalò gravemente. I genitori di Perla non sapevano a chi rivolgersi, quando la Fata Marina si presentò loro per raccontargli come erano andate realmente le cose. Mina e Lory, le sorelle, dapprima negarono, poi furono costrette a confessare il loro misfatto. Subito le guardie del re Amucar, padre del principe Martin, arrestarono le sorelle e gli amici delinquenti, dai quali si fecero condurre al posto dove era segregata Perla. Questa fu liberata e subito condotta dal principe che appena la vide incominciò a stare meglio. Quando Perla seppe la verità non volle dapprima credere alla disonestà delle sorelle, e volle farsi condurre da loro in cella. Quando le guardò negli occhi capì qual era la verità e fu presa da grande tristezza.
Allora Mina e Lory si misero a piangere pentite per quello che avevano fatto. “Perdonaci, perdonaci Perla cara! Non ti meritiamo, tu sei sempre stata così tanto buona con noi, e ti abbiamo ricompensato in questo modo.” Ma ormai era troppo tardi, dovevano vedersela con la giustizia per il loro crimine. Anche Perla e i genitori piansero di delusione e tristezza. “Abbiamo cresciuto delle delinquenti,” diceva Pasquale addolorato. “Ma come è possibile che una figlia ci è venuta così buona e le altre due tanto cattive?” si chiedeva Santina. “Evidentemente qualche sbaglio lo abbiamo fatto nei loro confronti,” diceva affranto Pasquale. “E’ inutile disperarsi,” diceva Perla. “Pensiamo solo a festeggiare il mio matrimonio, che si farà non appena il mio promesso sposo si rimetterà in salute.”
Infatti, non appena il principe Martin fu in grado di uscire di casa, si organizzarono i festeggiamenti per il loro matrimonio. Si festeggiò per dieci giorni di seguito in tutto il regno, e il re volle concedere l’amnistia per tutti i carcerati, cosicché le due sorelle di Perla poterono tornare a casa dove le attendevano i genitori disposti a dare loro un’altra possibilità. E Perla ne fu molto contenta perché era una ragazza veramente di cuore e già aveva perdonato le sorelle.

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