Durante il giorno sentivano l’insistente frinire della loro amica cicala Ernesto. Frìfrìfrì, frìfrìfrì, frìfrìfrì, tutto il giorno, per attirare le compagne. Il contadino proprietario della cantina dove alloggiava il grilletto Nicoletto, se ne stava curvo tutto il giorno a zappare e ad irrigare i pomodori, i peperoni e le melanzane sotto il sole cocente dell’estate. Il buon uomo si sentiva allietato dal frinito della cicala Ernesto: gli ritmava il tempo, gli scandiva le ore. Il grilletto Carletto quando si svegliava e gli veniva sete, usciva dalla sua tana e andava a bere nei solchi irrigati dal contadino. “Buon giorno contadino” salutava educatamente Carletto.
“Buon giorno Carletto” rispondeva il contadino.
“C’è caldo oggi, eh!” diceva il contadino asciugandosi il sudore con un fazzoletto.
“Eh già!” rispondeva il grilletto Carletto che dopo essersi dissetato salutava il contadino e andava a mettersi vicino alla cicala Ernesto per scambiare quattro chiacchiere sopra un albero ombroso.
“Ciao amico, che mi racconti di bello?” chiedeva Carletto ad Ernesto.
“Io canto, canto, ma sono poche le compagne che mi ascoltano; siamo rimasti in pochi in questa contrada!” rispondeva allarmato Ernesto la cicala.
“Se è per questo, anche noi grilli siamo rimasti in pochi, con questo inquinamento ci muoiono tanti piccoli!”
“Eccome! L’aria è ammorbata dai pesticidi, la terra e l’acqua contaminate dai residui chimici tossici che lasciano i diserbanti, le piante avvelenate dagli anticrittogamici, niente è più sano!” diceva sconfortato Ernesto. Mentre parlavano così, da lontano si sentiva avvicinare lo sferragliare terribile di un trattore che trainava un irroratore di antiparassitari nel vigneto confinante con l’orto del contadino.
“Oddio, scappiamo!” gridava il grilletto Carletto “vieni con me, nascondiamoci nella mia tana” diceva rivolto ad Ernesto. Veloci volarono nella tana e vi entrarono appena in tempo.
“Ora per ore non si può uscire all’aperto, l’aria sarà irrespirabile!” diceva Ernesto la cicala.
“Hai ragione, restiamo qua dentro per ora; qui siamo al sicuro, non arrivano i miasmi” diceva Carletto il grilletto. Il ruotare veloce dei cingoli però faceva tremare il terreno come un terremoto, cosicché c’era persino il pericolo di crolli nella tana.
“Oddio! Oddio! Qua trema tutto, fra poco crolla tutto!” gridava Ernesto la cicala, non abituato a stare al chiuso.
“Non ti preoccupare, ora che passa il trattore finisce tutto, non crollerà nulla, stai tranquillo” cercava di rassicurarlo Carletto il grilletto. Effettivamente, dopo che il trattore si fu allontanato, tornò la quiete ed Ernesto si calmò. Stettero dentro alcune ore. Quando uscirono era quasi sera e l’aria era leggermente puzzolente di veleni.
“In quel vigneto hanno fatto strage di insetti” diceva addolorato Ernesto.
“Sì, per uccidere gli insetti cattivi che danneggiano l’uva, hanno ammazzato anche quelli buoni che servono a mantenere un equilibrio sano nella popolazione di insetti” diceva rassegnato il grilletto Carletto. Persino il contadino dell’orto si era allontanato, per non sorbirsi i veleni, e in quel momento del tramonto la campagna aveva assunto un aspetto spettrale: l’orto appariva tristemente solitario, il vigneto silenzioso come un cimitero.
La cicala se ne tornò al suo albero per riposarsi, il grillo andò a mettersi sull’albero su cui si incontrava con l’altro grilletto, Nicoletto, per cominciare il loro canto notturno, sensuale e suadente. Crìcrìcrì, crìcrìcrì, crìcrìcrì, cantavano Carletto e Nicoletto. Carletto poi raccontava a Nicoletto la disavventura della giornata col trattore irrorante morte. Dalla finestra si affacciarono la figlia del contadino col fidanzato per ascoltare il canto dei grilli in un loro momento romantico, con la tonda bianca luna che si stagliava alta nel cielo nero. Il contadino andò sotto l’albero dei due grilletti e si mise a parlare.
“Oggi son dovuto scappare pure io dal mio orto, per non lasciarmi avvelenare dall’antiparassitario. Nel mio orto non ne uso, poiché pratico l’agricoltura biologica, almeno per gli ortaggi lontani dal confine col vigneto. Se tutti i contadini praticassimo questo tipo di agricoltura, l’aria e i prodotti agricoli sarebbero più sani, anche se meno appariscenti. Meglio un frutto piccolo e anche un po’ bacato, ma salubre, che uno di grosse dimensioni, sanissimo ma avvelenato dai pesticidi” disse il contadino.
“Già!” annuirono i due grilletti che si rimisero a cantare. Crìcrìcrì, crìcrìcrì, crìcrìcrì. Il contadino se ne tornò dentro casa.
All’alba i due grilletti si recarono nei loro nascondigli per riposarsi e dormire. Sul tardi Carletto il grilletto campestre, si svegliò e udì il frinito disperato del suo amico Ernesto la cicala. Uscì dalla sua tana e saltellò in direzione dell’amico.
“Buongiorno Ernesto!”
“Buongiorno!”
“Stamattina l’aria sembra più respirabile” constatò Carletto il grilletto.
“Già, il venticello di stanotte ha ricambiato l’aria; speriamo che oggi nessuno faccia trattamenti antiparassitari” disse Ernesto la cicala.
“Ne dubito, già in lontananza si sente il rombo dei trattori che sferragliano e irrorano veleni” disse Carletto il grilletto. Il contadino era sempre chino sull’orto a zappare e ad irrigare sotto la canicola estiva. Dopo qualche giorno mentre la cicala Ernesto e il grilletto Carletto conversavano, da lontano nel vigneto si sentì giungere lo sferragliare tremendo del trattore che irrorava il diserbante nel terreno. Subito i due insetti fuggirono e andarono a rifugiarsi nella tana sotterranea dove, per le vibrazioni del trattore in movimento, lo sferragliare dei cingoli e il rombo assordante del motore al massimo, tremava tutto come se fosse in corso una scossa tellurica. Anche stavolta Ernesto la cicala si spaventava tantissimo e Carletto il grilletto cercava di rassicurarlo che lì, nell’orto del contadino, non gli poteva succedere nulla, era soltanto forte rumore.
L’aria in breve fu impestata di veleni chimici per seccare l’erba che infestava il vigneto. Il contadino anche stavolta fu costretto a lasciare il lavoro nell’orto e a rifugiarsi in casa con le finestre chiuse per non avvelenarsi. La cicala e il grilletto stettero mezza giornata nascosti nella tana e ne uscirono la sera quando l’aria era più respirabile. Questi episodi accadevano sovente, così la campagna dell’era moderna intensamente coltivata, non era più un posto dall’aria salubre come nell’antichità dove poter fare tranquillamente picnic. C’erano momenti nella giornata di serenità e di aria pulita – il vento nonostante tutto puliva l’aria – di cinguetti e di ronzii di api e di farfalle sui fiori di campo, ma un trattore era sempre in agguato, pronto a guastare tutto.
Un pomeriggio tardi, quando l’afa era minore, infatti, c’era un gruppo di ragazzi e ragazze che si era riunito in campagna per passare una giornata allegra a contatto con la natura. Sul prato giocavano a pallone o a rincorrersi, e gli schiamazzi e le risate risuonavano argentine nell’aria. Avevano portato tanta carne che dovevano arrostire sulla brace, una tale leccornia!, con sale, pepe e limone abbondante, e già i più volenterosi avevano acceso la carbonella per preparare la brace. Alcuni continuavano a giocare a pallone, altri si rincorrevano e altri parlavano. In quel momento, da lontano, si sentiva avvicinare il solito sferragliare di un trattore nel pescheto confinante, che trainava un atomizzatore che spruzzava ad altissima pressione acqua in minuscole goccioline tipo nebbia, mista a pesticidi.
I ragazzi dapprima quasi non ci fecero caso, intenti com’erano a divertirsi; ma quando il rumore si avvicinò e diventò assordante, tutti si fermarono a guardare in direzione del fracasso e videro il trattore guidato da un uomo che sembrava un marziano, protetto da un casco e una grossa maschera per non aspirare i veleni. Per colmo di sfortuna, il vento spirava nella direzione dei ragazzi, cosicché i miasmi in breve li soffocarono. D’istinto, tutti si portarono la mano alla bocca e al naso per proteggersi dal fetore, e cominciarono a fuggire verso il campo vicino per allontanarsi dal trattore. Al solito, il grilletto Carletto e la cicala Ernesto che si trovavano nel luogo del picnic intenti a conversare e a osservare i ragazzi che si divertivano, furono costretti a fuggire ancora verso la tana che conosciamo. Al solito Ernesto si spaventava e Carletto lo rassicurava mentre le vibrazioni scuotevano il nascondiglio. Dovettero rimanere dentro fino a sera. I ragazzi che si erano sparpagliati per il campo, si riunirono e osservavano quel trattore intento a lavorare di tutta lena nel rigoglioso pescheto.
“L’aria è diventata appestata, dobbiamo caricare le nostre cose e spostarci altrove, lontano, dove l’aria è ancora respirabile” disse uno dei ragazzi, e così fecero, nella speranza che non vi fosse un altro trattore in agguato a guastare i loro programmi. La sera il grilletto Carletto e la cicala Ernesto uscirono dal nascondiglio e trovarono un’aria appena respirabile. Ernesto disse che se ne tornava nella sua tana a dormire, mentre Carletto andò, saltellando e volando, sull’albero per incontrare il grilletto domestico Nicoletto che a quell’ora doveva essere uscito dalla sua cantina. Una volta incontratisi, il grilletto Carletto raccontò al grilletto Nicoletto l’ennesima disavventura capitatagli quel giorno.
“Purtroppo ormai dobbiamo convivervi con questa pratica dell’uomo” disse il grilletto Nicoletto. “Già!” esclamò pensoso il grilletto Carletto. Poi si misero a cantare allegramente per attirare le loro compagne. Crìcrìcrì, crìcrìcrì, crìcrìcrì. Il loro canto risuonava gradevole nel silenzio della notte. I due fidanzati, che si trovavano sdraiati sulle sdraio nella veranda, furono allietati da quel canto che accompagnava la loro conversazione mentre osservavano la mezza luna alta nel cielo. Crìcrìcrì, crìcrìcrì, crìcrìcrì.

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