C’erano una volta una farfallina variopinta di nome Tanina e un’ape di nome Rosina, che volavano felici al sole di primavera su di un campo di fiori selvatici. C’erano tanti colori nella campagna: varie tonalità di giallo, il bianco delle margheritine, il rosso dei papaveri, il viola delle violette, il verde delle foglioline. L’ape Rosina ronzava sui fiori per suggerne il nettare e farne poi squisito miele, mentre la farfalla Tanina suggeva il nettare per nutrirsi e favoriva, come l’ape Rosina, l’impollinazione dei fiori spostandosi da un fiore all’altro. Per tali motivi erano entrambe molto utili all’agricoltura. Mentre volavano s’incontrarono e si salutarono rimanendo sospese in aria.
“Ciao piccola ape, come stai?” chiese la farfallina Tanina.
“Bene,” rispose l’ape Rosina. Si presentarono, poi si posarono su una margheritina per suggerne il dolce nettare.
“Che magnifica giornata è oggi, soleggiata, azzurra e senza vento!” disse la farfallina Tanina con la proboscide ancora sporca di nettare. “Finalmente un po’ di sole, dopo questo lungo e piovoso inverno!” disse l’ape Rosina.
I due insetti fecero presto amicizia e s’incontravano tutti i giorni in quel grande campo fiorito e parlavano del più e del meno. Un giorno, mentre conversavano allegramente, arrivarono due grossi calabroni neri come la pece in cerca di piccoli insetti di cui nutrirsi. Appena videro la farfalla Tanina e l’ape Rosina, cominciarono a stuzzicarle e a prenderle in giro.
“Ehi, voi, bei ciucciafiori!, che fate nel nostro territorio? Non sapete che questo campo è nostro? Visto che non avete altro da fare che poppare fiori dalla mattina alla sera, andate a succhiare nettare da un’altra parte” dissero all’unisono i due calabroni con voce stentorea. Le due amiche, la farfallina e l’ape, smisero di conversare e diventarono serie, prevedendo guai in arrivo.
“Va bene, ce ne andiamo subito, non sapevamo che fosse vostro qui” disse Tanina con voce spaventata. I due calabroni per tutta risposta si misero a ronzare intorno alla farfallina per spaventarla ancora di più.
“Non vi vergognate, così grandi e grossi, a terrorizzare una farfallina innocua?” disse l’ape Rosina.
“Ehi, cacamiele, come ti permetti rivolgerti con questo tono a noi, tuoi superiori? disse uno dei calabroni.
“Sta zitta, ché ce n’è pure per te” disse l’altro calabrone che lasciò la farfallina e si mise a ronzare attorno all’ape Rosina per intimidirla. Per le due amiche sembrava mettersi male, quando giunse a cavallo un uomo, il vero proprietario del campo e degli alveari ivi presenti. Appena vide i due calabroni che infastidivano una sua ape e una bellissima farfalla, si tolse la giacca e cominciò a scacciarli con questa, guardandosi bene dal lasciarsi avvicinare, perché un morso di calabrone poteva risultare molto pericoloso. Per un po’ i due calabroni tentarono di ronzare intorno all’uomo e di pungerlo, ma questi fu molto abile ad evitarli e a scacciarli con colpi di giacca, fino a metterli in fuga.
Le due amiche potevano continuare a svolazzare tranquillamente sul campo fiorito e suggere il nettare dai nettarii dei fiori. “Grazie buon uomo” disse la farfallina.
“Di niente” rispose l’uomo.
“Devo controllare meglio il mio campo per difendere le mie api da tutti i malintenzionati” disse l’uomo rivolto alle due amiche. In breve uno sciame di api si avvicinò a loro per vedere che succedeva.
“Che succede Rosina?” chiese un’ape. “Che due calabroni ci stavano molestando e il nostro padrone ci ha difese” rispose Rosina.
“E’ meglio che state tutte unite per difendervi dai molestatori” disse l’uomo.
“Sì, è vero, l’unione fa la forza” disse un’altra ape.
“Bene, adesso devo andare a sbrigare altre cose; mi raccomando, restate unite e rifornite sempre gli alveari di nettare, ché tra qualche tempo devo raccogliere il miele per venderlo” disse l’uomo, che incitò il cavallo e se ne andò al galoppo.
“Avete sentito compagne?! Continuiamo a lavorare e restiamo unite, per il nostro bene e quello del nostro padrone” disse un’ape. Sciamarono in lungo e in largo per il campo fiorito, sotto quel tiepido sole primaverile e il profumo dei fiorellini. I piccoli insetti attiravano i calabroni che però stavolta non osarono infastidire le api riunite in sciami. Dopo un po’ due uomini con degli strani attrezzi in mano scavalcarono il recinto ed entrarono nel campo fiorito: erano due acchiappafarfalle. Appena videro la bellissima e variegata farfallina Tanina, presero ad inseguirla. Questa tentò di scappare, ma per gli uomini, essendo in due, fu un gioco facile acchiapparla con le loro reti.
“Aiuto! Aiuto!” strillava Tanina. Quando l’ape Rosina si accorse che l’amica era in pericolo, chiamò a sé tutte le compagne api e chiese loro di aiutarla a liberare la sua amica farfalla.
“Ben volentieri” dissero le api, e partirono in sciame verso i due uomini che già stavano scavalcando il recinto per uscire dal campo.
“Abbiamo preso una bellissima farfalla, ci mancava nella nostra collezione” disse soddisfatto uno dei due acchiappafarfalle, il più alto.
“Questa avrà un buon valore” disse l’altro uomo, quello più basso e tarchiato. Mentre parlavano così, lo sciame di api arrivò minaccioso e rumoroso coi loro molteplici ronzii e cominciò a ronzare intorno ai due uomini terrorizzati.
“Che vogliono queste api?” chiese il tarchiato.
“Non lo so, ma ci conviene non muoverci, ce l’hanno con noi” disse l’uomo alto. “Lasciate immediatamente la mia amica farfallina!” intimò Rosina ai due acchiappafarfalle.
“Ah, è la farfalla che vogliono!” disse il tarchiato.
“Conviene dargliela!” disse quello alto.
“Scherzi? Un esemplare così vale parecchi quattrini, e non voglio mollarla ad uno stupido sciame d’api!” disse il tarchiato.
Le api si avvicinarono ai due acchiappafarfalle fino a sfiorarli, girando attorno le loro teste con un terribile ronzio.
“Queste ci uccidono! Diamogli la loro amica e svigniamocela” disse l’uomo alto. “No, non gliela darò” disse l’acchiappafarfalle tarchiato che si mise a correre per il campo per sfuggire le api. Queste non lo mollavano un attimo però, e non lo pungevano solo per non rimetterci la vita, poiché una volta conficcatogli il pungiglione nella carne, questo non sarebbe più uscito e nello strapparlo l’ape sarebbe rimasta sventrata. Dovevano persuaderlo con la continua minaccia, senza pungerlo, ma il tarchiato continuava a correre senza arrendersi, ostinato a portarsi a casa la farfalla. In quel mentre arrivò il padrone del campo che raggiunse l’uomo in corsa e gli intimò di fermarsi.
“Che succede? Che ci fa nel mio campo?” chiese il padrone.
“Sono un acchiappafarfalle, e questa che tengo in questa scatolina l’abbiamo catturata poco fa in questo campo, ma queste maledette api non vogliono mollarmi” rispose tutto affannato per la corsa il tarchiato.
“Ammetto che lei dimostra un bel coraggio nel resistere alle mie api; ma devo chiederle di liberare la farfalla, in quanto mia proprietà, dato che dite di averla acchiappata nel mio terreno” disse il padrone da sopra il suo cavallo.
“Ma io non lo sapevo che fosse suo” disse il tarchiato.
“Avete però scavalcato il recinto, quindi avete violato una proprietà privata. Se non volete guai con la giustizia, è meglio che col vostro amico liberiate la mia farfalla, raccogliate le vostre cose e ve ne andiate subito da qui” disse il padrone del campo. L’amico intanto li aveva raggiunti e tutto trafelato volle parlare.
“Ha ragione lui, siamo in una proprietà privata, e noi abbiamo torto, quindi restituiscigli la sua farfalla e ringrazialo perché non ci denuncia” disse ansimante l’acchiappafarfalle alto. A malincuore il tarchiato liberò la farfallina Tanina, che tutta contenta cominciò a svolazzare vicino alle sue amiche api.
I due acchiappafarfalle avviliti, raccolsero le loro cose e se andarono uscendo dalla porta aperta del recinto. “Grazie signore per avermi salvata dai guai ancora una volta” disse la farfallina Tanina rivolta al proprietario del campo fiorito.
“Eh, pare proprio che i guai te li attiri mia bella farfallina!” disse il proprietario.
“Sarà perché sono bella e indifesa!” esclamò Tanina la farfallina. L’uomo e l’ape Rosina si misero a ridere. Per questa volta la disavventura di Tanina s’era risolta positivamente, poiché era rimasta vicina alle sue amiche api, e, come dice il proverbio: “L’unione fa la forza”.

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