C’era una volta un grande castello in cima ad una montagna difficilmente accessibile, dove vivevano un re e una regina coi loro ministri e cortigiani. Nonostante avessero provato tutti i rimedi dell’epoca, il re e la regina non riuscivano ad avere un figlio a cui lasciare l’eredità del loro regno. Un giorno giunse al castello un mago che diceva di avere il rimedio giusto per fare avere dei figli alla regina. Le diede da bere uno strano intruglio di colore verde con la raccomandazione di assumerne un bicchiere a stomaco vuoto, tre volte al giorno per tre giorni consecutivi. La regina, nella speranza di rimanere gravida, fece puntualmente quello che le aveva detto il mago. Dopo il primo mese dall’assunzione dell’intruglio verde, con somma felicità della regina e del re, ella risultò essere incinta. Col passare dei mesi il suo pancione si gonfiava a dismisura. I medici pronosticarono un parto gemellare.
Infatti, dopo nove mesi, nacquero addirittura tre bei bebè, due femminucce che si somigliavano perfettamente, e un maschietto. Li chiamarono Sofia, Laura e Berto.
Col passare degli anni i tre principini crescevano sani e belli, educati ai più sani principi e istruiti dai migliori maestri del regno. Mentre Sofia e Laura venivano istruite principalmente nelle materie più femminili come il canto e la musica, ma anche ad andare a cavallo, Berto veniva istruito soprattutto nell’arte del governare un regno, nell’uso delle armi e nella caccia, oltre che, naturalmente, nelle materie che studiavano le sorelle, come il canto e la musica, il disegno e la pittura, la letteratura e la poesia, la storia e la filosofia, la matematica e la geografia. Erano tutti e tre degli ottimi alunni e brillavano in tutte le materie, intelligenti e sensibili com’erano, ed erano anche capaci di creare dei versi originalissimi, di comporre musica e di dipingere quadri molto interessanti. Insomma, tutti e tre i principini erano, oltre che ottimi alunni anche degli artisti di talento, per la gioia e la soddisfazione del re e della regina.
Come abbiamo già detto, Sofia e Laura si somigliavano come due gocce d’acqua e vestite identiche diventavano irriconoscibili agli occhi non abituati a vederle quotidianamente. Le due principessine utilizzavano questa impressionante somiglianza per fare degli scherzi divertenti ai cortigiani e agli ospiti. Arrivò il tempo che le principessine raggiunsero l’età da marito e il principino quella di capo dell’esercito. Ben presto Sofia e Laura divennero promesse spose di due bellissimi principi, fratelli gemelli anch’essi, Orniolo e Baldassarre, figli del re della Persia. Berto chiese la mano della principessa Flavia, figlia del re dell’Iraq.
Un giorno, mentre le due principessine salivano a cavallo insieme al fratello principino Berto la strada in terra battuta che portava al castello, incontrarono una vecchietta vestita di nero, bassa, magra e nervosa e con dei capelli bianchissimi come neve raccolti a crocchia, che stava salendo la strada a piedi con molta fatica per chiedere udienza al re.
“Buon giorno signora, possiamo aiutarla?” le chiese Berto.
“Oh, sì figliolo, sto salendo al castello per parlare con il re di una cosa molto importante, ma sono così stanca!...” rispose la vecchietta.
“Si sieda su quella pietra e aspetti che le mandiamo il cocchiere per darle un passaggio al castello” disse la principessina Sofia.
“Sì sì, si riposi, che subito le manderemo una carrozza a prelevarla” disse la principessina Laura. La vecchietta apprezzò la gentilezza e la sollecitudine dei tre ragazzi che non sapeva fossero i principini.
“Grazie, grazie! Che Dio vi renda merito del vostro buon cuore” disse la vecchietta. Mentre le due principessine continuarono in direzione del castello al galoppo per affrettarsi a chiamare il cocchiere, il principino Berto rimase a fare compagnia alla vecchietta, così scese da cavallo e si sedette accanto a lei. Appena questa seppe che aveva appena parlato coi figli del re, si volle prostrare per rendere omaggio al principino.
“No, si sieda cara signora, non c’è bisogno che s’inchini” disse il principino Berto.
“Non sapevo chi foste, altrimenti non vi avrei importunati con la mia richiesta d’aiuto” disse la vecchietta.
“Invece ha fatto bene a chiedercelo. L’accompagneremo noi stessi da nostro padre” disse il principino.
“Grazie principino, è molto gentile da parte vostra prestarvi così in mio aiuto” disse la vecchietta. Dopo avere aspettato un po’, parlando del più e del meno, arrivò la carrozza. La vecchietta fu aiutata dal cocchiere a salirvi dentro, il principe rimontò a cavallo e si avviò davanti mentre la carrozza lo seguiva.
Il principino Berto stesso accompagnò la vecchietta nella sala delle udienze. Il re era occupato con un paio di sudditi che chiedevano un consiglio riguardo a una qualche loro questione. Quando ebbe finito, il principino Berto gli presentò la vecchietta che di nome faceva Amanda.
“Dunque signora Amanda, quale importante notizia vi porta al mio cospetto?” chiese il re. Amanda innanzitutto si prostrò ai suoi piedi, poi prese la parola per rispondere al re. “Mio buon sire, dovete sapere che c’è gente malvagia che è invidiosa della vostra felicità e della prosperità del vostro regno, così progetta del male nei vostri confronti” disse Amanda.
“E chi sarebbe tanto invidioso da volere addirittura il mio male?” chiese il re.
“Il re della Cina vuole il vostro regno per espandere i suoi confini fino all’Europa ed aprire in tal modo uno sbocco commerciale con il vecchio continente” disse la vecchietta.
“Ma io non gli ho mai negato il passaggio verso l’Europa!” disse il re sorpreso.
“In realtà caro sire, lo sbocco commerciale è solo un pretesto, quello che gli interessa veramente è il vostro florido regno” rispose la vecchina con voce tremante per l’indignazione.
“Ma voi graziosa vecchina, come fate a sapere tutte queste cose?” chiese il re. “Dovete sapere che i miei due figli commerciano spezie con la Cina, e in uno dei loro lunghi viaggi sono stati arrestati dalle milizie cinesi solo perché non si erano prostrati con la fronte a terra, al passaggio della regina sulla sua carrozza dorata trainata da quattro magnifici cavalli. Sono rimasti in carcere per due mesi in condizioni disumane, in una cella sovraffollata, buia e umida, sfamati a pane raffermo e ad acqua torbida. In quell’inferno hanno appreso dai compagni di cella dei piani del re cinese nei confronti del vostro regno, caro sire. Quando sono usciti erano sporchi, dimagriti e gravemente ammalati. Ancora qualche mese lì dentro e ci morivano i miei poveri figlioli!” esclamò piangendo la vecchietta. “Grazie a Dio sono stati curati da una famiglia di commercianti loro amici, che li hanno assistiti amorevolmente per due mesi, Dio gliene renda sempre merito,” concluse la vecchietta Amanda con voce addolorata. “Potrebbero essere solo delle voci messe in giro dai detrattori del re cinese,” osservò il re. “No sire, purtroppo è la verità; i miei figli ritornando a casa hanno visto coi loro occhi, appena una settimana fa, un esercito immenso dirigersi sui vostri confini,” ribadì la vecchina. “Appena stamane l’ho saputo, sono corsa ad avvisarvi mio buon sire,” aggiunse la vecchietta.
“Se le cose stanno così, non posso che ringraziarvi della vostra cortese sollecitudine” disse il re. “Dovere, mio sire! Dovere da parte di una suddita da sempre fedele e affezionata al suo re” rispose Amanda abbassando il capo in segno di riverenza. Subito il re incaricò il principino Berto di radunare il suo esercito e di andare incontro a quello nemico per frenarne l’avanzata. Lo raggiunse proprio mentre questo, numeroso e agguerrito, varcava il confine del regno nel punto meno protetto, dopo aver facilmente neutralizzato le poche sentinelle messe lì a guardia, depredando e bruciando i villaggi che incontrava, tutti abitati da sudditi inermi ai quali non restava che arrendersi allibiti alla furia del nemico. Berto si rese conto che il suo esercito da solo non poteva farcela a bloccare il nemico, così mandò due colombi viaggiatori con due messaggi che chiedevano rispettivamente rinforzi all’esercito del re della Persia e a quello del re dell’Iran. I due eserciti stazionavano a un’ora di cammino ciascuno lungo il confine est del regno per presidiarlo, uno a nord e l’altro a sud, dopo l’accordo seguito all’imparentamento dei tre regni, data la vulnerabilità di quella frontiera tanto aperta ai nemici.
L’esercito del principino Berto in attesa dei rinforzi combatteva eroicamente, ma l’inferiorità numerica ben presto ebbe la sua parte e molti valorosi soldati cominciarono a cadere uno dietro l’altro sotto i violenti colpi dell’esercito invasore. Lo stesso principino Berto fu preso prigioniero e i suoi uomini rimasero allo sbando, senza un capo che ne coordinasse con intelligenza i combattimenti. Proprio in quel momento arrivarono, quasi nello stesso tempo, i due eserciti che si congiunsero e in breve assalirono alle spalle l’esercito nemico. Ci fu una durissima battaglia, con tanti morti e feriti sparsi sul campo di battaglia dove Orniolo e Baldassarre, i due figli gemelli del re della Persia, e Aristo, figlio del re dell’Iraq e cognato di Berto, si distinsero per valore e capacità di condottieri. Dopo due giorni di aspri combattimenti l’esercito cinese si arrese. Il principino Berto fu immediatamente liberato e consegnato in perfetta salute ai tre valorosi condottieri. I quattro giovani furono felici di rivedersi sani e salvi e vittoriosi contro un perfido nemico che fu accompagnato fino all’uscita dai confini con l’invito di non farsi più vedere.
Il due eserciti ritornarono a presidiare il confine, uno a nord e l’altro a sud, capeggiati da due competenti generali, mentre i quattro giovani seguiti dall’esercito del principe Berto ritornarono al castello regio in cima alla montagna. Non appena le principesse Sofia e Laura videro arrivare i reciproci fidanzati, furono sopraffatte dalla gioia e corsero loro incontro nel cortile pazze di gioia; ma appena furono vicini ebbero un istante di esitazione. Entrambe le coppie di gemelli si somigliavano come gocce d’acqua e siccome era da tanto tempo che non si vedevano, veniva meno quella pratica quotidiana che permette di memorizzare le più lievi differenze che in due fisionomie apparentemente identiche pur sempre ci sono e che permettono di identificare queste senza errori. Ci fu un po’ di imbarazzo, dei sorrisetti e delle occhiatine timide; poi ognuno pronunciò il proprio nome e così poterono riconoscersi reciprocamente. Orniolo e Baldassarre scesero da cavallo e Sofia e Laura gli si slanciarono addosso ridendo e piangendo insieme. Si abbracciarono e si baciarono felici di rivedersi dopo tanto tempo, indietreggiarono e si guardarono e accarezzarono in viso per poi riabbracciarsi stretti come a non volersi più separare.
Il re e la regina andarono incontro al figlio Berto che nel frattempo era sceso anch’egli da cavallo e si congratularono con lui per la vittoria abbracciandolo affettuosamente; poi abbracciarono i due generi che ringraziarono per il loro decisivo aiuto nella salvaguardia del proprio regno.
“Adesso torniamo a casa dove vi laverete e riposerete. Poi pranzeremo insieme ai miei ministri e il gran visir e discuteremo della difesa del regno e del matrimonio di voi ragazzi” disse il re ammiccando alle figlie, soddisfatto e felice di vedere i propri cari sani e salvi e vincitori. Nella sontuosa sala da pranzo il re annunciò l’imminente matrimonio delle due figlie con i due gemelli Orniolo e Baldassarre e la data di quello meno vicino del figlio Berto con la principessina Flavia, figlia del re dell’Iraq, per il prossimo anno.
Furono invitati i reali della Persia e dell’Iraq con tutti i relativi parenti, ministri e ufficiali dell’esercito, tutti i parenti del re, i suoi ministri, gli ufficiali dell’esercito e la vecchietta Amanda coi suoi due figli come segno di riconoscimento per averli avvertiti dell’aggressione nemica. Il re regalò loro un appezzamento di terreno con una grande casa dove vivere e tanti soldi per vivere agiatamente tutta la vita senza preoccupazioni. Si preparò il doppio matrimonio nei minimi dettagli. Un mese dopo ci furono dieci giorni di sfarzosi festeggiamenti nel castello reale e in tutto il regno fra i sudditi. Il re promulgò l’amnistia per i reati meno gravi e abolì la pena di morte. Con un pizzico di tristezza per il re e la regina le due figlie Sofia e Laura seguirono i loro reciproci mariti nei loro regni. L’anno seguente si celebrò con la stessa sontuosità il matrimonio del principe Berto e la principessina Flavia. Il re annunciò il suo parziale ritiro dagli affari più pressanti del regno, sentendosi un po’ stanco e anziano e li affidò al giovane figlio Berto che guidò con saggezza e intelligenza il regno affidatogli. Si susseguirono molti anni di pace e prosperità, il re e la regina diventarono più volte nonni affettuosi e premurosi, e così vissero tutti felici e contenti, tranne il re della Cina che non poté mai digerire l’atroce sconfitta.

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