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I due paperetti

Angelo Lo Verme Entertainment - Fiabe
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paparetti

C’era una volta una paperella di nome Lella che passeggiava nel cortile con la tipica andatura da papera e starnazzava dalla mattina alla sera. Il cane Bill, che se ne stava tutto il giorno accucciato all’ombra a sonnecchiare, non la poteva sopportare.
“Un giorno o l’altro questa stupida papera me la mangio a colazione, così ritorna il silenzio in questo cortile” diceva il cane Bill.
“Sì, così ti becchi una randellata dal contadino, come quando hai cercato di aggredirmi” lo avvertiva il gatto Jerry, anch’egli sonnacchioso tutto il giorno. Fatto sta che Lella la paperella sembrava la padrona del cortile e tutta impettita lo percorreva facendo chiasso e irritando il cane Bill e il gatto Jerry. Il contadino invece era soddisfatto di questa paperella che aveva comprato al mercato ancora pulcino, così vivace e mangiona e che cresceva a vista d’occhio. La vedeva come un ottimo pasto per il prossimo Natale.
Un giorno il contadino portò dal mercato un paperetto di nome Berto, per fare compagnia alla paperella. Nel cortile gli schiamazzi raddoppiarono e così pure il fastidio dei più pigri, il cane Bill e il gatto Jerry. Le galline invece se ne stavano tutto il giorno a ruspare e a becchettare tranquille, senza curarsi dei due paperotti. Il cane Bill e il gatto Jerry pensarono a una furbizia per liberarsi dei due molesti paperotti. Mentre il contadino si trovava in paese, si avvicinarono a Lella la paperella e a Berto il paperetto, e gli intimarono di stare un istante fermi e in silenzio perché dovevano parlare con loro. A fatica i due stettero fermi mentre ascoltavano.
“Paperotti belli, noi vi vogliamo bene, e per questo vogliamo avvertirvi che il nostro padrone ha deciso di cucinarvi questa domenica che viene” disse il cane Bill.
“E’ vero, l’ho sentito pure io mentre parlava con la moglie e diceva che sì... le due ochette ingrassano bene... è meglio mangiarle mentre ancora sono tenere la prossima domenica... le faremo a forno” disse il gatto Jerry.
Le due ochette si spaventarono talmente tanto, che non vollero restare nemmeno un minuto di più in quel cortile; e fuggirono di corsa verso la campagna. Erano però dei paperi domestici e non sapevano come cavarsela in libertà, pertanto andarono incontro a mille disavventure. Arrivati in un cortile estraneo, appena cominciarono a becchettare il becchime sparso per terra, una ciurma di oche si mise a starnazzare correndo nella loro direzione, li beccarono per bene sulla testa e furono costretti a fuggire. Camminavano poi lungo un sentiero, quando un branco di cani li inseguì abbaiando come matti, così saltarono il recinto lì a fianco ed entrarono in una proprietà privata. I cani mastini di guardia appena li fiutarono li assalirono e loro fuggirono e si nascosero dentro una stretta tana. I mastini latravano inquieti e col muso odoravano il buco quasi a volerci entrare dentro e con le zampe cercavano di scavare per stanare i due poveri paperi.
 Arrivò il proprietario per vedere che cosa succedeva, chiamò i mastini e andò a legarli. Quando infilò la mano nella tana ed estrasse i due paperi, restò meravigliato. “Da dove spuntano fuori queste belle ochette” disse fra sé il proprietario, pensando già a come cucinarle.
“Ancora però sono piccoli paperi, dovrò allevarli un po’ per ingrassarli” pensò ancora il proprietario; e li rinchiuse dentro una gabbia. I due paperi erano notevolmente spaventati e starnazzavano per la paura e anche perché avevano perso la libertà, abituati com’erano a spaziare nel loro cortile.
Intanto il contadino, quando si accorse della scomparsa dei due paperotti, andò su tutte le furie.
“Non posso perdere così due paperi che fra alcuni mesi avrei potuto cucinare e gustare le loro succulente carni” disse fra sé il contadino. Adirato prese ad interrogare il cane Bill e il gatto Jerry, ma questi naturalmente finsero di non sapere assolutamente nulla dei due paperi. Allora si mise in sella e andò in cerca dei due paperotti, ma senza risultato.
Frattanto, dentro la gabbia, Lella e Berto soffrivano molto, rinchiusi com’erano in uno spazio tanto angusto, e non stavano zitti un attimo. I bambini del proprietario si impietosirono della situazione dei due paperi, così di nascosto dal padre li fecero uscire dalle loro gabbie. Appena furono liberi i due paperi si misero a starnazzare dalla felicità e cominciarono a giocare con i due bimbi. Si divertivano da matti tutti e quattro, quando tornò il padre che li sgridò: “Che state facendo? Perché i paperi sono fuori?”
“Papà papà, non rinchiuderli poveretti, sono tanto buoni!” esclamò uno dei bimbi.
“Lasciali liberi di giocare con noi!” esclamò l’altro.
“Assolutamente no, non possono stare liberi per il giardino, farebbero solo danni” rispose il padre.
“Allora facciamogli un recinto abbastanza grande nel terreno qui vicino, così non faranno danni e noi possiamo giocare con loro liberamente” disse uno dei bimbi.
“Sì, sì papà, è un’ottima idea!” esclamò l’altro bimbo più piccolo.
Per il padre, che aveva tutt’altre intenzioni riguardo il futuro dei due paperi, non era affatto una buona idea. Voleva solo ingrassarli un mesetto e poi farli a forno con le patate; altro che costruire un recinto e lasciarli giocare!, disse alla moglie. Ma questa intervenne in favore dei figli e dei paperi.
“E tu avresti il coraggio di ammazzare questi due innocenti paperi, ai quali i nostri figli si sono affezionati!” lo redarguì la moglie.”
“Noi non mangeremo mai la carne di queste papere” disse il bimbo più grande.
“Mai, mai, mai!” ripeté il bimbo più piccolo.
“Insomma, fate come volete” disse rassegnato il marito, che in fondo era una brava persona.
Lui stesso chiamò due operai e gli fece costruire un recinto abbastanza ampio dove le due ochette avrebbero potuto starnazzare felici. Al centro del recinto inoltre gli fece costruire un piccolo laghetto affinché i due paperotti potessero rinfrescarsi nelle ore più calde della giornata. Non gli fecero mancare mai il cibo e crebbero meravigliosamente, diventando due oche candide e grasse, circondate dall’affetto della famigliola. Dopo un po’ di tempo Lella la paperella depositò alcune uova che covò amorosamente insieme a Berto.
Dopo il periodo della cova, le uova cominciarono a schiudersi a uno a uno, lasciando uscire dai gusci tante belle paperelle pigolanti. La famigliola era cresciuta e visse felice e contenta per molto tempo, accudita amorevolmente dall’altra famigliola, quella composta da padre, madre e due bimbi.


Angelo Lo Verme collabora con noi da Mercoledì 16 Dicembre 2009.

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