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Tra poesia e freschezza: L’Arazzo di Eudossia

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Titolo: L’Arazzo di Eudossia; Autore: Sergio Altizio; Casa Editrice: ISMECA; Collana: Poeti Contemporanei Omero; ISBN: 978-88-6416-017-7; Prezzo: 12,00 euro.
É il 1972 quando Italo Calvino pubblica il romanzo onirico e suggestivo Le città invisibili; in esso, ricorrendo alla tecnica della letteratura combinatoria, l’autore descrive per bocca di un Marco Polo visionario, ad un Kublai Khan disilluso e sognante, una serie di città: tutte irreali, tutte verosimili, tutte logicamente costruite sulla base di un pensiero, una riflessione, un tema filosofico. Ciascuna di esse è un topos, una forma, una idea platonica, un’anima, o un riflesso dell’anima dello scrittore.
Di una delle città descritte nel romanzo, Eudossia, Marco Polo dice che custodisce un tappeto, un magnifico arazzo intessuto con precisione mirabile. Gli abitanti della città sono convinti che ad ogni filo, ad ogni parte del disegno del tappeto corrisponda un luogo della loro città, anzi il luogo, l’essenza più vera dei luoghi della città, lo schema geometrico, platonico, dell’anima della città stessa. Ogni abitante di Eudossia, dice il viaggiatore veneziano, confronta all'ordine immobile del tappeto una sua immagine della città , una sua angoscia, e ognuno può trovare nascosta tra gli arabeschi una risposta, il racconto della sua vita, le svolte del destino.
É in questo senso che deve essere letta la scelta di Sergio di intitolare la propria raccolta di poesie l’Arazzo di Eudossia : come se, allo stesso modo che tra il tappeto e la città, si possa stabilire un rapporto di verità assoluta e verità possibile tra la propria anima, la propria mente e la propria personalità e ciò che si è costretti, per cause disparate che tarpano le ali dei sogni, ad essere davanti al mondo. Questa raccolta, la prima pubblicata dall’autore, mostra infatti quaranta componimenti a tema vario, che sembrano nati quasi spontaneamente, germinati da un monologo diuturno e incessante con sé stessi; il trasferimento sulla carta sembra essere una operazione accessoria, o addirittura un pretesto. Punto di forza dell’opera è forse proprio questo: che i temi trattati dall’autore – sebbene riportati con un gusto particolare per la metafora malinconica, diafana, talvolta addirittura ermetica – sono temi che ciascuno di noi ha sentito propri almeno una volta, su cui ogni mente sensibile si è fermata almeno per un attimo, intorno a cui noi tutti abbiamo provato il desiderio di costruire una sensazione poetica. Così è per il senso di smarrimento di fronte alla bellezza naturale, per le riflessioni sugli scopi e i significati dell’esistenza, per l’abbandono alla malinconia dell’amore perduto; tutti temi sviluppati in più di una poesia della raccolta.
Basta questo per indicare l’autore come autore popolare? Forse no. Per quanto i temi siano semplici, nati da episodi biografici, perfino banali, l’opera sembra conservare un’attenzione per la musicalità, per la cadenza, per l’assaporamento lento e metodico delle parole. Come un buon piatto, il libro vi nutre di significato proprio nel momento stesso in cui credete di stare giudicandolo per la tecnica. E vi invita, come il tappeto della città irreale, a trovare in esso la vostra risposta, il racconto della vostra vita, le svolte del vostro destino.


Nicolò Altizio collabora con noi da Lunedì 29 Marzo 2010.

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