Si ascolta la voce dei libri, quella degli autori.
Per la sua inaugurazione, Ubik ha passato il microfono ad una personalità importante che, nonostante la sua età, Mario Desiati, ha raggiunto traguardi notevoli, come essere uno dei finalisti del Premio Strega con il romanzo Ternitti.
“Chi ha detto più libri ha più chance nella vita” le parole del giovane martinese, precedute da una lunga e approfondita presentazione del libro tenuta da Vincenzo Garganese, il quale ha elogiato il linguaggio e i personaggio femminile di Mario, ha sottolineato la salentinità e la struttura del volume, ha richiamato all’attenzione la letteratura pugliese, che “cerca di resistere all’abbandono, che vuole riscattare il proprio ruolo”.
In silenzio Mario ha ascoltato le parole del preside; prontamente ha risposto alle sue parole: “ Il libro nasce dalla voglia di onorare il territorio. Ho rubato aneddoti dai bar, ho rubato gli sguardi, ho rubato le storie, perché infondo è questo che fanno gli scrittori.
Il mio personaggio femminile, Mimì, lascia a 15 anni casa sua, la puglia, per seguire il padre intento a lavorare in Svizzera in una fabbrica di amianto. Al suo ritorno vede cambiato il suo paese, forse perché anche lei è cambiata; ma soprattutto vede morire persone che non conoscevano le proprietà tossiche dell’amianto.
Mimì è però anche una mamma, una donna coraggiosa, anche se piena di ombre. È una donna che parla da sola, che ha paura, è una fanatica di amore folle. Un amore meschino dalla parte del compesano Lui, Ippazio, un amore unico da parte di Lei.
Ternitti ha però al suo interno anche il linguaggio dell’anima, quello che ognuno di noi sviluppa a sua immagine: il dialetto. Il titolo stesso è una storpiatura di Eternit, che in dialetto salentino significa tetti. La stessa Mimì quando si arrabbia parla in dialetto.
Devo confidarvi che il romanzo è nato come un gesto di amore, il mio: mi sono innamorato di Mimì, di tutte le sue sfumature.”
Una conversazione costellata di simpatia, citazioni, metafore che ha catturato lo sguardo di persone anziane e di giovani attenti alla grazia di espressione e alla tradizione contenuta nella mente del giovane scrittore.

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