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La vita di Vincent Van Gogh, una follia geniale

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follia

Una barbetta rossa caprina, un tozzo di pane e un pezzo di formaggio. Si è nutrito così in tutta la sua vita. Da evitare assolutamente la carne. Abituarsi a un tenore di vita superiore, che magari non si poteva sopportare, era una priorità. Evitava la carne anche quando gliela offrivano in una cena.
Tele e colori sempre a portata di mano, l’importante è dipingere, a qualsiasi costo, anche a costo di dar via tutti i suoi lavori al fratello purché gli desse soldi per procurarsi tele e colori. E gli occhi di tutti puntati addosso come se se fosse un matto. Introverso e schivo sin da fanciullo, quando preferiva starsene da solo anziché giocare con i suoi amichetti.
Il suo nome, Vincent, richiama subito il suo cognome e, inevitabilmente, ci troviamo a pronunciare: Vincent Van Gogh. Ma chi era davvero quest’uomo, quest’anima splendida e tenace. Ci aiuta a comprenderlo un punto interrogativo che troviamo abilmente nel titolo dello splendido libro (edito da Bompiani) scritto da Giordano Bruno Guerri: “Follia?”. Già proprio la follia, ma che cos’è la follia se a giudicarla tale sono giudici ipocriti e privi di sensibilità? Giordano Bruno Guerri l’autore del saggio, fa della sensibilità la sua linea giuda per spiegarci la vita di Vincent Van Gogh.
Si certo, un uomo che si taglia un orecchio non può che essere pazzo, direbbero i giudicanti. Pazzo? Tutt’altro scrive Guerri, è il peso del genio che aveva addosso altro che pazzia, che cos’è un orecchio tagliato di fronte al peso da sostenere di un genio?

 


Francesco Roselli collabora con noi da Martedì 03 Novembre 2009.

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