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Il mondo Meraviglioso di Alice/Carroll

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Di meraviglie in questo mondo ce ne sono. Possiamo osservarle, toccarle, sentirle, vederle.
Tuttavia sappiamo bene che queste non bastano. Non sono mai bastate a nessuno, in realtà.
Ripercorriamo i ricordi d’infanzia. Sin d’allora abbiamo aggiunto all’elenco altre meraviglie, dettate dalla nostra mente, dalla nostra immaginazione.
Tutti abbiamo creato un nostro mondo ideale, un paese ricco di giocattoli, cioccolata, fango e pioggia, palloni e tutù. Ognuno l’ha caratterizzato con le proprie aspirazioni nei sogni, nei pensieri.

Quasi tutti l’hanno tenuto nascosto per se, alcuni hanno avuto il coraggio di mostrare qualcosa, altri son stati sfacciati al punto da mettere tutto per iscritto e da affiancare ad ogni parola, un segno di pazzia. La pazzia infantile che ha contagiato tutti, almeno una volta nella vita.
Un certo Charles Lutwidge Dodgson, meglio conosciuto come Lewis Carroll, lo ha fatto, per esempio.
Era 1862 quando ha mostrato al mondo intero il suo Paese Meraviglioso e lo ha fatto accompagnando per mano una certa Alice, muovendosi incautamente, ignaro del fatto che in tanti lo avrebbero seguito silenziosi in questa avventura.
Le vicende di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e poi più tardi “Attraverso lo Specchio( e cosa Alice ci trovò)” in realtà sono del tutto dedicate ad una fanciulla, una certa Alice Liddell, ma forse anche a tutti i bambini del mondo.
Carroll aveva una vocazione per chiunque fosse più piccolo di lui. Forse si sentiva più vicino a loro ed è risaputo infatti che con loro intrattenesse più conversazioni rispetto agli adulti.
Carroll aveva in se un’anima gioconda che è riuscito ad esternare solo parlando di gatti pazzi e cappellai impertinenti.
Perché solo in questa situazione? Come lo definivano nella realtà? Un signore timido, balbuziente, immaturo, gelido.
Eppure qualcosa non quadra: nella realtà un uomo posato, nel libro un animo intraprendente, avventuriero.
Niente di strano. Si, perché lui è Alice ma oltretutto custodisce parti di se, come tutti facciamo, adattandoci ai momenti della vita.
Alice è un’identità in continua trasformazione e le sue caratteristiche esulano l’indecisione, l’immaturità. Tuttavia non sono da rimproverarle i pianti improvvisi perché, non dimentichiamo, è sempre una bambina.
Essa appare lungimirante e affronta con curiosità tutti i personaggi che il suo scrittore le pone dinanzi.
Tra cui l’incontro con il Bruco che fuma il narghilè, uno dei più significativi:
“ Alice e il Bruco si fissarono per qualche istante in silenzio: alla fine il Bruco[…] si rivolse a lei con una voce languida e assonnata:
- Chi sei?- le chiese il Bruco.
Come inizio di conversazione non era incoraggiante.
Alice rispose alquanto timidamente: - Non… non saprei dirglielo, in questo momento… sapevo chi ero quando mi sono alzata questa mattina, ma credo di essere cambiata parecchie volte da allora”.

Carroll ci propone un mondo fatto di una folle routine, di personaggi che vivono giornalmente esperienze magnifiche e che nonostante tutto, non si rendono conto di ciò.
Eppure, come avviene anche con il Brucaliffo, nel fantastico si ritrovano riferimenti alla vita vera, la nostra. Chi per esempio non si è mai chiesto “Chi sono?” o “Cosa voglio essere?”.
Quella di prendere un the con dei matti, o meglio con una Lepre Marzolina e un Cappellaio del tutto suonato, potrà sembrare una trovata eccessiva. Com’è anche inverosimile l’indovinello che lo stesso cappellaio propone alla giovinetta : “Che cos’hanno in comune un corvo e una scrivania?”
Ma vi sembra illogica anche l’orazione sul Tempo? “Non sopporta di essere battuto- disse il Cappellaio- Ma vedi, se tu ci andassi d’accordo, lui farebbe quasi tutto quel che vuoi con l’orologio”
Ed ancora l’incontro con il gatto del Cheshire, il più enigmatico ma meno ostile, risulta contenere uno spettacolare intento formativo:
“Micino del Cheshire - cominciò timidamente[…] Alice- Mi vorresti dire,per piacere, da che parte si va da qui?
- Dipende soprattutto da dove vuoi andare - disse il Gatto.
- Per me fa lo stesso- disse Alice.
- Allora non ha importanza la strada che prendi - disse il Gatto”

Quello di Alice (e forse anche di Carroll) è in definitiva un viaggio che porta alla maturità. Né è la dimostrazione il secondo volume, in cui la bambina diventa Regina, cioè responsabile.
La lettura di questo libro è sicuramente sconvolgente, si ha l’impressione di perdersi delle volte e di sentirsi pazzi, proprio come i personaggi che lo dominano.
Perdersi per poi ritrovarsi in situazioni imprevedibili.
Questo libro riproduce in maniera esaustiva il viaggio che ognuno fa, la vita stessa, tra le sue meraviglie, ma purtroppo anche tra le assurdità che questa ci propone.

 

 


Autore di questo articolo: Arianna Cavallo

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