Il termine viene utilizzato per aggettivare uno specifico genere di rock, il punk rock per l’appunto, ovvero una musica molto rumorosa e rozza, quasi sempre realizzata per lo più da musicisti tecnicamente scarsi.
I suoi luoghi natii sono prevalentemente l’East Coast degli Stati Uniti (soprattutto New York e Detroit) e la capitale inglese, Londra. Le band più rappresentative sono senza dubbio i Sex Pistols e i Ramones in primis, seguiti a ruota dai The Clash, e i Generation X. Di sicuro, la nascita di questo genere musicale (ma anche stile di vita) ha una motivazione, seppur inconscia. Difatti, gli anni settanta sono gli anni di protesta, e non solo contro le case discografiche che pensavano principalmente al proprio tornaconto personale. Vi erano anche altre motivazioni, se vogliamo, più profonde. La corrente giovanile si sentiva sconfitta, in quanto si era impegnata nel precedente decennio in una serie di lotte politiche, civili e sociali (che caratterizzarono anche il panorama musicale di quel tempo) per la maggior parte perse. La generazione degli anni ’70, dunque, soprattutto i giovani abitanti di quelle metropoli, cominciò a credere che l’anarchia fosse l’unica strada percorribile in una società corrotta e marcia, comandata sempre dalla solita élite, in cui non v’era spazio per i giovani. Bisognava, dunque, per protesta rompere gli schemi: ecco perché molto spesso venivano associati ai punk anche atteggiamenti nichilistici ed autolesionisti, tipo il tagliarsi con lamette da barba il proprio corpo e il far uso costante ed eccessivo di alcol e droghe.
Di conseguenza, è di facile intuizione quanto la cultura punk promuovesse l’infrazione per lo più costante delle regole. Essere controcorrente doveva essere un must. Non attenersi ai dettami della società “malata”. Ciò lo si notava anche dal look: crestoni molto spesso tinti di colori volutamente sgargianti, pantaloni, per lo più jeans, usurati e sporchi, magliette sudice e consumate, chiodo consunto ricoperto di borchie e spille, anfibi, catene come collane e lucchetti come ciondoli, piercing e tatuaggi. Il tutto contornato da uno scarso igiene del soggetto, poco incline all’utilizzo di acqua e sapone. Bisognava essere “ripugnanti” anche in ciò.
L’abbigliamento, dunque, diviene fortemente un simbolo di protesta contro la società non accettata, anzi, era inteso come lo specchio della società stessa.
Da qui si deduce che il fenomeno era in realtà molto più complesso di quanto non sembrasse, e che non investiva solamente il mondo musicale.
Ma la sua vita non fu molto longeva. Il movimento, infatti, è morto verso la fine degli anni ‘80 per dar spazio a generi musicali da esso derivanti, ma contaminati. Ciononostante, ha scritto una pagina di storia. Tuttoggi non è raro incontrare in determinate zone, soprattutto di grandi metropoli, punks che bivaccano e che seguono lo stile di vita degli ormai passati anni settanta, continuando ad ascoltare gruppi come Sex Pistols e Ramones, vere e proprie icone del punk rock e “mentori” di quel modello di vita.
Un genere musicale (ma non solo) che, sebbene ormai scomparso, in quanto sono davvero minime le band che lo producono senza contaminazioni, continua ad ammaliare generazioni intere di adolescenti degli anni duemila, nonostante fossero trascorsi quasi trent’anni.

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