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REWIND://Nick Cave – “The boatman’s call”

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Nessuno si sarebbe sognato, neanche lontanamente, che nel 1997 Nick Cave si mettesse a fare un disco dai toni mistici e rivolto quasi completamente alla ricerca di Dio. Per tante ragioni. Il primo disco dell’angelo nero (eccone una) australiano che risale al 1984 rappresenta l’apocalisse nella storia della musica rock, una sorta di distruzione/autodistruzione che non lascia presagire alcun tipo di palingenesi. Quasi ogni anno Nick Cave sfornava dischi sempre più cupi, sicchè i critici musicali e i suoi fan, pur gridando ai capolavori, scommettevano circa un suicidio sempre più probabile e prossimo dell’australiano invischiato sempre più nel tunnel delle ossessioni e della droga. Eppure con “The boatman’s call”, l’artista ci fornisce tutte le motivazioni che lo hanno mantenuto in vita e che lo hanno cambiato profondamente.

Dopo una serie di pellegrinaggi dell’anima, questa, richiamata da Caronte, decide di convertirsi e dedicarsi completamente alla ricerca dell’uno al di sopra del bene e del male, affidandosi completamente a Dio che è l’unica salvezza possibile e inaspettata, necessaria ma non forzata, l’uscita del labirinto insomma. Le liriche di Cave sono profonde e intense come la sua voce del resto che si è parecchio addolcita rispetto all’esordio di From Her to Eternity di tredici anni prima. La musica poi, spettrale, ipnotica, ridotta all’osso e per questo funzionale sia alla tematica del disco, sia all’estetica dark del cantautore. Ogni brano del disco è un capolavoro assoluto, una preghiera, un’invocazione al perdono: si parte da Into my arms che esprime il desiderio di stare nelle braccia del Signore, si attraversano dubbi pericolosi con (Are you) the one that I’ve been waiting for?, per concludere  elogiando la bellezza con Green Eyes. Nel 2001 è uscito l’ultimo disco di Nick Cave, No more shall we part, che è anch’esso dominato da tematiche esistenziali che confluiscono nella religione. Adesso, ascoltandolo, Nick Cave sembra un angelo bianco, un uomo sereno che pur non abbandonando la strada del dubbio terrificante e sconvolgente, ha trovato la giusta collocazione in un mondo troppo spesso insensibile al dolore.

 


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Mauro Stallone collabora con noi da Lunedì 26 Aprile 2010.

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