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REWIND//: Fabrizio De Andrè, “Creuza de ma”

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Il vuoto lasciatoci dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè, avvenuta l'11 gennaio del 1999, non potrà essere colmato da niente e nessuno. Per tante ragioni. In primis per l’uomo che De Andrè era, una persona umile e sempre vicina alla gente più povera e vilipesa, senza però mai prendere posizioni politiche striotipate, e non per qualunquismo ma per un terribile desiderio di purezza morale.

Le liriche di De Andrè sono delle poesie straordinarie per forza realistica, ironica ed evocativa, e tutti i suoi lavori costituiscono ardite operazioni intellettuali che spaziano dai Vangeli Apocrifi (“La Buona novella”) all’antologia di Spoon River dell’americano E.LeeMasters (“Non al denaro, non all’amore, né al cielo”), tanto per fare degli esempi. Probabilmente il più grande lavoro del cantautore è proprio un progetto pensato come isolato dal corpus dei suoi lavori: nel 1984 insieme a Mauro Pagani, polistrumentista di derivazione Rock e storico membro della PFM, De Andrè realizzava la massima opera in Italia nel campo della canzone. “Creuza de ma”, completamente in dialetto genovese, rappresenta un viaggio purificatore nelle acque e nelle tradizioni che si specchiano nel Mediterraneo, un disco di poesia assoluta, di libertà, un tributo alla terra in un intreccio di memoria e di aromi che affiorano come simboli per tutto il corso dell’ascolto. Capolavoro nel capolavoro, il disco segna una svolta in Italia nel campo della world music, già per la verità prefigurata dagli Area di Demetrio Stratos, ma che trova il suo consapevole manifesto d’intenti proprio con De Andrè. Inoltre De Andrè e Pagani anticipano di qualche anno il messaggio del capolavoro world music di Peter Gabriel, “So”, disco fondamentale per la conoscenza e la diffusione a largo raggio di quel tipo di musica senza confini etnici e razziali. “Creuza de ma” è un disco diverso dai soliti - si fa per dire - lavori di De Andrè (a cominciare dalla splendida copertina) perché al suo interno c’è un’attenzione particolare al suono e alle musiche fino ad allora messa in secondo piano dal cantautore genovese per favorire i testi. Qui invece, testo e musica si fondono magicamente come in nessun altro lavoro della scena pop(ular) italiana (sentire Da a me riva e Sidun per rendersene conto), e poi quel cantato genovese, le atmosfere esotiche(orecchie puntate all’esotismo-erotismo di Jamin-a) create dai più svariati strumenti, quella profondità lirica(Creuza de ma) che scava fin dentro l’anima: questo e altro ancora è “Creuza de ma” la cui lezione servirà a De Andrè per i suoi due ultimi successivi lavori, cioè “Le Nuvole” e “Anime Salve”. Comprare questo disco non significa una volta tanto arricchire l’artista o l’etichetta discografica che lo produce, ma far vivere De Andrè in eterno. Lo merita.  

 

 


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Misha |20-05-2010 14:55:42
Unico e grande Fabrizio. Bravo Mauro per questo ricordo.
Mauro |20-05-2010 19:14:03
Ti ringrazio

Mauro Stallone collabora con noi da Lunedì 26 Aprile 2010.

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