José Marcelo Salas Melinao detto “El Matador” è il nostro grande dimenticato della settimana, anche lui è un calciatore, non un calciatore di poco conto, è stato infatti uno dei più celebri marcatori militanti nel campionato italiano. Ripercorriamo la sua storia dal principio:
Nasce nel 1974 a Temuco, in Cile. Calcisticamente debutta nelle giovanili del Santos Temuco Fc e dall’83 fino al 91 si fa le ossa in un campionato dimenticato da Dio. Dal 1991 al 1993 assapora una vera squadra di calcio: l’Universidad De Chile, anche se il suo debutto in squadra maggiore avverà solo nel 1994.
Qui esplode: in 27 partite sigla 25 reti e comincia a passare la voce di un piccolo talento nascente. Dopo aver quasi sfiorato il traguardo delle 50 reti in Cile, il River Plate decide di acquistarlo nel ’96. In due stagioni siglerà più di 25 reti, vince due titoli di Apertura (1996, 1997) ed uno di Clausura (1997), una Supercoppa sudamericana nel 1997, anno in cui vince anche il Pallone d'Oro sudamericano, conferito annualmente al giocatore sudamericano che più si è distinto nella stagione.
Bottino di visibilità conquistato gli valgono le mire dei club europei che puntano gli occhi su di lui, la Lazio rischia e ottiene ottimi risultati: la prima stagione in biancoceleste inizia con la vittoria della Supercoppa Italiana contro la Juventus e termina con la vittoria della Coppa delle Coppe. Nel 1999-2000 raggiunge i risultati più importanti, conquistando la Supercoppa europea contro il Manchester United, realizzando il gol vittoria, la Coppa Italia e lo Scudetto, che mancava dalla stagione 1973-1974. Lascia la squadra romana al termine del campionato Serie A 2000-2001, concluso al terzo posto, con 34 reti realizzate in 79 partite di campionato ed un totale di 48 gol in 117 gare.
Trofei, reti e personalità: caratteristiche che lo portano vicinissimo al campionato spagnolo che punta gli occhi su di lui specialmente con Real Madrid e Barcellona. Ma tra i due contendenti la spunta a sorpresa la Juventus che per 25 miliardi lo porta a Torino. Qui a seguito di una distorsione al ginocchio, si procura la rottura dei legamenti e l’infortunio lo costringe a un lungo periodo di stop. Al suo ritorno Di Vaio, appena acquistato, gli sbarra la strada e le possibilità di giocare da protagonista sfumano.
Decide di effettuare un dietro front, sponda River Plate, dove viene accolto come un mito. Più tardi, dopo due stagioni in Argentina, si ritira in patria, nuovamente all’Universidad de Chile dove dal 2005 al 2008 chiude la sua carriera ritornando a vestire i panni di leader: in 75 presenze 35 reti siglate.
Nella sua partita di addio al calcio, disputata a 35 anni, sigla addirittura 3 reti e abbandonando il campo in lacrime, saluta tutti, arbitro e portiere avversario compreso, tra i cori dei tifosi e il calore della sua gente.
Ora? Si è ritirato a vita privata, El Matador ha una certa età, ma fonti indiscrete parlano di un lento avvicinamento al calcio, certamente il Cile sarebbe prontissimo a riaverlo in patria, magari nelle vesti di dirigente o allenatore.

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