Domenico Morfeo è il “Grande Dimenticato” della settimana. La motivazione che spinge a celebrare la memoria del calciatore italiano originario di Piscina è figlia della volontà di smentire che il “calcio vero” sia solo gestito all’estero o con i grandi capitali.
Calcisticamente Morfeo nasce all’Atalanta, precisamente presso le giovanili della squadra bergamasca. Sviluppa sin da subito elevate capacità di dribbling e tiro a rete, dimostrando una elevata duttilità a centrocampo. Per queste motivazioni nel 1993 effettua il suo debutto nel calcio di serie A/B proprio nella sua Atalanta.
Resterà in nearozzurro fino al 1997 totalizzando un bottino di 22 reti e tante belle prestazioni. La Fiorentina mette gli occhi su di lui e ne acquista le prestazioni nella stagione successiva ma non tutto procede come sperato: si procura un brutto infortunio e la stagione è carica di nervosismi per il riccioluto fantasista. Nella squadra viola la concorrenza con l’estro di Rui Costa è ben visibile e molto spesso disputa solo spezzoni di partita. Come spesso abbiamo constatato con i nostri “Grandi Dimenticati” dopo il successo e l’apice, giunge inequivocabilmente il declino sempre preceduto dal girovagare per team in cerca di identità.
Il Milan, quindi, crede nel ragazzo e per valorizzarne il contenuto lo acquista con una gran dose di coraggio ma in 11 presenze non giungerà mai alla rete. I rossoneri sembrano comunque credere in lui e per farlo sbloccare lo girano in prestito prima al Cagliari poi al Verona dove non riuscirà a venire mai più fuori. Al Verona era stato fortemente richiesto da Cesare Prandelli, profondo conoscitore di Morfeo durante gli anni atalantini.
La Fiorentina riprese stranamente il giocatore senza troppi indugi per poi girarlo in prestito nel 2001 all’Atalanta, unica squadra capace di poterlo rianimare. In 17 presenza sigla 5 reti, finalmente uno standard accettabile anche se notevolmente lontano dalle sue possibilità. Nel 2001, dopo la cessione di Rui Costa, Cecchi Gori concesse ancora fiducia al fantasista, ma la stagione fu disastrosa per tutti i viola, culminando nella retrocessione. La fiorentina nel 2002 fallì e Mimmo, che aveva instaurato un rapporto poco felice con i tifosi viola, si ritrovò clamorosamente svincolato. Ecco giungere Moratti che da “buon samaritano” raccoglie lo sconsolato ragazzo e lo getta nella mischia della frenesia dei ritmi milanesi. Era solo un rincalzo e totalizzò soltanto 17 presenzi con annessa una sola gioia del gol. Ricordato malamente dai tifosi interisti perché capace di sbagliare due calci di rigore durante la stessa partita.
Fu lo stesso Morfeo a chiedere più spazio alla società nell’anno successivo, certamente pensava di poter dare ancora tanto al calcio italiano, così fu prestato al Parma dove ottenne sin da subito il ruolo di leader del campo: impostava, calciava, divertiva e cosa più importante giocava. Dal 2003 al 2005 sigla 12 reti e si ambienta sempre con più solidità in Emilia. Il Parma decide di riscattare l’intero cartellino nel 2005 per assicurarselo fino al 2008. Ma la squadra è più slegata di prima, andarono via alcuni giocatori chiave e il suo gioco frizzante venne sminuito. La sua “arroganza” palla al piede lo portava ad essere continuo bersaglio dei difensori e lo portavano spesso a infortuni fastidiosi. Nel 2008 giunge a Brescia per poi rescindere poco dopo il contratto per “mancanza di motivazioni”. Nel 2009 si porta alla Cremonese di Mondonico, senza dare segni della sua presenza.
Ora? Un “felice” svincolato, certamente un calciatore ricco di capacità e di talento male investito, finendo per diventare contropartite di diverse trattative che ne hanno influenzato notevolmente il suo rendimento.

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