Classe 1967, Roberto Baggio è stato un calciatore storico italiano, contraddistinto da una carriera lunga e prosperosa. I primi passi calcistici li muove nel Caldogno, squadra della sua città, anche se ben poche sono le informazioni che ci giungono da questo impiego, negli anni ’80 passa alle giovanili del Vicenza, per poi esordire in prima squadra. Da li la Fiorentina non se lo lascia scappare e se ne appropria per cinque lunghi anni, dove raggiunse una finale di Coppa UEFA proprio contro la Juventus, poi persa.
Ironia della sorte volle che fosse proprio la Juve a puntare tutto su di lui, il suo ruolo di attaccante e trequartista rendevano il suo impiego molto facilitato e venivano creati i presupposti giusti per una squadra di fantasia. In bianconero concretizza 78 reti, vincendo uno scudetto, Coppa Italia e Coppa UEFA. E’ proprio nell’ annata juventina che viene consacrato come vero talento conquistando il Pallone d’oro e il FIFA World Player che lo elevarono a “calciatore dell’anno”. Dopo la Juvenuts, fu Galliani a puntare lo sguardo sul Codino e riuscì a strapparlo ai bianconeri per volere di Fabio Capello. Pare che proprio lo stesso Galliani avrebbe voluto prenderlo già dai tempi della Fiorentina, poi concesso alla Juve a titolo di “favore personale”. I suoi anni al Milan sono due per poi fare rotta a Bologna dove lo stimolo di una salvezza e qualcosa in più lo fanno sognare, mette a segno ventidue reti in una sola stagione in rossoblu. Ovviamente dopo aver fatto il giro delle big mancava solo l’Inter che non si lasciò sfuggire l’occasione per fare rinasce il giocatore ad alti livelli. Ma Baggio è già in leggero calo e in una grande squadra non si esprime come vorrebbe, il suo bottino reti si ferma a nove centri con 41 presenze in due stagioni, sotto i suoi standard. Ecco quindi riapparire la “sfida” per Baggio e sposa la causa bresciana, diventandone leader indiscusso in quattro anni di fuoco, dal 2000 al 2004, fatti di goal, di assist e di giocate pregevoli. 95 presenze e 45 gol, quasi un gol ogni due partite, un ritmo molto buono considerando l’età del calciatore e la composizione di una squadra non proprio di livello.
E ora? Dopo quegli anni, Baggio diede l’ addio al calcio, restando nella memoria di tutti i tifosi di Italia avendo fatto un po’ il giro del calcio Italiano che conta. Recentemente ha rilasciato un intervista nella quale commenta con grande spirito la sua vita attuale, dedicata al Buddismo e alla carità. Ha scritto un'autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo, nella quale, oltre a raccontare i periodi difficili dopo i gravi infortuni e il suo rapporto con la fede buddhista, descrive ed approfondisce i suoi complicati rapporti con alcuni allenatori. Nelle recenti dichiarazioni non ha escluso un suo possibile ritorno al calcio nelle vesti di allenatore, non ha mai nascosto la volontà di avere il desiderio di allenare la nazionale, si dice molto vicino a Guardiola e Leonardo con i quali si sente costantemente. Dunque non escludiamo di poter leggere qualche titolo magari nella prossima stagione per annunciare un gradito ritorno. Fino a quel momento non ci resta che celebrare le sue gesta calcistiche e la sua classe. Doti di una persona mai dimenticata come uomo per la sua lotta alla povertà dei paesi poveri e certamente per questo grande.
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