Lele Oriali, al tempo ds del Bologna, contatta nel ’95 Michele che già stava pensando al “dopo calcio”, a cosa avrebbe fatto dopo aver appeso le scarpe al chiodo, vista la penuria di offerte di ingaggio. Quel momento però arrivò circa 10 anni dopo, infatti riuscì a conquistare la promozione in serie A e divenne un pilastro fondamentale dei rossoblu, ottenendo la fascia da capitano e realizzando anche 14 reti, tra cui la famosa rete in semifinale di Coppa UEFA contro il Marsiglia (stagione ’98-99).
La Juventus mette gli occhi su di lui e riesce ad assicurarsi le sue prestazioni nel 2001, nonostante la sua voglia di restare vicino a una tifoseria che da sempre lo aveva supportato e amato. “Il mio è solo un arrivederci, sono troppo attaccato a questa tifoseria ma sogno di vincere lo scudetto”. Parole quanto mai profetiche, pronunciate nel momento di una conferenza stampa strappa lacrime alla vigilia della partenza per Torino. La stagione del ’01, quella del famoso 5 maggio per intenderci, porta le soddisfazioni sperate al difensore veneto che colleziona 26 presenze e uno scudetto, fino al 2002, anno del suo ritorno, preannunciato al Bologna.
Nella stagione 2002-2003 conquisterà 30 presenze e una rete personale, non poco per un calciatore che dopo quella stagione diede l’addio alla massima serie per cercare gloria e meno stress nella Reggiana con 25 presenze in serie C2 fino all’anno 2004.
Oggi? Paramatti ha un figlio, Lorenzo, che gioca nelle giovanili dell’Inter (squadra contro la quale il papà ha fatto spesso gol) e si diletta a gestire alcuni immobili sapientemente acquistati durante la sua fruttuosa carriera da calciatore professionista. Sempre in contatto con alcune agenzie immobiliari, Paramatti sembra proprio non aver accusato il colpo degli scarpini appesi al chiodo reagendo con grande carisma.

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