La sua figurina era una delle più ambite per completare gli album degli anni a cavallo tra il 90 e il 2000. Michele Paramatti è stato un terzino completo, un terzino molto vicino all’attuale definizione di “difensore di spinta”. Crescendo nelle giovanili della SPAL, ottiene sempre più visibilità anche in prima squadra fin quando non arriva una chiamata importante dalla serie cadetti.
Lele Oriali, al tempo ds del Bologna, contatta nel ’95 Michele che già stava pensando al “dopo calcio”, a cosa avrebbe fatto dopo aver appeso le scarpe al chiodo, vista la penuria di offerte di ingaggio. Quel momento però arrivò circa 10 anni dopo, infatti riuscì a conquistare la promozione in serie A e divenne un pilastro fondamentale dei rossoblu, ottenendo la fascia da capitano e realizzando anche 14 reti, tra cui la famosa rete in semifinale di Coppa UEFA contro il Marsiglia (stagione ’98-99).
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Julio Ricardo Cruz, per i più El Jardinero (Il Giardinerie). Giocatore classe ’74, attaccante dotato di un ottimo tiro e con un discreto fiuto del gol. Celebre per le sue stagioni in maglia neroazzurra, celebre per le sue panchine sofferte durante le gestioni 2008/2009, anni dell’addio a un inter che non era più la sua.
Cruz comincia a tirar calci alla sfera a soli 17 anni nelle giovanili del Banfield, per poi esordire ne ’93 in prima squadra, rimanendoci fino al ’96. Anni per uscir fuori dal guscio per “il giardiniere”, anni che lo portano al trasferimento presso il River Plate totalizzando 17 reti e diventando il miglior attaccante della squadra.
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Francesco Coco: storia di un terzino, storia di un grande calciatore, storia di un uomo passato dallo sport al mondo del gossip in un lampo, storia di un dimenticato. Francesco nasce nel 77 a Paternò, dedica la sua giovinezza al calcio e, tra campi più o meno accettabili, sogna di divenire un grande giocatore. Un terzino destro dotato di duttilità tale da poter giocare a sinistra con grandi risultati. Impiegato anche in centrocampo con difese a 3 uomini alle sue spalle.
Nel ’93 sono le giovanili del Milan a dare fiducia a questo 16enne con discreti risultati, da subito entra nel giro della prima squadra e da subito mette in mostra la sue capacità. Nel ’97 è girato in prestito al Vicenza dove ha modo di maturare grande esperienza in serie A ma anche in Europa, vista la partecipazione dei veneti alla Coppa Delle Coppe.
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La carriera di Massimo Taibi è una carriera di tante gioie e di alcuni ma pesanti dolori. Gioie che giungono subito nella vita di un giovane calciatore di 17 anni che conquista la maglia del Licata, difendendone i pali in una sola occasione durante tutta la stagione. La sua fortuna vuole che conquisti, in questa sola occasione, la fiducia del Trento che nel 1989 gli affida i pali per 23 gare, nelle quali subisce un pari ammontare di reti.
Nella sua vita stabilisce due record che lo rendono molto noto sulla scena nazionale e internazionale. Nel 2001 sigla una rete su azione eguagliando il primato di Rampulla, portando alla Reggina uno storico pareggi firmato Taibi. Il secondo record, non da andarne fieri, consiste in un piazzamento in prima posizione in una classifica stilata dal Times come “peggior portiere della Premier League”.
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Oggi parliamo di Papa Giovanni Paolo I. Facciamo un viaggio nella storia della chiesa anche per volere di sweet sweet love (pseudonimo riscontrato da un appello non direttamente rivolto a noi ma ugualmente accolto ndr). Di Giovanni Paolo I di certo si ricorderà uno dei pontificati più celeri della storia: 33 giorni.
Albino Lucani, questo il nome del futuro papa, nasce nel 1912 a Forno di Canale (oggi Canale d'Agordo), è annoverato come il 263° papa della storia della chiesa, ricordato come il Papa del sorriso o il sorriso di Dio. Dopo essere stato Vescovo di Vittorio Veneto e aver avuto rapporti anche con la chiesa africana, partecipò attivamente al Concilio Vaticano II.
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Il calciatore originario di Cosenza, Mark Iuliano riscuote grande successo presso la Juventus dove raccoglie i massimi consensi fino a giungere in nazionale. La sua brillante carriera, dopo il periodo in bianconero, crolla bruscamente per poi entrare nel giro delle “dipendenze”. Nel 2008, infatti, ottiene una pesante squalifica per consumo di cocaina, al termine della squalifica non riprenderà mai a giocare in maniera professionistica. Ripercorriamo la sua carriera dal principio.
Nasce a Cosenza, come detto, nel 1973. Pur essendo di origini calabresi, cresce vicino Salerno ed è proprio nella Salernitana che nel ‘90 fa il suo debutto nel professionismo. Nel ‘92 il Bologna acquista il suo cartellino per poi rivenderlo al Monza un anno più tardi. Ritornerà nel ‘94 a Salerno per poi essere girato nel ‘95 alla Juventus, dove troverà la sua massima collocazione sportiva. Qui trascorre circa 9 stagioni di grande entusiasmo e grandi vittorie, colleziona 187 presenze e totalizza 7 reti, molte delle quali pesantissime. Celebre per le sue sortite in area avversaria in occasione dei calci piazzati, mette a segno goal nelle maniere più strane (famosissima la rete che sigla all’Inter di spalla ndr). In difesa, pur non essendo un colosso, si fa ben rispettare passando alla storia come uno dei difensori più fallosi del campionato. Mette grinta, passione e tanto fiato per recuperare le palle più imprendibili.
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José Marcelo Salas Melinao detto “El Matador” è il nostro grande dimenticato della settimana, anche lui è un calciatore, non un calciatore di poco conto, è stato infatti uno dei più celebri marcatori militanti nel campionato italiano. Ripercorriamo la sua storia dal principio:
Nasce nel 1974 a Temuco, in Cile. Calcisticamente debutta nelle giovanili del Santos Temuco Fc e dall’83 fino al 91 si fa le ossa in un campionato dimenticato da Dio. Dal 1991 al 1993 assapora una vera squadra di calcio: l’Universidad De Chile, anche se il suo debutto in squadra maggiore avverà solo nel 1994.
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Per il “grande Dimenticato” della settimana ci teniamo a ringraziare Maurilio che ha segnalato la presenza di un grandissimo calciatore, ormai “disperso” nel senso più sportivo del termine.
Come si poteva capire chiaramente dal titolo parliamo di Rivaldo Vitor Borba Ferriera, più semplicemente soltanto Rivaldo. Brasiliano classe ’72 è stato considerato addirittura uno dei 125 calciatori più forti mai esistiti. Nella sua vita ha vinto davvero tutto, passando dal mondiale con la maglia verde oro nel 2002. Ma sebbene la sua carriera è stata fiorente per certi versi, è possibile tracciare una linea di demarcazione tra il “buon” Rivaldo e il “cattivo” Rivaldo.
Il “buon” Rivaldo comincia a soli 16 anni presso il Paulista-PE, dove si consacra come “mini-talento” in patria. In sole quattro stagioni cambia quattro maglie per approdare sempre a un livello superiore pur restando in patria. Così passa dal Santa Cruz al Mogi Mirim e dal Corinthians al Palmeiras. Sarà proprio in quest’ultima squadra che otterrà un bottino di reti superiore alla 50ina e gli osservatori di tutto il mondo cominciano a fare gola sul ragazzo. Dotato di tiro preciso e potente, di fisico snello e agile era davvero un giocatore adatto a giocare da trequartista piuttosto che ala o seconda punta.
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Domenico Morfeo è il “Grande Dimenticato” della settimana. La motivazione che spinge a celebrare la memoria del calciatore italiano originario di Piscina è figlia della volontà di smentire che il “calcio vero” sia solo gestito all’estero o con i grandi capitali.
Calcisticamente Morfeo nasce all’Atalanta, precisamente presso le giovanili della squadra bergamasca. Sviluppa sin da subito elevate capacità di dribbling e tiro a rete, dimostrando una elevata duttilità a centrocampo. Per queste motivazioni nel 1993 effettua il suo debutto nel calcio di serie A/B proprio nella sua Atalanta.
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Faustino Hernán Asprilla Hinestroza è il grande dimenticato della settimana, ringraziamo Gianluca per la segnalazione pervenuta in settimana.
Asprilla nasce nel 1969 in Colombia e dimostra sin da giovane grandi doti calcistiche. Nel 1988 debutta al Cúcuta Deportivo, squadra colombiana dello Stadio Santander, dove in 36 partite realizza 17 reti impressionando il paese. Con grandi capacità fa breccia nel calcio colombiano, esplodendo nell’Atletico National. Siglando 35 reti nel club biancoverde, domina la scena del calcio nazionale e non solo.Diverse squadre si affrettano a inviare i loro osservatori per verificare le reali caratteristiche del calciatore dotato di dribbling, tiro e senso del goal. Il Parma mette subito gli occhi su di lui e lo porta in Italia come vera scommessa, vinta largamente negli anni successivi. In quattro stagioni si renderà protagonista della grande storia del club emiliano entrando di diritto nel cuore dei tifosi giallo-blu.
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Classe 1967, Roberto Baggio è stato un calciatore storico italiano, contraddistinto da una carriera lunga e prosperosa. I primi passi calcistici li muove nel Caldogno, squadra della sua città, anche se ben poche sono le informazioni che ci giungono da questo impiego, negli anni ’80 passa alle giovanili del Vicenza, per poi esordire in prima squadra. Da li la Fiorentina non se lo lascia scappare e se ne appropria per cinque lunghi anni, dove raggiunse una finale di Coppa UEFA proprio contro la Juventus, poi persa.
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Pablo Iglesias Montero, è lui “il Grande dimenticato” di questa settimana. Su segnalazione di Daniele, riproponiamo i momenti salienti della vita calcistica di questo difensore, celebre in special modo con la maglia bianconera.
Montero nasce nel 1971 da una benestante famiglia dell’Uruguay, la sua carriera calcistica comincia a 19 anni presso le giovanili del Paranol, dove un anno dopo diventa protagonista di una buona stagione da esordiente e conquista poi la maglia da titolare, segnando in due stagioni una sola rete.
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