Pertanto anche il mondo del cibo elevato a show mediatico comunica attraverso queste nuove tecnologie dell’informazione. Insomma un’orgia mediatica e nella fattispecie gastronomica che rischia di procurare soltanto confusione o peggio ancora disinformazione. Alcuni anni fa, cuochi in televisione non se ne vedevano, oggi è tutto cambiato li vediamo in tv tutti i giorni, poi con l’avvento di internet, del satellite e dei vari blogger si è scoperto un interesse per l’arte culinaria senza precedenti. E’ lampante di quanto gli chef godono di una sovraesposizione mediatica da vere e proprie star Hollywoodiane. Mentre nelle cucine dei migliori ristoranti al mondo si assiste ad una forte spinta innovativa di ricerca legata alla necessità di utilizzare nuove tecnologie di cottura abbinate ad un utilizzo più razionale dei tempi e delle temperature di cottura, si assiste ad una spettacolarizzazione culinaria che non è molto educativa, almeno sul piano della corretta alimentazione. La tv su cibo e cucina fa un'informazione alimentare scorretta, rischiando di compromettere seriamente le abitudini culinarie degli italiani. Del resto, per almeno tre ore al giorno, le reti Rai e Mediaset (per non parlare di quelle satellitari) propongono una marea di informazioni sulla cucina: da ricette regionali e tipiche a suggerimenti su come servire i piatti in tavola, fino ai segreti di chef celebri.
Oltre ai danni legati ad una informazione sbagliata, secondo alcuni specialisti dell'alimentazione intervistati, gravissimi sono anche i disturbi psicofisici del pubblico televisivo: i telespettatori, infatti, sono spinti a provare gli stessi cibi consigliati in televisione, non rendendosi conto che la realtà proposta dal piccolo schermo è diversa dal quotidiano. Inoltre le ricette proposte non sono quasi mai bilanciate dal punto di vista nutrizionale, ed è per questa ragione che molti esperti ritengono essenziale in tv la presenza, accanto a quella dello chef, di un nutrizionista che spieghi le caratteristiche organiche dell'alimento. Quali le categorie più a rischio? Ovviamente le casalinghe, gli anziani e bimbi, cioè quei soggetti che subiscono passivamente i messaggi del piccolo schermo. Quelle meno a rischio, invece, sono le classi medie e di cultura bassa, passive al video, ma legate, per tradizione, ad una cucina abitudinaria e ripetitiva. Il danno è che dalle esagerate interpretazioni dilettantistiche dei conduttori sorgono anche divieti e sensi di colpa non di rado ingiustificati. Prendiamo, fra i molti esempi possibili, quello relativo all’utilizzo dei cibi ricchi di grasso. Sembra, ormai, che i grassi siano completamente da bandire anziché dei nutrienti indispensabili, al pari di proteine e carboidrati. Non tocca certamente a me ribadire l’importanza dell’acido linoleico e dell’acido linolenico nella nostra alimentazione in quanto regolatori di alcune importanti funzioni ormonali. Un altro luogo comune, riguarda è quello di una probabile diversità nutritiva fra carni rosse e carni bianche. Gli allevatori sono intervenuti da diverso tempo sulla genetica e sulla mangimistica degli animali riducendo drasticamente tutte quelle caratteristiche che li differenziavano non solo commercialmente ma anche nutrizionalmente. Ormai si commerciano tagli di carne bovina e suina che hanno meno grassi di una coscia di pollo. Insomma una vera rivoluzione gastronomica alimentare che non può essere affidata al “Fare” a discapito del “Sapere”. Negli ultimi decenni il rapporto fra l’uomo e il cibo si è profondamente modificato sia qualitativamente che quantitativamente, provocando comportamenti alimentari poco razionali, dai quali possono scaturire patologie più o meno gravi (le cosiddette patologie dell’era moderna). Soprattutto assistiamo nei giovani a un sempre maggiore disagio psico-fisico (anoressia, bulimia) patologie provocate non solo da mode e modelli alimentari errati, ma anche disinformazione e malainformazione. Appare quindi evidente la necessità di un’informazione autorevole capace di mettere in evidenza lo stretto legame esistente fra agricoltura, ambiente, gastronomia, alimentazione e salute. L’obiettivo a cui tutti dovremmo tendere è quello di far comprendere che parlare di cibo non significa assecondare un’attività puramente fisiologica ma far emergere il profondo significato sociale e simbolico che ne è racchiuso, cioè quei saperi e sapori che sono un tangibile segno di cultura.

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