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Una religione, mille bellezze (Parte 1)

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candele

Spilli dentro una bambola. Cucchiaini in un boccaccia. Ecco gli stereotipi di una fede scambiata per magia nera.
Il Vudù, o Voodoo, come dir si voglia, prima di tutto è una Religione, e lo è ufficialmente in Benin e ad Haiti.
Si ritiene una delle più antiche al mondo, poiché era diffusa in Africa già prima delle colonizzazioni europee. Pian piano si è poi fatta strada nelle Americhe, seguendo la stessa affluenza della deportazione degli schiavi neri, sfruttati con il lavoro forzato. Il passo più duro che questa religione ha dovuto compiere è stato però quello contro la religione Cattolica, che puniva i fedeli con la pena di morte. E fu proprio in questa occasione che il Vudù ha acquisito una visione negativa, additato come religione superstiziosa e piena di magia nera; visione che tuttavia sviluppò un alone misterioso, grazie al quale si ottenne ciò che la Chiesa aveva sempre evitato: attenzione.
Per il Vudù il Dio - nella tradizione africana il Mawu, Olorun o Gran Met - è creatore, la fonte mistica di tutta l’esistenza. Questo Vodun – termine dal quale la religione trae il nome- il cui simbolo e un serpente, è la forza segreta che si manifesta all’uomo attraverso profondi rituali. Esso si manifesta in maniera differente in base alla mente umana che lo invoca. Questa religione contempla una serie di divinità, i Loa. Tra questi si possono trovare:
Ayzan, che è una divinità protettrice
Baron, protettore delle anime dei morti
Damballa, incarnazione del Vodun
Papa Legba, mediatore tra l’uomo e il dio supremo, invocato durante le cerimonie per permettere la comunicazione con gli spiriti
Yemaja, grande dea madre delle acque
Zaka, divinità della natura campestre
Un’altra caratteristica importante del Vudù è la sua concezione dell’anima, in cui si distinguono due figure: il Grande Angelo Guardiano, la parte più materiale, legata al corpo, e il Piccolo Angelo Guardiano, più sottile e in grado di lasciare il corpo. Questa è più soggetta ad influssi esterni, più facile da imprigionare con la magia nera. Solo i sacerdoti, o angeli custodi, possono difendere il malcapitato con degli amuleti.
Torniamo adesso a parlare delle manifestazioni del Dio agli uomini. Capovolgiamo però i soggetti. Molte volte sono gli stessi uomini a invocarli. Al riguardo esistono delle vere tecniche di Divinizzazione.
I metodi base sono 4 e oggi parleremo del primo.
Il pendolino: di solito questo non si associa al Voodoo. In Africa però è stato e continua ad essere molto utilizzato per comunicare con gli spiriti. Il pendolino è un peso bilanciato, appeso a un tratto di spago o catenella. Chiunque si può costruire un pendolo, utilizzando delle rondelle o dei bulloni d’acciaio. Nei casi migliori hanno la forma di proiettili o cipollotti, a volte con l’interno cavo per ospitare ciò che viene chiamato il “testimone”. L’uso è semplice, ma per farlo funzionare serve pazienza e tempo.
Il braccio (quello che si usa per scrivere) deve essere appoggiato, col gomito sul tavolo o se siete seduti sul pavimento a gambe incrociate, sul ginocchio.
Bisogna “addestrare” il pendolino e farlo ondeggiare lievemente avanti e indietro dinanzi a se su un percorso lineare.
Poi si chiede ad esso di darci un movimento che indichi “Si” o “Positivo”. Il responso di solito è un cerchio in senso orario, ma può variare. Si ripete la procedura per il “No” o “Negativo”. Nel caso in cui non ci siano risultati, un’alternativa è dire al pendolino che un cerchio in senso orario vuol dire “Si” e fare oscillare lo strumento in quella direzione, ripetendo la procedura per il “No” per il senso contrario.
La maggior parte delle persone che si serve di questo oggetto diventa esperta, altri si sentono del tutto incapaci di utilizzarlo. Se dovesse accadere questo, mettete via il pendolino fino a quando non sentirete un futuro “bisogno” di riprenderlo in mano.
Sino a quando non si ha fiducia nei sistemi di divinizzazione, l’oggetto utilizzato non funziona come dovrebbe.
Un altro metodo di utilizzare il pendolino è assieme ad una tavoletta, OUIJA, con delle lettere dell’alfabeto e i numeri disposti su un arco o in cerchio, con linee rette che li uniscono al centro della tavola. Il pendolino viene tenuto su questo centro e alle domande che vengono formulate vengono date risposte sotto forma di parole, una lettera alla volta.

P.S.: Alcune notizie sono estrapolate dal seguente volume:
“Urban Voodoo. Introduzione alla magia afro-caraibica” di Black S. Jason Hyatt Christopher S.  


   

 


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Autore di questo articolo: Arianna Cavallo

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