I motivi? Ad esempio convincere il lavoratore “mobbizzato” a dare le dimissioni o chiedere il trasferimento, in modo tale da evitare strani licenziamenti di dubbia legittimità. Ma bisogna prestare attenzione, poiché, affinché una situazione possa essere realmente caratterizzata da mobbing, è necessario che siano trascorsi 6 mesi di continue vessazioni, che inducono a loro volta ad una serie di problematiche psicofisiche: un esempio? Stress, ansia, insonnia e depressione, tutte patologie psicologiche che comportano inevitabilmente anche ripercussioni fisiche (in alcuni casi piuttosto gravi). I modi di attuazione del mobbing possono essere svariati: essi variano dal demansionamento del lavoratore ai continui rimproveri anche in pubblico per futili motivi, per poi poter giungere perfino alle puntuali e pressanti visite fiscali in caso di malattia. In ogni caso, si tende ad ostracizzare l’individuo, facendolo sentire solo, poco apprezzato e inutile nel contesto. Nella maggior parte dei casi, a mobbizzare è il datore di lavoro, ma non è strano né raro trovare ambienti lavorativi in cui a mobbizzare uno o più individui siano gli stessi colleghi.
Un fenomeno quello del mobbing che cresce ogni giorno di più sia in Italia che in Europa: nel Bel Paese, infatti, si stima superi di poco il 2 %, il 5 %, invece, in Europa. Ma questi dati, purtroppo, oltre ad essere destinati a crescere sempre più, sono anche falsi e tendenziosi, in quanto nella maggior parte dei casi si tende a non denunciare simili situazioni. Benché l’ordinamento nazionale disciplini il risarcimento e il danno biologico se associati a situazioni di mobbing, in Italia non esiste una vera e propria legge in materia, e quindi il fenomeno a se stante non è considerato reato. Gli atti di mobbing, invece, valutati singolarmente, possono essere ritenuti fattispecie di reato ed essere perfino giudicati in base al diritto penale se comportano lesioni personali gravi.
Di sicuro dunque la legge italiana è poco chiara in materia, lasciando così in un certo senso “proliferare” il mobbing, anziché combatterlo, ma questo è un altro discorso…

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