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Un salto nello spazio e nel tempo

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odissea_2001

Nella vita reale ogni esperienza si presenta all’osservatore in una sequenza ininterrotta di spazio e di tempo. Nel cinema le cose vanno diversamente: il cinema permette salti nello spazio e nel tempo, consentendoci di estendere la nostra vita all’infinito. Possiamo vedere “l’alba dell’uomo” e un istante dopo viaggiare su una nave spaziale verso la Luna. Con un semplice montaggio si possono mettere insieme inquadrature di situazioni prese in momenti e luoghi diversi, per costruire legami non oggettivi ma concettuali o poetici. Un regista, incollando pezzi di pellicola, crea tempo e spazio ideali. In un film, lo spazio, perde il suo carattere statico per farsi dinamico, fluido, illimitato mentre il tempo perde la sua ininterrotta continuità e la sua direzione invariabile.
Una scimmia, tramite un rudimentale processo intellettivo, si serve come arma dell’osso di un animale ucciso. L’osso con un grido di trionfo viene lanciato in aria e si trasforma in astronave;  in un solo fotogramma Kubrick concentra millenni.
2001: Odissea nello spazio è un film che sembra contenere il passato e il futuro di tutta la storia del cinema.
Questo film segnala definitivamente al pubblico internazionale un autore già stimato dalla critica, specie per Orizzonti di Gloria.
Il film richiede tre anni di ricerche e di lavoro a contatto con lo scrittore di fantascienza Arthur C.Clarke e con diverse autorità scientifiche, infatti, in quegli anni il regista si serve anche della collaborazione della Nasa che porterà qualche critico ad avere addirittura dei dubbi sull’allunaggio di Armstrong nel 1969.
Il budget di 2001, partito da sei milioni di dollari, lievita a dieci milioni e mezzo soprattutto per i ricercatissimi e per l’epoca avanzatissimi effetti speciali.
Il successo del film è crescente soprattutto per le generazioni più giovani che lo eleggono a cult movie per eccellenza ma non tutti lo esaltano, anzi, alcuni parlano addirittura di disastro, delusione e noia. Dopo le riserve iniziali, il film cattura le attenzioni delle tavole rotonde che si concentrano soprattutto sul significato del monolite.
Questo oggetto misterioso appare come una minaccia e nel contempo come un segno di speranza nell’evoluzione umana. Inizialmente il progetto di Kubrick prevedeva l’apparizione di esseri extraterresti ma a metà della lavorazione, il regista non riesce a trovare una giusta soluzione se non nell’eliminare l’idea di un alieno che fingesse e che difficilmente sarebbe sfuggito al ridicolo sostituendolo con il monolite, simbolo di coscienza superiore.
“2001 è un’esperienza non verbale. Su due ore e diciannove minuti di film, non ci sono neppure quaranta minuti di dialoghi. Ho cercato di creare un’esperienza visiva che aggira la comprensione e le sue costruzioni verbali, per penetrare direttamente l’inconscio con il suo contenuto emozionale e filosofico… Ho voluto che il film fosse un’esperienza intensamente soggettiva che colpisce lo spettatore a un livello profondo della coscienza, proprio come la musica…”. Queste le parola di Kubrick in un’intervista del 1968.
2001: Odissea nello spazio, grande capolavoro di Kubrick è il maggiore fra tutti i film di fantascienza, che nella sua versione metafisico-esistenziale, apre nuove possibilità a tale genere. Questo è diventato col passare degli anni più maturo, fino a configurarsi come riflessione filosofica sull’uomo e sul suo destino, legato anche al contesto ambientale in cui egli vive.


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Marco Fiorentino collabora con noi da Mercoledì 04 Novembre 2009.

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