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Roberto Baggio, un campione

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Nella storia del calcio si sono succeduti tantissimi campioni contraddistintisi per la eccelsa qualità del loro gioco in campo, ma non tutti per le loro doti umane anche al di fuori degli stadi, nelle loro vite private. Roby Baggio, l’eterno ragazzo di Caldogno, è certamente uno di questi pochi, che oltre ad essere un grande campione nel calcio lo è anche nella vita quotidiana per le sue tante doti di umanità e sensibilità che lo portano ad interessarsi, ancora oggi, degli ultimi della terra e a far loro del bene, rimanendo fra l’altro un uomo semplice e umile, caratteristica di chi agisce sempre in maniera spontanea e pur avendo la consapevolezza del proprio valore non ne fa mai computo di superiorità.
Baggio è sempre stato amato e rispettato dai suoi compagni di squadra, dalla gente e anche dai suoi avversari ancor prima che temuto da essi per le sue qualità calcistiche, trasformandosi ad ogni partita in un temutissimo pericolo per la retroguardia  avversaria difficilmente contrastabile, coi suoi guizzi geniali e la palla al piede per saltare sovente tutta la difesa fino al portiere e trovarsi puntuale all’appuntamento con il goal. Quanti ne ha fatti in questo modo grazie ai suoi fantasiosi, inarrestabili e spettacolari slalom che divertivano tutti. Sembrava che agisse al rallentatore, spinto da una sicurezza e una concentrazione sovrumane, tanto gli veniva facile saltare come birilli i difensori avversari e sparare all’ultimo istante con quel piede magico e con precisione millimetrica la palla in rete nell’unico piccolo spazio disponibile. E quanti ne fece su punizione. Delle autentiche pennellate di un grande artista, che sollevavano il pallone da terra, lo libravano sapientemente nell’aria e lo portavano con assoluta precisione in quell’angolino dove il portiere non poteva arrivare; e poi il boato.
La sua classe cristallina in pochi anni lo portò alla fama mondiale divenendo un mito e un modello da imitare per tanti ragazzini aspiranti campioni del calcio. I riconoscimenti, infatti, non tardarono ad arrivare. Nel 1993 vinse il “Pallone d’Oro” e l’anno appresso arrivò secondo. Nello stesso anno vinse il “Pallone di Platino” e si classificò primo al “Fifa World Player”, cioè miglior giocatore del mondo mentre l’anno seguente arrivò terzo. Sempre nel magnifico anno 1993 fu primo nel “Onze D’Or” e nel “World Soccer”. Nel 1990 sempre primo al “Trofeo Bravo” e nel 2001 primo al “Premio Scirea alla carriera”. Vinse due scudetti, nel 1994-1995 con la Juventus e nel 1995-1996 col Milan. Una Coppa Uefa con la Juventus nel 1992-1993 e una Coppa Italia nel 1994-1995 sempre con la Juve. Insomma, un Palmares di tutto rispetto.
  Purtroppo gli mancò il titolo mondiale, soltanto sfiorato nella finale persa ai calci di rigore col Brasile di Romario nel 1994 negli USA, quando egli stesso sbagliò l’ultimo rigore decisivo. Egli dice: “Nella mia carriera ho sbagliato dei rigori, ma non li ho mai calciati alti. Quella è stata l’unica volta che mi è successo. Ed è difficile riuscire a spiegare perché è andato là. Non lo so. Però è successo, fine. Sognavo quel giorno da bambino. E’ un sogno che si infrange, che si rompe sul più bello e diventa un incubo.” Ma in quella finale senza dubbio l’Italia ci arrivò trascinata dal suo carisma e dai suoi goal spettacolari, dopo un avvio deludente in cui, dicevano i critici, appariva soltanto l’ombra di se stesso, sbloccandosi con l’appuntamento con il goal soltanto all’87° contro la Nigeria e poi un furia irrefrenabile fino alla tragica finale.
Anche nel 1990 in Italia fu, insieme a Totò Schillaci, grande protagonista ai mondiali. Ma pure qui il sogno si infrange, stavolta già in semifinale perdendo, sempre ai calci di rigore, con l’Argentina di Maradona. Gli azzurri arrivano terzi battendo l’Inghilterra, ancora una magra consolazione. Nel 1998 in Francia gli azzurri perdono ancora ai calci di rigore nei Quarti di Finale proprio contro i francesi guidati da Zidane, a Parigi, dopo una partita tesa e brutta da vedere durata 120 minuti, dove Roby ai supplementari sfiora il goal della qualificazione. La Francia vincerà poi la finale contro il Brasile. 
Roby era davvero unico e oggi ci manca un simile campione. Ripenso alla canzone di Cesare Cremonini che dice che non è più domenica da quando Baggio non gioca più (e Senna non corre più). E’ proprio vero! Roby poi era amatissimo anche per il suo essere un bravo ragazzo, gentile, pacato, umile, semplice e sempre corretto in campo, negli spogliatoi e nella vita. Le sue giocate e le sue invenzioni geniali e limpide, fatte di una tecnica e di una classe sopraffina ma soprattutto di tanta semplicità, erano la caratteristica di una mente pulita e sgombra delle inutili complicazioni caratteriali, indici soltanto di molteplici nodi interiori irrisolti.
Tutto ciò fa di lui un genio tranquillo, disciplinato quanto basta per convivere serenamente coi propri simili, indice ciò di grande intelligenza sociale, e in pace con se stesso. Roby dice che alla vigilia di ogni partita andava a letto presto per essere in forma l’indomani. Era molto distante dal tipo di genio tutto sregolatezza e dal carattere difficile se non intrattabile e che si sente sempre incompreso. Egli ha portato la sua pulizia interiore nelle sue giocate spettacolari e nella sua vita fatta di affetti familiari e di amicizie semplici e spontanee vissute sempre lontano dai riflettori. Aveva bisogno della serenità della privacy per ritrovarsi e mantenere intatto il suo equilibrio interiore e salvaguardare così la sua spiritualità.
Probabilmente tale chiarezza interiore e mentale gli deriva dalla pratica di una religione come il buddismo che fin dalle origini mette al centro la spiritualità e divinità dell’individuo lavorando all’interno della sua interiorità attraverso la meditazione e la preghiera, tentando di sgombrare la mente dai pensieri e dalle emozioni negative, spesso frutto dei condizionamenti della società. Forse molto deve anche alla disciplina del Karatè che egli praticò da giovane. Fatto sta che questo grandissimo campione non è tale per caso ma perché ha lavorato tanto e seriamente su di sé per riconquistare la sua autenticità originale che inevitabilmente si smarrisce nei meandri delle obbligate e conformanti maschere sociali, oltre a seguire con scrupolo gli allenamenti in campo col pallone.
Ultimamente “La Gazzetta dello Sport” ha dedicato dieci bei DVD a questo grandissimo campione per ricordarlo attraverso i filmati delle sue spettacolari imprese calcistiche (giocate geniali, fantastici goal su azione e punizione e assist deliziosi), le sue interviste realizzate mentre è comodamente seduto su una poltrona di casa e le testimonianze dei suoi compagni,dei suoi allenatori, della moglie Andreina Fabbi, degli amatissimi figli e degli amici. All’inizio di ogni DVD campeggia una frase di Roby a caratteri cubitali in movimento accompagnati da una musica suggestiva, che sintetizza in maniera molto precisa se stesso: “Tutto quello che ho avuto dalla vita me lo sono conquistato. I successi, la gloria non sono niente se dietro non c’è la volontà, non c’è il sacrificio. Mi hanno chiamato leggenda, artista, Dio del pallone, ma nel mio cuore so che sono sempre me stesso: un uomo semplice che ha seguito la sua strada.”


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Angelo Lo Verme collabora con noi da Mercoledì 16 Dicembre 2009.

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