In tutto il mondo, si stanno svolgendo grandiose rappresentazioni delle opere di Giuseppe Verdi, l'uomo di campagna, di Roncole di Busseto, sul confine fra Parma e Piacenza.
Amato dal popolo e spesso snobbato da certi critici isolati nei loro esclusivi Circoli, Verdi nel creare le sue opere ha realizzato una stupenda sintesi fra ciò che era la grande cultura europea (Hugo, Schiller, Shakespeare) e l'anima spirituale e culturale italiana.
Verdi guardò anche (specie nelle sue ultime opere) a Mozart e Wagner, però egli diceva: " io sono un'altra cosa", intendendo le sue concezioni sul ruolo e l'origine della musica.
Possiamo dire che aveva fatto proprio il concetto di Beethoven secondo cui tutta la musica nasce dal popolo. I capolavori verdini sono: " La Traviata", "Otello" e "Nabucco".
Giuseppe Verdi, di umili origini, dovette affrontare prima dei trionfi, difficoltà, dolori e ostilità.
Uomo della fine '800, ideologicamente era un borghese liberale, che a motivo della sua matrice contadina, aveva un enorme senso patriottico.
Per questo divenne il simbolo del nostro Risorgimento; mazziniano da giovane, ripiegò con l'età su posizioni più moderate, spinto dalla preoccupazione per l'unità d'Italia, da poco conseguita.
Giuseppe Verdi è la quinta essenza dell'italianità, la sua musica è sostanzialmente progressista e democratica. Egli in molte opere condanna i soprusi delle convenzioni sociali.
Certamente, ogni epoca - come già si è detto - esprime nell'arte i suoi contenuti e forme nuove, ma i valori universali formano le fondamenta.
E sono questi muri maestri ( Leonardo, Dante, ecc., ecc.) che dobbiamo difendere nel costruire l'altra cultura, contro la barbarie della globalizzazione del pensiero unico.

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