Roba da non crederci. Il giornalista chiede: “Cosa gli diciamo allora ai Vescovi sui preservativi?”. La risposta: “Che se vanno a puttane devono usarli”. E la risposta arriva da uno che non è solo uno scrittore, è un prete.
E’ Don Andrea Gallo classe 1928, cappello stile Borsalino, occhialini e l’inseparabile mezzo toscano tra le dita. Un prete da marciapiede come ama definirsi, un ultraottantenne arzillo e gagliardo, soprattutto giovanile nell’animo.
Un prete scomodo ai più, in particolar modo a quella parte di Chiesa che si comporta come una casta, lontana dai più deboli ma, Don Gallo la gente l’avvicina per davvero. Cristiani? Credenti praticanti? Niente di tutto ciò, per seguire gli insegnamenti di Gesù basta fare del bene e avere la speranza nel cuore di un mondo migliore, basta questo. Poi, secondo il Don, ognuno è libero di credere nella religione che vuole, in fondo non si deve imporre ma proporre. I Vangeli del Don, non sono quattro ma cinque, ce n’è uno anche secondo De Andrè, il suo amico Faber con il quale ha condiviso pensieri e chiacchierate soprattutto tra i carruggi notturni genovesi.
Ma di amici Don Gallo ne ha tantissimi, ne ha molti anche nelle carceri, barbari e prostitute in strada e molti drogati. Già i grandi amici tossici con i quali ha tirato su un ristorante a Genova: “la lanterna” e “non per farsi pubblicità” dice il Don “ma lì si mangia da Dio”. Che dire: questo Don è decisamente una persona speciale, una porta aperta, una spalla, un prete. E per farsi un’idea sull’uomo consigliamo la lettura di due dei suoi libri: "Come in cielo così in terra" e l'altro "Sono venuto per servire".